Tre over 65 per ogni under 14. A Torriglia, nell’entroterra di Genova, l’indice di vecchiaia – rapporto tra popolazione anziana e giovane – è di 316,2 contro la media regionale della Liguria di 249,8 e circa il doppio dell’indice nazionale (165,3).

Anche per l’alta incidenza della popolazione anziana residente è stata scelta l’Alta Val Trebbia – in particolare i Comuni di Fascia, Fontanigorda, Gorreto, Torriglia, Montebruno, Propata, Rondanina e Rovegno – per l’avvio, in forma sperimentale di 36 mesi, del progetto Co.N.S.E.N.So.– COmmunity Nurse Supporting Elderly iN a changing Society, al centro del convegno organizzato oggi a Torriglia da Regione Liguria e Alisa-Azienda ligure sanitaria, nel quale è stato fatto il punto dopo un anno di attività.

A luglio 2017 avevamo diffuso i dati parziali del progetto.

Con un finanziamento di oltre 273mila euro di risorse attivate dall’assessorato allo Sviluppo economico della Regione Liguria, il progetto ha consentito di selezionare e contrattualizzare, sotto la supervisione di Alisa, tre infermiere borsiste e un’infermiera senior. Obiettivo del progetto: favorire l’invecchiamento sano e attivo della popolazione, permettendo agli anziani della valle di vivere a casa il più a lungo possibile, attraverso il sostegno di interventi centrati sulla figura dell’Infermiere di Famiglia e Comunità (IFeC).

«Dare servizi ai cittadini – ha spiegato l’assessore regionale allo Sviluppo economico Edoardo Rixi – in particolare quelli anziani, è il primo passo per invertire il trend di spopolamento del nostro entroterra, che purtroppo si è verificato negli ultimi quarant’anni. Il buon esito del primo anno di Consenso, attivato grazie alla partecipazione della Regione Liguria al programma europeo Spazio Alpino, è un punto di partenza. Dopo aver ottenuto l’ok dall’Agenzia della coesione territoriale e dai ministeri competenti al programma sulle aree interne Antola Tigullio, attraverso il coinvolgimento dei Comuni e di Anci, potremo attivare altri progetti che possano garantire maggiori e più efficaci servizi alla popolazione residente, migliorarne la qualità di vita, la mobilità e i servizi per le imprese, in modo da far diventare le nostre vallate sempre più attrattive, anche per i giovani che vogliano viverci e lavorare».

«Dal confronto con gli amministratori locali – commenta la vicepresidente e assessore regionale alla Salute Sonia Viale – potremo meglio calibrare, sulle esigenze dei cittadini, i servizi sociosanitari sul territorio. La garanzia di un servizio efficiente di supporto domiciliare consente agli anziani una possibilità concreta di vita indipendente e un supporto concreto nei bisogni di assistenza quotidiana e periodica. Visto il buon riscontro avuto nell’Alta Val Trebbia del progetto Consenso, abbiamo previsto la figura dell’infermiere i comunità nel nuovo Piano Socio Sanitario recentemente approvato, inserendolo in una rete che comprende anche i medici di medicina generale, punto di riferimento imprescindibile. La persona resta sotto la responsabilità clinica del proprio medico ma è previsto l’accompagnamento altamente qualificato dell’infermiere di comunità. Con questo progetto – ha aggiunto – siamo in presenza di una sintesi delle risposte che saremo chiamati a garantire alla nostra popolazione, in una regione complessa e caratterizzata da una forte presenza di persone anziane. L’obiettivo è che questo metodo, unico e qualificante, diventi un modello diffuso, per trattare gli anziani che vivono nel nostro entroterra, nell’ottica di una sanità sempre più a chilometro zero».

Consenso fa parte del programma Interreg Spazio Alpino 2014-2020 che vede coinvolte, oltre alla Liguria, quattro Regioni dell’area alpina (Piemonte, Provenza-Alpi-Costa Azzurra, Carinzia e Slovenia).

1 COMMENTO

  1. Sarebbe una cosa ottima estendere l’infermiere di comunità anche a Genova, dove ci sono molti anziani che sono lucidi e stanno ancora abbastanza bene per vivere in casa ma, diventando sempre meno autosufficienti per la motilità e le incombenze quotidiane, possono contare solo sull’aiuto della famiglia (quando c’è) e di badanti non sempre competenti.
    Avere una persona affidabile e titolata che passa periodicamente a controllare lo stato di salute di un anziano, ne registra le necessità, dispone le richieste per esami ed eventuali cure non ospedaliere, attiva sinergie e sarebbe un grande aiuto per le famiglie.
    Anche con una partecipazione alla spesa. Pensarci.
    Oggi per chi non ha malattie terribili ma è solo anziano e riesce ancora a vivere a casa non c’è nulla.

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