Dopo aver affrontato gli aspetti legati alle questioni di governo clinico e informatiche del nuovo piano sociosanitario della Regione Liguria (2017-2019), arriviamo alla parte più contestata dalle opposizioni del nuovo piano sanitario regionale (che a oggi non è ancora disponibile sul sito di Alisa, nella versione approvata dal consiglio).

Viene espressamente dichiarata la volontà di ricorrere anche a partnership pubblico-privato, sottolineando che l’architettura organizzativa resta alla parte pubblica, ossia ad Alisa, che interagisce con gli erogatori con rapporti di tipo contrattuale. Le scelte strategiche e programmatiche, la gestione complessiva e l’attività di controllo restano perciò alla componente pubblica. Alisa, sottolinea la Regione, garantisce il governo della domanda basato sull’analisi dei bisogni dei cittadini e dell’offerta garantita dal sistema.

La vera riforma è dunque nel sistema di autorizzazione, accreditamento e contrattualizzazione delle unità di offerta sanitarie e sociosanitarie. Si fa esplicito riferimento al programma operativo che indica le competenze di Alisa e delle Asl nella stipula e nella gestione dei contratti, le modalità di determinazione dei budget e del funzionamento della regressione tariffaria per tipologia di attività (per le prestazioni sanitarie che eccedono i volumi complessivi di attività massima prestabiliti).

Questo aspetto in particolare ha sollevato la protesta di diverse realtà legate al mondo della disabilità. Alcune slide evidenziano i cambiamenti Differenze normativa 2016-2017 e tariffari.

Il rischio è che il privato convenzionato debba recuperare risorse da qualche parte e la riduzione del personale, soprattutto nei festivi e nelle ore notturne, è una delle opzioni più probabili (chiunque abbia avuto un’esperienza in strutture di questo tipo – compresa chi scrive – nota la differenza rispetto a una struttura pubblica). Diventa quindi fondamentale l’aspetto di controllo da parte di Alisa.

Gli ospedali

Viene considerato obiettivo strategico il miglioramento dell’offerta ospedaliera, vista la vetustà delle strutture attuali. In sostanza non si può mettere il motore di una Ferrari (le nuove competenze mediche e le evoluzioni tecnologiche, ma anche i rinnovati processi lavorativi) in una vecchia 500. I nuovi ospedali saranno i tre punti di riferimento delle aree ottimali regionali per l’elevata intensità e complessità: l’ospedale del Ponente genovese, l’ospedale unico di Arma di Taggia, l’ospedale Felettino della Spezia. Prevista anche la riqualificazione funzionale e strutturale dell’ospedale di Santa Corona di Pietra Ligure e l’adeguamento funzionale del San Martino.

La rete verrà riorganizzata in questo modo: ogni struttura avrà un’alta specializzazione nella propria “vocazione”, concentrando in essa i casi omogenei.

La tabella seguente riassume il ruolo nell’emergenza/urgenza e quello per le cosiddette attività d’elezione (ossia programmate). Per capire la differenza tra pronto soccorso, dea di primo e secondo livello vi rimandiamo alle definizioni (un po’ troppo in “burocratese” per la verità) del ministero della Salute. Specifichiamo che, secondo quanto scritto nell’allegato al decreto Balduzzi in Gazzetta Ufficiale, per essere Dea di I livello occorre avere un bacino di utenza almeno di 150 mila-300 mila abitanti, mentre per i Dea di II Livello si va da 600 mila a 1,2 milioni di abitanti. Nello stesso documento si fa riferimento ai bacini di utenza per tutte le specialità (per esempio la cardiochirurgia va da 600 mila a 1,2 milioni di abitanti). In Liguria l’Iclas di Rapallo, che è una struttura privata di cardiochirurgia, è diventata il privato convenzionato con cui le Asl hanno stipulato contratti, in questo modo si è chiusa di fatto la porta all’ipotesi di mettere una cardiochirurgia nel nuovo Felettino della Spezia (prevista nel precedente piano, visto che era stato classificato Dea di II livello). Nel piano stesso viene evidenziato che sono “in itinere valutazioni riguardanti l’individuazione di un polo ad attività cardiochirurgica nel territorio dell’Asl 4”.

Le specialità ad ampia diffusione territoriale citate più volte in tabella sono medicina interna, chirurgia generale, ortopedia, anestesia e servizi di supporto in rete di guardia attiva e/o in regime di pronta disponibilità sulle 24 ore di radiologia, laboratorio, emoteca.

Asl 1

Asl 2

Area metropolitana genovese

Asl 5

Tutto l’impianto prescinde dalla realizzazione dei nuovi ospedali, il Felettino della Spezia è in costruzione, per il nuovo ospedale del Ponente si ricorrerà a investimenti privati. Una volta terminata la struttura agli Erzelli, il Villa Scassi verrebbe declassato, con il trasferimento dei grandi ustionati al San Martino. Resta l’anomalia del Santa Corona di Pietra Ligure, classificato come Dea di II livello benché privo della cardiochirurgia (l’emendamento del Pd è stato bocciato dalla maggioranza). L’aspetto positivo, sottovalutato da molti, è che in questa pianificazione si comincia a leggere più frequentemente la parola “riabilitativo”, perché in questo ambito, fondamentale per evitare ricadute dei pazienti, la Liguria è ancora molto carente: l’anno scorso proprio l’assessore alla Sanità Sonia Viale evidenziava che in Liguria erano necessari altri 120 posti letto per la riabilitazione ospedaliera post acuzie, sottodimensionata rispetto agli standard nazionali fissati dal decreto Balduzzi (0,7 per mille abitanti) e ai tempi di attesa per l’accesso alle prestazioni da parte dei cittadini: in particolare, la richiesta di posti letto per la riabilitazione riguarda il recupero funzionale motorio post interventi ortopedici di protesi ad anca e ginocchio, post lesioni neurologiche, terapie chirurgiche ortopediche al femore, malattie neurologiche come il Parkinson, recupero post operatorio per bypass e protesi valvolari.

Alla riabilitazione però il piano non dedica la dignità di un capitolo.

I dipartimenti interaziendali

L’istituzione di un dipartimento interaziendale di emergenza-urgenza consentirebbe di contrastare – secondo la Regione – la disomogeneità organizzativa tra le varie tipologie di strutture, migliorando l’impiego e la condivisione di protocolli operativi, coordinando anche i posti letto intensivi regionali. I migliori protocolli terapeutici sarebbero così condivisi.

Non è l’unico dipartimento interaziendale previsto, il piano elenca anche il Diar medicina trasfusionale e il Diar medicina di laboratorio oltre che oncoematologia, cardiovascolare, di neuroscienze, chirurgico, materno infantile, geriatrico, internistico.

 

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