L’avvio del 2018 conferma le principali tendenze positive osservate nella seconda metà del 2017 sul fronte sia macro-economico che dei mercati azionari a livello globale.

Dagli Usa, nessuna novità rilevante dai verbali dell’ultima riunione Fed del 12-13 dicembre scorso, che hanno sostanzialmente confermato le attese degli analisti di una politica monetaria ancora paziente e orientata verso un aumento assai graduale dei tassi di riferimento per i prossimi mesi (al momento, le attese per il 2018 sono di due o tre rialzi da 25 punti base ciascuno); i consueti indicatori anticipatori mensili (ISM) di dicembre hanno evidenziato una crescita in buona accelerazione per il comparto manifatturiero, mentre il terziario ha registrato un’inattesa brusca decelerazione (effettivo a 55,9 punti, contro i 57,6 previsti dagli analisti ed i 57,4 di novembre), pur mantenendosi sopra la media di lungo periodo (54,3 dal 1997).

Infine, i più seguiti dati del mercato del lavoro hanno registrato in dicembre la conferma del tasso di disoccupazione al 4,1% (da mesi ormai, per gli Stati Uniti si parla “tecnicamente” di “piena occupazione”), ma anche un numero di nuove buste paga (148.000) decisamente inferiore alle attese (190.000 circa) e con i salari orari cresciuti del 2,5% su base annua (un dato monitorato con attenzione, da parte sia del mercato che della stessa Fed, per meglio definire, rispettivamente, la dinamica dei costi/profitti aziendali e delle attese d’inflazione per il 2018).

In Eurozona, l’indice di fiducia economica è cresciuto anche a dicembre toccando i massimi dal 2000; buono anche il dato delle vendite al dettaglio di novembre (effettivo +2,8% contro il +2,4% atteso e il +0,2% di ottobre); molto attesi, come negli Usa, i dati del mercato del lavoro di novembre, con il tasso di disoccupazione uscito come da attese degli analisti all’8,7% in Eurozona (minimo da gennaio 2009 e in calo dall’8,8% di ottobre e dal 9,8% di novembre 2016) e in Italia all’11% (minimo da settembre 2012 e in calo dall’11,1% di ottobre, grazie a 65.000 nuovi posti di lavoro, per un numero complessivo di lavoratori attivi pari a 23.183.000, record dal 1977 ovvero da quando sono iniziate le rilevazioni Istat); sempre in Italia, in calo anche il tasso di disoccupazione giovanile (15-24 anni), che, però, resta ancora troppo elevato al 32,7% (dal 34,0% di ottobre) e con un tasso di occupazione appena del 17,7% (dal 17,2% di ottobre e dal 16,3% di novembre 2016).

In Cina, andamento sostenuto per gli indicatori anticipatori Caixin PMI di dicembre ha accelerato per entrambi i comparti manifatturiero (effettivo a 51,5 contro 50,7 atteso e 40,8 di novembre) e servizi (effettivo a 53,9 come da attese e contro 51,9 di novembre); di buon auspicio per il contesto economico del Paese, anche il dato delle riserve valutarie salite in dicembre a 3.139,9 miliardi di dollari dai 3.119,3 di novembre.

I principali indici azionari a livello globale, in particolare statunitensi e giapponese, hanno, ovviamente, salutato tali dati con nuovi massimi assoluti o di periodo, mantenendo, però, compressa la volatilità implicita a nuovi e inconsueti (rispetto alle medie pluriennali) minimi storici (Vix S&P500 a 9,76%); sui mercati obbligazionari, in rialzo i rendimenti dei governativi decennali statunitense (prossimo al 2,50%), tedesco (in area 0,42-0,48%) e italiano (tornato in area 2% effettivo lordo annuo, ma con lo spread rispetto al bund pressoché invariato in area 155-160 punti base, nonostante l’avvio piuttosto vivace, con le consuete promesse d’ordinanza “più o meno sostenibili” in ambito economico-sociale, della campagna per le prossime elezioni politiche del 4/3), in un contesto d’inflazione considerato dagli Operatori ancora “benigno” (pur con la sequenza di buoni dati economici e l’aumento, ancorché graduale, dei prezzi del petrolio delle ultime settimane, con il greggio WTI a New York a 62 dollari/barile e il Brent di Londra a 68 dollari/barile, entrambi ai massimi da giugno 2015).

Che cosa guardiamo questa settimana

Considerati il notevole rally dei mercati azionari e obbligazionari “high yield” degli ultimi mesi e l’atteggiamento “compiacente” degli operatori, anche tenendo conto dei buoni dati macro-economici usciti nelle ultime settimane, il ritorno alla piena operatività dei mercati, dopo la pausa delle festività natalizie e del Capodanno, sarà da monitorare attentamente, non escludendo rischi di possibili improvvise correzioni al ribasso (prese di beneficio).

A livello di dati macro-economici o eventi “direzionali” per i mercati (“market-movers”), da seguire, negli Usa, le vendite al dettaglio e, soprattutto, il tasso di inflazione di dicembre (previsto in calo al 2,1% dal 2,2% di novembre); per quest’ultimo, gli analisti fanno notare che il tasso cosiddetto “di break-even” a 10 anni statunitense è salito all’attuale 2,03% dall’1,67% di giugno, a conferma di un repentino aumento delle aspettative di inflazione (a sua volta, avvalorato anche dai recenti rialzi dei prezzi delle materie prime, non solamente energetiche); se tale tendenza, osservata in modo particolare nelle ultime due settimane, dovesse proseguire a un ritmo analogo per le prossime, la banca centrale statunitense, la Fed, potrebbe trovarsi costretta a rialzare i tassi di riferimento in modo più aggressivo ovvero più frequente del previsto (nell’arco del 2018, con le sue prossime due riunioni previste il 30-31 gennaio ed il 20-21 marzo), con potenziali rischi di ripercussioni negative sui mercati sia azionari che obbligazionari.

Sempre negli Usa, prende il via la stagione delle trimestrali e dei bilanci 2017, con gli annunci delle più importanti istituzioni finanziarie mondiali, quali JP Morgan, BlackRock e  Wells Fargo; certamente, l’andamento della prossima “earning season” influenzerà in modo determinante la dinamica dei mercati azionari globali;

in Eurozona, con particolare riferimento alle variabili “politiche”, l’attenzione degli investitori sarà rivolta all’evoluzione in Germania del dibattito politico per il rinnovo della coalizione di governo tra l’attuale cancelliera Angela Merkel, leader dei cristiano-democratici della CDU, e gli esponenti del partito social-democratico (SPD).

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