Show down oggi ad Arcore tra Silvio Berlusconi e il coordinatore ligure di Forza Italia Sandro Biasotti, per la definizione delle candidature degli azzurri in regione. Come negli altri partiti si è discusso e trattato per mesi, oggi si dovrebbe arrivare, almeno per la Liguria, e forse anche per altre regioni, a mettere su carta una lista di nomi. Lista non ancora ufficiale, e passibile di cambiamenti all’ultimo minuto, ma forse definitiva.

In Liguria Berlusconi deve risolvere lo stesso problema che gli si presenta in tutte le altre regioni: gli aspiranti candidati al Parlamento sono tanti, più dei posti disponibili. Bisogna fare delle scelte e alla fine della fiera ovunque gli scontenti saranno più dei soddisfatti.

La Liguria presenta inoltre, agli occhi dell’anziano leader, una difficoltà aggiuntiva: è la regione governata da Giovanni Toti. E Toti ha vinto a suo tempo le elezioni e basa tuttora il suo potere su una stretta alleanza con la Lega di Salvini e con Fratelli d’Italia. Un modello di coalizione che il governatore ligure ha sempre proposto come modello nazionale e che Berlusconi non ha mai gradito – Salvini è considerato populista ed estremista, poco rassicurante in Europa, e perdipiù aspira alla guida del governo, senza tanti riguardi per Forza Italia e il suo leader – anche se lo ha adottato per queste elezioni. Lo ha adottato ma con forti riserve, come del resto ha fatto Salvini: Forza Italia e Lega sono in competizione e, in ogni caso, con questa legge elettorale, le alleanze si decideranno non prima ma dopo il voto. Tutto, o quasi è possibile.

A rendere più spinosa la faccenda, paradossalmente, è il fatto che Toti, con il suo modello, ha avuto successo. La giunta finora ha navigato senza eccessive difficoltà, anche per l’inconsistenza delle opposizioni. Forse potrebbe essere messa in imbarazzo da una grana scoppiata di recente, quella dei 15 milioni di euro di risarcimento stanziati dalla Protezione civile alle imprese alluvionate liguri che sarebbero andati persi per mancata risposta da parte dell’ente regionale alle segnalazioni arrivate da Roma. Si vedrà, comunque a oggi Toti è ben saldo in sella e ha vinto tutto quello che poteva vincere: regionali, amministrative a Savona, Genova e La Spezia, e in altri Comuni. Vorrebbe, quindi, vedere riconosciuto questo successo con l’invio a Roma di qualcuno dei suoi assessori. Si è parlato di Giacomo Giampedrone (Protezione civile e ambiente), Marco Scajola (edilizia e urbanistica), Ilaria Cavo (sport, giovani, formazione, cultura). Una questione di prestigio e anche di avere persone fidate nella capitale.

Il fatto è che probabilmente Berlusconi è restìo concedere un riconoscimento a chi nei mesi scorsi è sembrato a volte più vicino a Salvini che al presidente di Forza Italia. Tanto più che il “modello Toti” applicato nella sua versione estrema porterebbe a una lista unica del centrodestra, a livello locale e nazionale. Alle elezioni di Savona e della Spezia Forza Italia era sparita. A fianco della Lega in queste due città non si era presentato  il partito del cavaliere ma una lista civica. Il centrodestra ha vinto ma, agli occhi di Berlusconi, a un prezzo salato. E poi il leader degli azzurri vorrà mettere al Governo o in Parlamento persone fidate per lui non fidate per altri. E dovrà trovare posto a qualche inevitabile “paracadutato” (si parla di Lorenzo Cesa e Licia Ronzulli a Imperia, collegio sicuro per la destra). Di fronte a queste barriere, uno dopo l’altro i tre assessori indicati come partenti hanno dichiarato di restare volentieri a Genova. «Spero che venga accolto – ha detto oggi ai giornalisti Toti – l’auspicio non solo mio ma anche del cardinale Bagnasco che i partiti scelgano candidati vicini ai territori».

In ogni caso i posti da assegnare non sono molti: i tre capilista nelle circoscrizioni del proporzionale (due per la Camera e uno per il Senato. Questi sono sicuri. I collegi uninominali sono 3 per il Senato e 6 per la Camera. Nove. Vanno divisi con gli alleati, perché con l’uninominale ci si presenta non come singolo partito ma come coalizione. A Forza Italia dovrebbero toccarne tre o quattro. Bisogna vedere quali e con quanti paracadutati. Il numero  seggi ottenuti dagli azzurri  va da un minimo di tre a un massimo di sette.

Alla fine, Biasotti, oggi che cosa potrà chiedere a Berlusconi? Innanzi tutto, un posto per se stesso, suggerisce il buon senso. Poi uno per Lilli Lauro, consigliere regionale molto vicina a lui. Per il resto si vedrà.

Le cose sono un po’ più chiare in casa Lega. Almeno due nomi sono sicuri. Si dà per certa la candidatura di Edoardo Rixi. Una macchina da voti, che come assessore allo Sviluppo economico non ha subito infortuni e anzi ha aumentato la sua influenza. Dovrà affrontare il processo per le cosidddette “Spese pazze” del consiglio regionale ma pare che la faccenda non preoccupi molto la Lega ligure. Stesso discorso per Francesco Bruzzone, presidente del consiglio regionale, con una forte base elettorale, soprattutto tra i cacciatori.

Sembra esclusa da poltrone romane la vicepresidente regionale e assessore alla Sanità Sonia Viale. Vicina a Roberto Maroni, con la rinuncia del governatore lombardo a ricandidarsi che sembra preludere a una sorta di distacco dalla competizione elettorale, Viale deve lasciare il posto ai salviniani. A meno che Maroni non torni come presidente del consiglio dei ministtri, nel caso la Lega risulti il primo partito alle prossime votazioni e Salvini non riesca a convincere gli alleati e il presidente della Repubblica di essere adatto a governare l’Italia. In questo caso Viale non soltanto andrebbe a Roma ma potrebbe andarci come ministro o viceministro. Ma quella di Maroni al posto di Salvini è un’ipotesi che oggi sembra poco credibile. Per gli altri sei-sette seggi a cui potrebbe aspirare La Lega il discorso è ancora aperto

Infine, Fratelli d’Italia. Per il partito della Meloni potrebbe esserci un seggio. Non sappiamo chi sia il candidato.

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