«Non vogliamo fare cassa con i mercati rionali, i soldi pagati per l’affitto dagli operatori devono essere investiti sul mercato stesso», il sindaco di Genova Marco Bucci è intervenuto al consiglio generale di Ascom Genova per rassicurare Oscar Cattaneo, vicepresidente Ascom e presidente Feseo, federazione sindacale esercenti ortofrutticoli, alimentari e affini, di essere sulla stessa lunghezza d’onda della sua proposta per il rilancio di queste realtà, alcune davvero in sofferenza.

Sono 24 su tutto il territorio genovese, di cui cinque in autogestione (Romagnosi, piazzale Resasco, piazza Sarzano, Corradi e Foce) «una realtà economica abbandonata da almeno 30 anni», evidenzia Cattaneo, che sottolinea come siano un «elemento di grande importanza per Genova, città policentrica». I cinque in autogestione non danno alcuna preoccupazione all’amministrazione, mentre altri tre (Orientale, Scio e Certosa) hanno stipulato una convenzione con il Comune per l’uso virtuoso dei loro canoni, «prima usati per ripianare debiti di altre aziende pubbliche – sostiene Cattaneo – ora si è fatto in modo di far tornare il 50% al consorzio stesso».

Con la Regione Liguria è stato avviato un percorso per individuare la possibilità di presentare appositi progetti formativi, offrendo ai giovani competenze per prendere in considerazione questo tipo di attività, ma anche ulteriori abilità agli operatori già avviati  come il management imprenditoriale, l’utilizzo dei social network e l’accoglienza turistica.

La strada giusta, secondo Cattaneo, è quella del Consorzio, che si occupa di ristrutturare e rinnovare gli ambienti di lavoro.

Da sinistra Paolo Odone, Marco Bucci e Oscar Cattaneo

I progetti ci sono: a Dinegro (432 mq e 13 banchi attivi) è in programma la messa a norma, con ampliamento della superficie insieme alla Gdo Food (progetto già con parere favorevole della conferenza dei servizi), mentre sono pronti i progetti di fattibilità del mercato Scio (900 mq, 44 banchi attivi) e del mercato Isonzo (630 mq, 8 banchi attivi) che hanno progettato la messa a norma igienico sanitaria e le questioni di sicurezza e del mercato di Certosa (1288 mq, 13 banchi attivi), che ha progettato la messa a norma, la ridefinizione degli spazi interni, il parcheggio e la combinazione con la Gdo no food. Sul mercato Statuto c’è ancora un’idea progettuale.

Il mercato Orientale ha già un progetto avviato per diventare una vera e propria attrazione turistica cittadina.

La situazione degli altri mercati è complicata, con già 4 chiusure (Cornigliano, Cortellazzo, Pontedecimo e via Bologna): a Terralba su 1355 mq sono 45 i banchi attivi, ma il resto fatica e molto, visto che il mercato Industria conta 1240 mq e solo 10 banchi attivi, il Tre Ponti (il cui progetto di riqualificazione è già finanziato) 1085 mq per solo 6 banchi, il Toti piazzale Parenzo 540 mq e solo 3 banchi attivi, quello di Bolzaneto 678 mq e 2 banchi che resistono, mentre sono 4 i banchi sia per il mercato di Oregina (200 mq) sia di Priaruggia (132 mq), in forte crisi il ristrutturato mercato del Ferro a Sestri Ponente con 6 banchi per 700 mq.

«Il livello elevato di svuotamento pesa sulle utenze di chi rimane, i ricavi sono davvero limitati», conferma Cattaneo, che chiede la garanzia fideiussoria al Comune per la ristrutturazione da parte degli operatori e ottiene già una prima risposta positiva dal sindaco Bucci. Del resto il mercato Romagnosi sta onorando il mutuo di tre milioni con Carige (circa 150 mila euro all’anno) e sta avviando una collaborazione con il vicino Carrefour per ospitare all’interno tutto quello che non è fresco, lasciando agli operatori il resto.

Al Comune Ascom chiede di avere un po’ più di attenzione alla viabilità e alla politica della sosta a pagamento nelle aree limitrofe, e di creare un tavolo a cui i consorzi dei mercati parteciperanno con la rete di imprese che hanno creato.

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