Un’associazione di scopo di cui è capogruppo Villa Pallavicini a Genova Pegli. Da qualche mese è già attiva Ligurian Gardens, che racchiude cinque realtà diverse anche per tipo di proprietà, ma che ha in comune un fattore: avere giardini meravigliosi e strutture anche ricettive all’interno.

Oltre al parco pegliese, che è stato nominato il più bello d’Italia l’anno scorso per la categoria parchi pubblici (affidato in concessione dal Comune a privati), ne fanno parte Villa Serra di Còmago a Sant’Olcese (proprietà pubblica), Villa della Pergola ad Alassio (privata), l’Abbazia della Cervara di San Girolamo al Monte di Portofino (privata) e Villa Durazzo di Santa Margherita Ligure (di una società partecipata interamente dal Comune stesso). In fondo all’articolo la scheda di ognuno.

«L’obiettivo – spiega il referente del capogruppo di Ligurian Gardens Fabio Calvi – è risultare interessanti per i tour operator, proporre pacchetti di tre-quattro giorni in modo da portare i turisti nei giardini del network. Ci siamo conosciuti per la partecipazione a un’altra rete multiregionale dedicata alle dimore storiche, ai castelli e ai giardini e abbiamo notato non c’era nessuno che faceva promozione di pacchetti simili dedicati ai giardini liguri». La marcia in più sta proprio anche nella possibilità di essere location per matrimoni e altre feste, ma anche nella differenza tra le “individualità”.

Il nome inglese è stato scelto appositamente, il tipo di pubblico interessato a questo tipo di turismo è soprattutto il turista straniero.

«Non è la prima volta che la Liguria punta su giardini e parchi – aggiunge l’assessore al Turismo della Regione Liguria Gianni Berrino – penso per esempio al progetto Jardival a Ponente, ma queste sono cinque bellezze di elevatissima qualità».

L’associazione sta chiudendo una trattativa con Trenitalia: sui treni regionali compariranno le locandine e immagini nelle stazioni, con uno sconto del 20% sul biglietto d’ingresso se si usa il treno per raggiungere il giardino.

«Abbiamo già avuto riscontri positivi – sottolinea Calvi – siamo andati a Rimini a ottobre, a Lugano a un’altra fiera, andremo alla Bit di Milano, abbiamo già accordi con tour operator americani che verranno a vedere dal vivo i giardini in coda alla Bit, mentre un tour operator svizzero di crociere porterà già dei turisti».

Per saperne di più ecco il link al sito.

Seguono le schede con una ricca fotogallery (cliccare sulle singole foto sotto a quella grande per scorrerle, sulla freccia per cambiare gallery)

1. Villa Durazzo Pallavicini (Genova)

Il Parco Pallavicini di Pegli, realizzato tra il 1840 e il 1846, su progetto dell’architetto Michele Canzio, per volere del marchese Ignazio Alessandro Pallavicini, rappresenta un’eccellenza nell’ambito del giardino storico romantico italiano ed europeo. Caratteristica unica di questo giardino che si sviluppa su 8 ettari di collina, è quella di essere strutturato su un racconto teatrale a sfumature esoterico-massoniche che rendono la visita una esperienza storico-culturale, paesaggistico-botanica ma anche meditativo-filosofica.

Il percorso di visita è articolato con scene caratterizzate da laghi, torrentelli, cascate, edifici da giardino, arredi, piante rare, la più antica collezione italiana di camelie, scorci visivi e inganni scenografici capaci di appropriarsi del panorama esterno e di dilatare quasi all’infinito i confini di questo luogo “magico”. Servizi: bistrot, visite guidate specializzate, audio guide in 6 lingue, bookshop, didattica specializzata, location eventi, cerimonia matrimoni, set fotografico.

«Abbiamo raggiunto i 27 mila visitatori l’anno scorso un record rispetto anche ai tempi più storici, quando non si superavano i 25 mila – spiega la curatrice Silvana Ghigino – ma abbiamo bisogno di incrementarli, perché dal quarto anno di attività non avremo più il contributo comunale di 460 mila euro, circa 153 all’anno. Il nostro bilancio cuba quasi il doppio e dovremmo arrangiarci da soli». Villa Pallavicini un anno fa ha anche subito gravi danni a causa di un incendio: «Attendiamo l’apporto del Comune, perché il bene gestito deve essere al meglio, noi dipendiamo dalla percezione fruitiva del giardino». Berrino suggerisce ai gestori di attingere anche ai fondi del bando sul turismo innovativo (500 mila euro).

2. Villa Serra di Comago (Sant’Olcese)

La villa Serra di Comago con il suo parco all’inglese di 9 ettari, risale al 1851, ad un ampio e colto rimaneggiamento in chiave neogotica della preesistente villa Pinelli Gentile, dei suoi edifici agricoli e dei terreni di fondovalle del rio Comago.  Alle preesistenze si addossarono un pittoresco cottage in stile tudor ed una torre merlata che divennero divenne fulcro per tutta la progettazione del parco.

A partire dal 2005 il parco è stato dotato della più grande collezione pubblica di Hydrangee d’Italia (ortensie), con circa 2000 piante per oltre 260 varietà, sia storiche che cultivar.

Il parco è proprietà pubblica, gestita dal Consorzio Villa Serra. Nel 1992 è stato riaperto al pubblico dopo un restauro che lo ha riportato alle sue linee originarie, ripristinando assi visivi, la vegetazione, le percorrenze e i due laghi.

Offre al pubblico locale, ai turisti e agli sposi ambienti raffinati, scenografici ed eleganti in un luogo profondamente immerso in paesaggi naturaleggianti e suggestivi. La Villa e il nuovo Auditorium possono essere utilizzati per cerimonie, matrimoni, comunioni e feste.

