Energia Pmi, il primo portale per la scelta del miglior fornitore

Primo in Italia, il portale per le imprese è lanciato oggi dalla Camera di commercio di Genova.

Si chiama Energia Pmi ed è il portale ideato dalla Camera di commercio di Genova, per la prima volta in Italia, che consente alle micro e piccole imprese di valutare in maniera semplificata e accessibile le offerte commerciali dei fornitori di energia elettrica, risparmiare sui costi di fornitura e quindi essere più competitive sui mercati. Una piattaforma che si rende particolarmente utile considerando che dal 1 luglio 2019 verrà meno il servizio di maggior tutela e l’approvvigionamento di energia elettrica avrà luogo esclusivamente nell’ambito del mercato libero: «Il mercato libero, già oggi, è più conveniente e garantisce risparmi che consentono alle imprese di reggere le pressioni dei mercati globali», sottolinea Fulvio Bersanetti, economista di Ref Ricerche.

Ma la Liguria non sembra essere ancora pronta a questo profondo cambiamento: «Ci siamo resi conto che sono davvero poche le imprese che effettuano un’attenta valutazione e un confronto tra più operatori per scegliere il miglior fornitore di energia. Ecco perché abbiamo ideato questo portale», commenta Maurizio Caviglia, segretario generale della Camera di commercio di Genova. In base a quanto emerge dall’Osservatorio tariffe realizzato da Ref Ricerche, la Liguria si posiziona tra le ultime regioni in Italia per percentuale di approvvigionamento di energia da mercato libero (ed è invece al settimo posto in Italia per quota di servizio di maggior tutela).

Grazie al nuovo servizio Energia Pmi, che per ora raccoglie sei operatori (l’adesione di altri due, Eni e Spienergy è attesa nei prossimi giorni), le imprese potranno visionare in una scheda sintetica di mezza pagina le caratteristiche fondamentali delle proposte commerciali dei principali operatori di mercato, aggiornate in tempo reale (condizioni economiche, tipologia di prezzo, durata del contratto, modalità di fatturazione, eventuali servizi a maggior valore aggiunto) e decidere di conseguenza quali offerte sottoscrivere. «Il tutto con un notevole risparmio di tempo, in totale trasparenza e con la possibilità di fare una scelta consapevole – afferma Bersanetti – Il risparmio ottenuto consentirà alle imprese di essere più competitive sui mercati. Da sottolineare però che in questo servizio il ruolo della Camera di commercio non è di intermediario tra fornitore di energia elettrica e impresa: l’ente camerale offre semplicemente un servizio gratuito all’impresa».

A questa novità, presentata questa mattina nella sede camerale genovese, si aggiunge anche l’aggiornamento 2017 del Tasp, Tariffe servizi pubblici, la piattaforma telematica grazie alla quale l’impresa può calcolare la spesa dell’acqua e dei rifiuti nel proprio Comune. In Liguria il confronto è possibile tra i 52 Comuni sopra i 5 mila abitanti.

E a proposito di tariffe, la Liguria non spicca per virtuosità. In base allo studio presentato oggi, negli ultimi sette anni le tariffe di acqua e rifiuti sono rincarate del 56% e del 39%, contro medie nazionali del +64% del +27%. Confronto impari anche con Torino e Milano: Genova vanta i rincari maggiori negli ultimi cinque anni sia per il servizio idrico (+40%) che per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti urbani (+30%). «I prezzi sono cresciuti molto, alla luce di un forte deficit da sanare, sia per ciò che riguarda i rifiuti solidi sia per l’acqua», precisa l’economista di Ref.

Per ciò che riguarda i rifiuti solidi urbani, i quattro capoluoghi della Liguria sono tutti nella parte alta della classifica delle città più care d’Italia per lo smaltimento rifiuti. Uno dei dati più eclatanti è quello della Tari per i ristoranti: a Genova, il conto annuale è di 7.930 euro, contro i 5 mila euro della media nazionale, dato che colloca il capoluogo ligure al quarto posto in Italia dopo Venezia, Napoli e Roma. Bolletta dei rifiuti salata per la ristorazione anche in altri Comuni della provincia: 6.560 euro a Santa Margherita, 5.600 ad Arenzano, 4.930 a Cogoleto e 4.900 a Casarza Ligure. Il conto si fa più leggero a Rapallo (2.430), Sestri Levante (2.200) e Cogorno (2.310). «Abbiamo messo in luce quanto sia più cara la tassa per un ristoratore ligure, genovese in particolare, rispetto, per esempio, a un ristoratore milanese o di un’altra grande città – spiega Caviglia – questo comporta una difficoltà per le nostre imprese che non può essere tranquillamente individuata da un normale consumatore, perché non può pensare che un nostro ristoratore debba sottostare a dei costi maggiori».

Tariffe alte ma comunque inferiori a Genova negli altri capoluoghi della regione, dove i ristoratori pagano in media 4.390,00 euro a Imperia, 3.800,00 a Savona e 4.130,00 a La Spezia.

Passando a esaminare le tariffe dei rifiuti per le altre tipologie di imprese, il punto dolente è la grande variabilità fra impresa e impresa e tra Comune e Comune: a parità di consumi, per un albergo si passa dai 5.024 euro all’anno di Imperia ai 9.973 euro annui della Spezia, mentre per l’industria alimentare il dato massimo è quello spezzino con 25.143,00 euro/anno e il minimo quello di Savona, con 10.836 euro/anno. Variazioni più contenute per i parrucchieri, che spendono in media 481 euro all’anno a Savona e 744 euro all’anno a Genova.

Costi alti, ma servizi efficienti? Non è proprio così. Un esempio su tutti, quello della raccolta differenziata: migliora rispetto all’anno scorso, raggiungendo in media una percentuale prossima al 45%, ma resta la più bassa del Nord Italia, quasi 10 punti sotto il dato nazionale e a più di 30 punti di distanza dalle eccellenze di Veneto e Trentino-Alto Adige.

La situazione non migliora per quanto riguarda il servizio idrico, con una regione ancora spaccata in due sia dal punto di vista dei costi che da quello della gestione delle tariffe. La bolletta dell’acqua delle famiglie genovesi e spezzine resta più alta della media nazionale, anche se Genova e La Spezia hanno avviato un percorso di ammodernamento della rete e adottano i criteri tariffari previsti dall’autorità nazionale (AEEGSI, Autorità per l’Energia Elettrica il Gas ed il Servizio Idrico). A Imperia e Savona, invece, la bolletta è inferiore alla media nazionale ma il processo di adeguamento deve ancora partire e la competenza spetta ancora ai Comuni. «Da sottolineare quanto sia ancora alta la dispersione dell’acqua nel momento in cui questa, dalla natura, viene introdotta nella rete: a livello nazionale l’incidenza è di circa 1/3, in Liguria le percentuali si aggirano intorno al 26% di Savona e al 38% della Spezia», ricorda Bersanetti.

Resta alto in Liguria anche il divario tra spesa minima e spesa massima per ciascuna tipologia d’impresa: in particolare nel caso dell’albergo, che a parità di consumi può spendere da 5.650 a 41.930 euro a seconda del Comune di appartenenza, e del ristorante, che può spendere da 1.400 a 9.020. Anche nel caso dell’acqua potabile, quindi, i ristoratori genovesi si confermano i più tartassati.

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