Cosa potrebbe succede con l’introduzione della Flat tax in Italia? L’imposta ad aliquota fissa su tutti i redditi (da lavoro, da capitale, sulle persone fisiche, sulle imprese), a prescindere dal livello di reddito percepito, verrebbe applicata a una base imponibile dopo la rimozione delle miriadi di detrazioni e agevolazioni varie attualmente esistenti. In alcune versioni la stessa aliquota sarebbe applicata anche all’Iva. La flat tax ha il merito di rendere il sistema più semplice, ma occorre valutarne le conseguenze sul gettito (che solitamente diminuisce) e sul livello di redistribuzione, che potrebbe ridursi.

Di flat tax stanno parlando Lega, Forza Italia (che però non ha fornito ancora una proposta concreta), Energie per l’Italia (che sposa la proposta dell’Istituto Bruno Leoni) in vista delle prossime elezioni. Per questo l’osservatorio Conti pubblici italiani dell’Università cattolica del Sacro Cuore, diretto da Carlo Cottarelli, ha pubblicato uno studio per capire gli effetti di questa nuova formula fiscale. Ne riportiamo alcuni estratti, rinviandovi, in fondo, al documento originale.

I vantaggi

Il grande pregio della flat tax è quello di rendere il sistema fiscale più semplice e trasparente, riducendone i costi di adempimento. Inoltre l’aliquota di tassazione verrebbe normalmente fissata a un livello tale da ridurre la pressione fiscale, il che potrebbe avere vantaggi aumentando l’efficienza del sistema economico e riducendo l’incentivo all’evasione.

Dal punto di vista della semplificazione, si annullerebbero le agevolazioni varie (spese fiscali o tax expenditures) che si sono accumulate nel tempo senza seguire un disegno complessivo e che creano distorsioni e disuguaglianze di trattamento tra diversi soggetti di imposta. Il sistema della tassazione sui redditi potrebbe però anche essere semplificato mantenendo aliquote diverse per diversi scaglioni di reddito.

Per quanto riguarda l’Iva (solo il Bruno Leoni prende in considerazione questa ipotesi), le aliquote agevolate (o più elevate di quella standard) sono solitamente giustificate dalla necessità di introdurre un elemento di progressività nella tassazione indiretta, ma comportano un sussidio per gli acquisti di certi prodotti anche dai consumatori abbienti. Secondo l’osservatorio sarebbe meglio unificare le aliquote e compensare chi ha reddito più basso con trasferimenti diretti.

La correlazione tra flat tax e crescita economica è difficile da quantificare. Sono pochi gli studi condotti a riguardo e i paesi che la hanno adottata sono poco similari al nostro. Una questione ritenuta in connessione è se una maggiore crescita possa derivare attraverso un terzo canale, ossia la riduzione del grado di progressività del sistema di tassazione, ma anche il Fondo Monetario Internazionale ha espresso dubbi in un recente lavoro. Viene ritenuto possibile che la flat tax porti a una maggiore crescita, partendo da un sistema di tassazione complesso e inefficiente, ma l’incertezza sugli effetti relativi consiglia prudenza, evitando di pensare che la flat tax possa essere “autofinanziata” dai proventi della maggiore crescita.

Il tema degli effetti sull’evasione fiscale è sempre descritto tra i vantaggi, ma l’osservatorio avverte: se la multa nel caso si sia scoperti è proporzionale alle tasse che si sarebbe dovuto pagare (come è attualmente in Italia), una riduzione di imposta implica una multa minore, che a sua volta potrebbe incoraggiare una maggiore evasione per via della penale inferiore. Tuttavia poche ricerche empiriche sono state condotte sugli effetti della flat tax sull’adempimento del dovere fiscale. I risultati disponibili non giungono a chiare conclusioni. Considerando invece altre possibili determinanti dell’evasione, un ruolo fondamentale viene giocato dalla possibilità in sé di evadere: la percentuale di reddito evaso è significativamente maggiore se il contribuente dichiara autonomamente il proprio reddito. La proposta della Lega, che contempla questa ipotesi, auspica una riduzione dell’evasione grazie all’abbassamento della aliquota e alla semplificazione del sistema, senza tenere però conto dell’effetto che l’abolizione di sostituto di imposta e ritenuta d’acconto potrebbe avere sul reddito dichiarato.

Cosa succede al gettito?

In generale – rileva l’osservatorio – gli esempi di adozione della flat tax, spesso accompagnata da un aumento delle deduzioni, provengono dai paesi dell’ex blocco sovietico e dalle regioni balcaniche. Solo in tre Paesi c’è stato un aumento delle entrate rispetto al Pil: in Lituania, dove l’aliquota è stata imposta al 33%, in Lettonia, che aveva un sistema regressivo che agevolava i ricchi e in Russia, dove però la riforma era accompagnata da un allargamento della base imponibile riducendo deduzioni ed esenzioni, ma anche da una congiuntura favorevole (raddoppio del prezzo del petrolio all’epoca).

Cosa succede alla progressività?

L’introduzione di una flat tax spesso comporta uno spostamento della distribuzione del reddito i più poveri e i più ricchi, a discapito della classe media che non beneficia della diminuzione delle aliquote e beneficia meno della no-tax area (che agevola i più poveri). Tuttavia occorre ricordare che anche una flat tax comporta un elemento di progressività se esiste una no-tax area, cioè una esenzione dal pagamento della tassa per la prima parte del reddito.

L’osservatorio rileva anche che con i livelli di progressività attualmente esistenti nei Paesi Ocse, non è chiaro se una maggiore progressività comporti disincentivi tali da danneggiare l’economia. Conseguentemente, la scelta sul grado di progressività, dovrebbe riflettere essenzialmente motivazioni politiche più economiche.

Clicca qui per lo studio integrale.

 

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