La Regione Liguria va meglio o peggio di quando c’era Burlando? Il dibattito ferve (tra chi si occupa di queste faccende) e quando, giorni fa, la Banca d’Italia ha pubblicato il rapporto sull’economia ligure dei primi nove mesi del 2017, è scoppiata la guerra tra i galletti che si vantavano di fare sorgere il sole e i gufi che vedevano tutto buio.

L’istituto di via Dante, nello stile cauto e misurato che gli è proprio, aveva scritto che «Nei primi nove mesi del 2017 l’economia ligure ha proseguito a crescere moderatamente: rispetto all’anno precedente, al positivo andamento del terziario privato non finanziario si sono aggiunti la ripresa dell’industria in senso stretto e segnali di stabilizzazione nel settore edilizio». Purtroppo, «Malgrado il favorevole tono congiunturale, le imprese non hanno modificato significativamente i livelli di occupazione e di capitale fisico» e «il numero di occupati si è ridotto, a causa del calo dei lavoratori autonomi». Però, consoliamoci, «La situazione economica e finanziaria delle aziende liguri si è rafforzata».

Negli stessi giorni Confindustria, Mef, Ue, lo stesso governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco, Carlo Cottarelli, già direttore esecutivo del Fondo monetario e ora direttore dell’Osservatorio sui conti pubblici dell’Università Cattolica di Milano, hanno detto in sostanza che l’Europa è in crescita, l’Italia pure, anche se moderatamente e anche se la sua situazione è sempre delicata. In questo contesto cresce un po’ anche la Liguria anche se, come sempre, meno rispetto al Nord Ovest del paese. La nostra regione è più lenta a entrare e a uscire dalle crisi, per motivi strutturali.

La sua moderata crescita attuale probabilmente si deve quindi in gran parte a una tendenza generale, europea e italiana e ad alcuni interventi del nostro governo, comunque è comprensibile che l’amministrazione regionale se ne faccia vanto, e del resto diversi provvedimenti della giunta sono stati accolti con favore dagli operatori.

Poche ore dopo la pubblicazione del rapporto si è levato – per primo, come è giusto – alto e potente, il chicchirichì del governatore. La Liguria cresce! Merito nostro! Il vento è cambiato! Poco dopo è giunta una comunicazione di Edoardo Rixi, assessore regionale allo Sviluppo economico e ai porti, secondo il quale se la movimentazione dei container registra in Liguria una crescita più elevata di quella dei porti del Nord Europa e del Mediterraneo occidentale,«evidentemente il nostro impegno nel coordinamento interregionale sulla logistica sta portando i primi risultati»!

Il giorno dopo Gianni Berrino, assessore al Turismo, non è voluto restare indietro: di chi sarà mai il merito se in Liguria il turismo è in crescita?

Tra tanti chicchirichì non poteva mancare un cupo bubolare discordante. Secondo un comunicato del gruppo consiliare del Pd in Regione i dati confermano che l’economia ligure «sta andando a picco». «Stiamo semplicemente precipitando in un baratro economico»!

È spaventoso, basta un minimo movimento sbagliato e precipitiamo tutti.

Ognuno valuterà i dati come crede. A noi sembra che tra tante discussioni su cosa è migliorato e cosa è peggiorato in Liguria un fatto, modesto, ma sicuramente tutto ligure, sia certo: i siti della Regione se prima non erano un granché ora sono peggio. Toti è senza dubbio un grande comunicatore, temibile avversario nelle guerre dei comunicati, capace di invadere i social, grazie anche a un robusto staff, e con pochi rivali anche a livello nazionale, ma sul web delude.

La nostra Emanuela Mortari ha passato al setaccio Lamialiguria.it e ha trovato più crusca che farina. Linea editoriale confusionaria e incoerente, carenza di informazioni, difficoltà di fruizione, informazioni per gli stranieri soltanto in inglese e neppure complete.

E Lamialiguria.it non è stato l’unico cambiamento web dell’era Toti: il nuovo sito regione.liguria.it, è diventato un grigio elenco di moduli. La gerarchia di cosa viene mostrato in home page è strutturata a seconda dell’audience, per usare un termine televisivo che deve essere tanto caro a Toti, ossia la classifica dei 30 contenuti più cliccati e memorizza gli ultimi tre contenuti consultati dall’utente, aspetto che può risultare straniante per chi magari condivide un computer con altri. Questa formula è molto poco istituzionale e inverte il classico rapporto utente-ente. Una sperimentazione che avrebbe potuto essere inserita lateralmente e non come schermata principale.

Che è successo? Bisogna dire che la gestione dei siti e di gran parte della comunicazione regionale non è oggi diretta dal governatore e dal suo staff ma da un superconsulente milanese da lui molto voluto, Marco Pogliani, comunicatore professionista bipartisan, consulente tra l’altro del sindaco di Milano Giuseppe Sala. Pogliani si è aggiudicato un appalto da 200.000 euro coperti da fondi europei senza gara (qui la delibera della giunta, il disciplinare dell’affidamento e l’esito bando), su cui incombe il curioso silenzio dell’opposizione. E pare sia lui oggi il regista della comunicazione regionale. «Tutto ciò che riguarda la comunicazione istituzionale – dichiara a Liguria Business Journal un funzionario regionale che preferisce non essere citato – deve passare da lui». Pogliani, peraltro, è un professionista di valore. Il ritratto professionale che ne fa chi lo conosce è molto bello. I siti della Regione, però, sono brutti.

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