Welfare, le aziende scelgono la sanità (per obbligo)

Una nota diffusa dal centro studi di Confindustria Genova svela le preferenze e le scelte, obbligate o meno, delle imprese aderenti

Tra le imprese che erogano welfare tra quelle associate a Confindustria Genova, la forma più diffusa è l’assistenza sanitaria: oltre la metà delle imprese, secondo quanto rilevato dal centro studi nel report dedicato al lavoro, versa contributi in fondi integrativi (51,4%), principalmente in applicazione di quanto previsto dai contratti collettivi nazionali di categoria (45,5%). Poco sotto la diffusione della previdenza complementare (45,7%), anch’essa soprattutto in attuazione del contratto nazionale collettivo (39,8%). Per entrambe le forme la diffusione per decisione unilaterale o per contrattazione di secondo livello non supera il 4,5%.

Seguono, a distanza, le somministrazioni di vitto (per esempio tramite mense aziendali) e i fringe benefit (tra cui autovetture a uso promiscuo o prestiti agevolati), messi a disposizione da una su 5 aziende tra quelle che erogano welfare (21,7% e 20,6%), in entrambi i casi principalmente per decisione unilaterale (12,5% e 18,5%). Per le somministrazioni di vitto non è trascurabile nemmeno la quota di aziende che ne includono la previsione in un contratto aziendale (5,6%).

Solo un’azienda su quaranta eroga somme e servizi con finalità di educazione, istruzione o ricreazione rivolti ai dipendenti (il 2,6%), mentre una su 25 li eroga a favore di familiari dei dipendenti (4%).

Si ferma al 2-2,5% anche la diffusione di servizi di trasporto collettivo e carrello della spesa, principalmente per decisione unilaterale.

Solo all’1,3% quella di forme di assistenza ai familiari anziani o non autosufficienti, voce che probabilmente prenderà peso in futuro sia per la recente estensione degli incentivi fiscali a questa forma di welfare sia per la crescente domanda a fronte dell’invecchiamento della popolazione.

La diffusione del welfare aziendale cresce con la dimensione di impresa. Tra quelle con 100 e più addetti con programmi di welfare, oltre tre su quattro versano contributi a fondi di assistenza sanitaria integrativa (77,2%) e quattro su cinque di previdenza complementare (81,4%), soprattutto per previsione dal contratto nazionale (62,4% e 74,6%); oltre una su due offre somministrazioni di vitto (52,5%) e due su cinque fringe benefit (40,9%), principalmente per decisione unilaterale (26,5% e 35,7%).

Tra le imprese più grandi si registra anche l’incidenza più elevata della previsione di welfare da contratto aziendale: nel 12,3% dei casi per l’assistenza sanitaria integrativa, 9,4% per la previdenza complementare, 19,3% per il vitto. Nel caso dei fringe benefit, invece, la previsione da contratto aziendale scende al 4,8%, perché di gran lunga prevalente rimane l’erogazione per decisione unilaterale.

 

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