Strategia e Posizionamento di Portafoglio

Alla luce di un contesto macro-economico che sostiene la crescita a livello globale e della buona impostazione tecnica dei mercati, rimaniamo costruttivi sulla componente azionaria, pur non escludendo, per le prossime settimane, la possibilità di correzioni tecniche, dopo il rally iniziato a settembre. Sul fronte dei tassi d’interesse, ci attendiamo ancora una prevalente lateralità nel breve termine, mentre riteniamo prevalente e giustificata l’attesa di un rialzo graduale e progresso nel medio-lungo periodo. Sul cambio euro-dollaro, al momento, riteniamo più probabile la prosecuzione dell’attuale fase laterale ricompresa nel range 1,15-1,21.

Che cosa guardiamo questa settimana

Negli Stati Uniti, sono attesi gli ordini di beni durevoli (previsto un +0,4% mensile vs. +0,2% mese precedente) ed i verbali (minutes) dell’ultima riunione del FOMC dello scorso 31 ottobre; vi sarà, inoltre, un discorso dell’attuale presidente (uscente) della Fed Janeth Yellen alla New York University.

In Eurozona, è atteso invariato l’indice Markit PMI Composto Eurozona preliminare di novembre (effettivo 56 e precedente a 56).

Che cosa abbiamo visto la scorsa settimana

Negli Stati Uniti, rallenta in ottobre, contrariamente alle attese degli analisti ed agli obiettivi della banca centrale (la Fed), il tasso di crescita “generale” dei prezzi al consumo (inflazione) dal 2,2% al 2%, mentre accelera leggermente il dato “di fondo” o “core” dall’1,7% all’1,8% (previsto +1,7%). Buoni i dati di ottobre sulle vendite al dettaglio (effettivo +0,2% mensile vs. previsione 0,0%; e +1,9% precedente), sulla produzione industriale (effettivo +0,9% mensile vs. previsione +0,5% e +0,4% precedente) e sul livello di utilizzo degli impianti (effettivo al 77% vs. previsione a 76,3% e dato precedente a 76,4%).

In Eurozona, i dati di contabilità nazionale confermano il buon momentum di crescita dell’area nel suo complesso: la prima stima di pil III trimestre ha, infatti, evidenziato un +2,5% (+2,8% in Germania e +1,8% in Italia). L’indice di aspettative ZEW generale di novembre conferma l’accelerazione in atto, passando da 26,7 a 30,9, mentre è parso meno brillante delle attese, seppur migliorato rispetto a ottobre, il dato tedesco (effettivo a 18,7 vs. previsione a 19,5 e 17,6 precedente).

In Giappone, rallenta leggermente la crescita del pil del II trimestre (effettivo +1,4% vs. previsione di +1,5% e dato periodo precedente rivisto in meglio a +2,6% da 2,5%).

In Cina, leggermente inferiori alle attese, ma nel complesso accettabili, i dati dell’ultimo mese delle vendite al dettaglio (cresciute del 10% rispetto al mese precedente vs. +10,5% precedente) e della produzione industriale (cresciuta del 6,2% mensile vs. il +6,3% previsto ed il +6,6% precedente).

Negli Stati Uniti, dalle trimestrali di 474 società quotate e facenti parte dell’indice azionario S&P 500, sono emerse indicazioni positive sul fronte degli utili del III trimestre, con il 77,43% che ha battuto le attese a livello aggregato e addirittura il 90,7% a livello di comparto tecnologico (fonte dati Bloomberg).

I mercati azionari statunitensi si sono mantenuti in prossimità dei recenti massimi assoluti, supportati, non solo dalle ultime trimestrali, ma, in modo particolare, dal dibattito al Congresso sulla riforma fiscale che, da tempo proclamata e auspicata dal presidente Donald Trump, sembra essere più vicina all’approvazione entro la fine dell’anno (in parte, così, fugati i timori delle scorse settimane di rinvii al 2019), anche se non mancano le critiche, dai principali quotidiani del Paese, sul fatto che i principali beneficiari di tale riduzione delle tasse (prevista in media del 20%) risulterebbero più le imprese che la classe media.

I mercati azionari europei hanno, invece, registrato alcuni cali sensibili (MSCI Euro -1,30% settimanale), più che dal comparto energetico e materie prime (come accaduto nelle settimane passate), dal comparto finanziario e, in particolare, dalle banche dei Paesi periferici dell’Eurozona, come quelle italiane a media capitalizzazione: rimane, infatti, tuttora aperto il confronto con le Autorità di Vigilanza Bancaria Unica Europea (BCE ed EBA) sui contenuti e relative modifiche richieste della bozza “consultiva” contenente le future regole (dal 1° gennaio 2018) di gestione nei bilanci bancari dei futuri crediti deteriorati, nonché – e qui il dibattito e più che mai acceso – dello stock pregresso attualmente in essere. I lavori delle commissioni tecniche proseguono da alcune settimane e, probabilmente, andranno avanti tutto il mese di novembre, ma il Presidente della BCE Mario Draghi, pur comprendendo tutte le argomentazioni del settore, ha dichiarato che, in ogni caso, occorrono senso di responsabilità e disciplina, tenuto conto anche dello stato attuale e delle prospettive di crescita dell’economia europea. Alcuni quotidiani non escludono un rinvio (forse, di un anno) delle nuove norme o, in alternativa, un ammorbidimento dei tempi previsti per la svalutazione a bilancio dei crediti deteriorati (nella bozza attuale previsti in soli 2 anni per i chirografari/non garantiti e 7 per i garantiti).

Sul comparto obbligazionario, non si sono registrati particolari movimenti direzionali, con il rendimento del titolo governativo statunitense (Treasury) che si è mosso in territorio laterale introno al 2,34%, quello del governativo tedesco (bund) in area 0,33%-0,36% e quello del governativo italiano (BTP) in area 1,80-1,84%.

Sui mercati valutari, andamento altalenante e in uno stretto range, dell’euro, che prova nuovamente a rafforzarsi su tutte le divise del G-10 (con l’ eccezione dello yen giapponese) e contro dollaro rivede quota 1,18-1,185, per poi nuovamente declinare verso area 1,174-1,175 ai primi segnali di accelerazione al Congresso statunitense della riforma fiscale e preso atto anche dell’impossibilità da parte della cancelliera tedesca Angela Merkel di formare il suo terzo governo (dopo quasi ben 2 mesi di attesa dopo il voto del 24 settembre scorso!); la cancelliera potrebbe, però, ancora sorprendere tutti in zona Cesarini, pur di evitare il clamoroso (prima volta in 70 di storia della Repubblica Federale Tedesca) ritorno alle urne.

 

 

 

 

 

 

 

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