Antonio Talamo, direttore amministrativo della Villa, spiega: «La proprietà è del consorzio che unisce tre Comuni, Genova, Sant’Olcese e Serra Riccò, la frequenza dell’utenza è alta, il prezzo basso. Sono circa 140 mila all’anno le visite, ma occorre considerare che la tessera d’ingresso annuale con soli 20 euro consente di accedere al parco per un anno, il ticket singolo costa 3 euro. Il nostro scopo è di incentivare le visite guidate e farci conoscere meglio su Genova e la Liguria».

3. Villa Durazzo (Santa Margherita Ligure)

Nel cuore della città, un grande parco romantico, affacciato sul Golfo del Tigullio, racchiude una splendida villa seicentesca. Il parco storico di Villa Durazzo si estende per tre ettari in posizione panoramica nel centro della città ed è composto da tre sezioni:  l’agrumeto, il giardino all’Italiana, da cui si gode di una splendida vista sul Golfo, caratterizzato dalle siepi di bosso e di mirto, da numerose piante di cycas e diverse varietà di camelie ottocentesche e il “Bosco romantico all’inglese” degradante lungo il pendio della collina, arricchito da numerose specie di piante esotiche, statue e fioriere.

Costituiscono elementi romantici il piccolo Giardino segreto, il roseto Virna Lisi e il piazzale in acciottolato con la tipica pavimentazione ligure a risseu. La villa, costruita nel 1678 per volontà dal marchese Durazzo, contiene un’importante quadreria di scuola genovese, mobili d’epoca, raffinati lampadari di Murano e pavimenti in graniglia. Le sale interne e le terrazze esterne sono a disposizione per matrimoni, ricevimenti, cene di gala, eventi aziendali, set fotografici e cinematografici.

«Stimiamo 40 mila visite all’anno – dice Patrizia Cignatta, responsabile della Villa – ma avendo il parco ad accesso libero diventa difficile quantificare. L’obiettivo è incentivare la visita della villa, che è a pagamento, anche se con biglietto a prezzo “politico”, visto che la visita guidata consente anche di avere informazioni in più sul giardino stesso, è anche un discorso non solo economico, ma di diffondere maggiormente la storia di questo luogo».

4. La Cervara, abbazia di San Gerolamo al monte di Portofino (Santa Margherita Ligure)

I primi abitanti del luogo furono pochi monaci benedettini che nel 1361 vi fondarono un monastero dedicato a San Girolamo.
Quello che un tempo fu l’orto dei monaci, è oggi il solo Giardino all’Italiana in Liguria che si affaccia sul mare. Le piante addossate ai muri o disposte lungo le bordure sono parte integrante del disegno del Giardino Monumentale, come pure le vigne degli antichi pergolati.
Nelle aiuole, diverse specie floreali, a garantire fioriture in tutti i mesi dell’anno, si alternano a piante dal fogliame colorato. Di rilevanza le fioriture del glicine plurisecolare e del rincospermo, o falso gelsomino. Nel Giardino dei Semplici, erbe aromatiche si alternano a una collezione di rari agrumi in vaso.
La posizione strategica lo rende il luogo ideale per celebrare eventi esclusivi o incontri che semplicemente impongono riservatezza e raccoglimento. Gli ospiti degli eventi hanno un privilegio in più: fermarsi in una delle camere nel corpo principale dell’Abbazia e nell’antica Torre Saracena.

Chiara Mapelli, la proprietaria, spiega: «Come società privata non nascondiamo le difficoltà del restauro; la nostra attività principale è quella degli eventi. Con questa rete cerchiamo di promuovere la struttura anche a livello culturale e rendere più fruibile il giardino».

5. Villa della Pergola (Alassio)

Una delle meraviglie della Riviera” così William Scott definiva i Giardini di Villa della Pergola nel suo saggio “The Riviera” 1907.

Realizzati alla fine del XIX secolo, i Giardini di Villa della Pergola rappresentano un raro esempio di giardino inglese in Italia, strettamente legato alla storia della Comunità Inglese ad Alassio. Ideati nel 1875 dal generale McMurdo, passarono, ai primi del 900, al cugino di Virginia Woolf Sir Walter Darlymple e nel 1922 a Daniel Hanbury che iniziò un’opera di arricchimento attingendo dai giardini botanici della Mortola. Il Parco, restaurato dall’architetto Paolo Peirone, si estende su un superficie di 22.000 mq ed è celebre per la ricchezza della sua flora mediterranea ed esotica sempreverde e per le fioriture stagionali. I Giardini ospitano alcune importanti collezioni come quella dei Glicini, con più di 30 varietà e la collezione di Agapanthus, unica in Europa, per numero e varietà con oltre 400 specie. Ospitalità di lusso presso Villa della Pergola membro Small Luxury Hotel of the World con 15 suites. Possibilità di organizzare eventi. È possibile per tutti i visitatori accedere al bar e al ristorante Nove. La villa è stata acquistata nel 2006 e aperta nel 2010, il parco è accessibile dal 2012.

«Con l’acquisto della villa a un’asta giudiziaria – spiega Silvia Ricci, la proprietaria – siamo riusciti a salvare da una grossa speculazione edilizia la collina di Alassio. Gestire un parco da privati è una follia oggi, non ci sono contributi e lavoro da fare ce n’è sempre. Ci proponiamo come meta per visite guidate e come un appoggio per il rilancio del turismo nel Ponente. La nostra sensazione è di essere un po’ abbandonati a noi stessi».

LASCIA UNA RISPOSTA

Please enter your comment!
Please enter your name here