La Liguria è una delle Regioni in cui nel 2016 il prodotto interno lordo (in volume) è diminuito: -0,4%, terz’ultimo posto nazionale. Non andava meglio nel 2015 (-0,2%) e la media annua 2011-2016 vede la Liguria al quint’ultimo posto con -1,2%. Una cifra media di 31.100 euro per abitante. È quanto emerge dai dati Istat sui conti regionali. Liguria che, come spesso accade, è la “pecora nera” del Nord Ovest. Un dato che si aggiunge al calo del 12% registrato dal 2007 al 2015.

Altra caratteristica che ormai abbiamo imparato a conoscere, la Liguria è sempre più lenta a essere influenzata da crisi e ripresa e si vede anche in questo caso: nel 2016 il Pil in volume a livello nazionale è aumentato dello 0,9% rispetto all’anno precedente; rispetto al 2011 ha segnato una diminuzione, a un tasso medio annuo pari a -0,5%. Tutte le ripartizioni geografiche registrano aumenti del Pil in volume rispetto all’anno precedente, ma presentano un calo rispetto al 2011.

In calo anche la spesa per consumi finali delle famiglie: -1,1% nel 2016 (-2% nel 2015), una media annua dal 2011 al 2016 del -0,6%. Nel 2016 la cifra è di 19.600 euro.

Liguria in fondo alle classifiche anche per la variazione degli occupati sul periodo precedente: -0,7% nel 2016, -0,2% nel 2015 e una media annua del -0,6% tra il 2011 e il 2016.

Chi invece non può lamentarsi in Liguria sono i lavoratori dipendenti, almeno viste le statistiche: chi è dipendente in Liguria guadagna in media 38 mila euro all’anno, stanno meglio solo Lombardia e la Provincia autonoma di Bolzano. Una variazione percentuale complessiva del +2,7%. Primo posto per la variazione “per occupato”: + 3,2%. Nel 2015 le variazioni erano molto meno incisive, rispettivamente +1,2% e +1%. La media annua dal 2011 al 2016 dei redditi da lavoro dipendente è cresciuta dello 0,9%, +1,1% per quella dei redditi per occupato.

Andando a vedere il dettaglio sulle branche economiche, emerge che il 35,2% dei dipendenti appartengono al settore “altri servizi”, che comprende amministrazione pubboica e difesa, assicuarazione sociale obbligatoria, istruzione, sanità e assistenza sociale, attività artistiche, di intrattenimento, attività di famiglie e convivenze, il 15,2% all’intermediazione monetaria e finanziaria (attività immobiliari, noleggio, attività professionali e imprenditoriali), il 18,5% al commercio e alle riparazioni, agli alberghi, bar, ristoranti e trasporti e comunicazioni, il 4,76 alle costruzioni, il 15,9% all’industria e lo 0,4% all’agricoltura.

Quanto conta l’economia non osservata?

In Italia l’economia non osservata (somma della componente sommersa e di quella illegale) rappresenta, nel 2015, il 14% del valore aggiunto totale. In Liguria è il 13,6%: le componenti più rilevanti sono la rivalutazione della sotto-dichiarazione dei risultati economici delle imprese (6,3%) e l’impiego di lavoro irregolare (5,2%). L’economia illegale e le altre componenti minori (mance, fitti in nero e integrazione domanda-offerta) incidono per quanto resta.

Il maggiore valore aggiunto, in Liguria, lo danno i servizi di intermediazione finanziaria: 30,8% del totale (la percentuale più alta d’Italia), seguita dalla categoria del commercio (28,8%) e dagli altri servizi (20,3%), l’industria incide per il 14%, le costruzioni per il 5,1 e l’agricoltura per l’1%.

Complessivamente il reddito disponibile delle famiglie consumatrici vedeva una variazione minima in Liguria nel 2015 (ultimo posto in classifica) con un +0,3%, mentre quest’anno la nostra Regione è ai vertici della classifica (terzo posto) con +2,2%. In soldoni – perdonateci il gioco di parole – si tratta di 21.400 euro per abitante, un valore che vale il quarto posto in classifica dopo Provincia di Bolzano, Emilia-Romagna e Lombardia. Un valore su cui incide più che in altre Regioni la cosiddetta “distribuzione secondaria” cioè le operazioni connesse alla redistribuzione operata delle amministrazioni pubbliche tramite prelievo di imposte e contributi a carico delle famiglie e il versamento di prestazioni sociali, ma anche i trasferimenti privati tra famiglie residenti il cui saldo è nullo nel totale dell’economia ma può avere impatto sul reddito disponibile regionale.

Per quanto riguarda l’incidenza degli occupati sulla popolazione, la Liguria si ferma al 41,6%, a metà classifica. Non spicca neanche per i redditi da impresa per abitante e per le retribuzioni per abitante, arrivando a 15 mila euro (si va dai 20,4 della provincia di Bolzano agli 8,5 della Calabria).

I redditi da impresa per occupato sfiorano i 60 mila euro.

A livello provinciale, guardando il valore aggiunto procapite a prezzi base per macrobranca, vede la sola Imperia sotto alla media nazionale di 24,4 mila euro (dati 2015).

 

 

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