Un marchio collettivo di tutela delle nocciole del Tigullio. Si chiama Misto Chiavari ed è stato registrato dalla Camera di Commercio di Genova per contribuire al rilancio di una produzione che è storica delle valli Aveto, Sturla e Fontanabuona e che è stata abbandonata a partire dagli anni Ottanta a causa dei prezzi esageratamente più bassi del prodotto estero (turco in particolare). Aderire non costerà nulla ai produttori, che si metteranno a disposizione degli ispettori agronomi per avere la certificazione. Lo ha annunciato in una conferenza stampa Paolo Corsiglia, rappresentante del settore agricoltura nella Giunta camerale.

Fino agli anni Settanta venivano raccolte tra i 5 mila e 10 mila quintali di nocciole nella zona intorno a Mezzanego e San Colombano Certenoli, coltivati 370 ettari (di cui 296 in questi due Comuni), l’anno scorso sono stati 200 i quintali raccolti, con 5-10 ettari coltivati e un’altra parte della stessa estensione coltivata sporadicamente.

La siccità ha fatto danni anche in questo settore. Quest’anno – dice Mario Dodici della Cooperativa agricola Mezzanego – a livello nazionale la produzione segna un -50%, quella della zona del Misto Chiavari -80%

Le principali difficoltà risiedono nei costi: i noccioleti liguri non sono in pianura, perciò non è possibile utilizzare, come accade invece in Piemonte, le macchine per pulire il terreno, scuotere gli alberi e raccogliere le nocciole. La Liguria è terra di fatica, il lavoro si fa a mano e quindi il costo a quintale per il produttore supera i 300 euro, contro i 100 del Piemonte. Anche la resa è inferiore, quello su cui invece non c’è paragone (a detta di chi trasforma e utilizza la nocciola “misto Chiavari”) è la qualità.

La scommessa della Cooperativa Agricola Mezzanego (150 soci di produttori d’olio, tra cui almeno una quindicina classificabili come produttori o piccolissimi produttori di nocciole) per rilanciare il settore è stata sul prezzo: «Abbiamo deciso di pagare di più i produttori – spiega Mario Dodici – e questa politica sta avendo successo, vorremmo stimolare il ripristino dei noccioleti abbandonati e grazie alla sponda della Camera di Commercio ora possiamo ritirare solo coloro che conferiranno nocciole delle otto cultivar ammesse dal marchio misto chiavari». Si tratta di: bocca cioxa, mennoia, tapparona, cioxetta, balunna (o cioxunna), trietta, dall’orto e del rosso.

I Comuni in cui si possono coltivare e raccogliere le nocciole Misto Chiavari sono: Borzonasca, Carasco, Chiavari, Cicagna, Cogorno, Coreglia Ligure, Favale di Malvaro, Lavagna, Leivi, Lorsica, Lumarzo, Mezzanego, Moconesi, Ne, Neirone, Orero, Portofino, Rapallo, Rezzoaglio, San Colombano Certenoli, Santa Margherita Ligure, Tribogna, Uscio, Zoagli.

I tempi di recupero di un noccioleto abbandonato sono brevi: 3-6 anni per essere a regime. Un noccioleto non ha bisogno di grande manutenzione, ma sinora il grosso ostacolo era trovare a chi vendere il prodotto, mentre oggi, a giudicare dalla partecipazione alla presentazione del marchio, sembra avviata una filiera che comprende panifici, ristoratori, produttori di cioccolatini, aziende trasformatrici che vendono alle gelaterie, ma anche produttori di oli vegetali.

«Stiamo finalmente sbloccando i fondi del programma di sviluppo rurale – assicura l’assessore regionale all’Agricoltura Stefano Mai – la settimana scorsa i primi 8 milioni, a dicembre saranno 40 e a febbraio 80, abbiamo un percorso sull’olivicoltura per quanto riguarda il recupero dei terreni abbandonati, cercheremo di favorire anche i noccioleti, visto che si tratta di una tradizione secolare, anche attraverso la creazione di consorzi eccetera».

Sergio Carozzi del settore attività produttive e valorizzazione prodotti tipici della Camera di Commercio, aggiunge: «Il nome era già diffuso sul territorio, noi abbiamo cercato di “mettere un cappello” garantito dal punto di vista giuridico, dando anche possibilità ai trasformatori di utilizzare il nome e il logo per i loro prodotti». La Camera ha redatto un disciplinare a cui i produttori dovranno attenersi.

Per la redazione del progetto è stato utile anche il libro di Sergio Rossi “Nocciola ligure – tradizione e futuro del Misto Chiavari”: «Nessuno in Italia ha nocciole così e questo prodotto può avere mercato anche grazie al racconto di tutto quello che ha rappresentato per quelle zone, si tratta di vera biodiversità, un modo anche per attrarre turismo. Il più grande valore dell’entroterra è l’abbandono, perché possiamo convertirlo in modo più produttivo».

Chi ha già scelto il Misto Chiavari

Flavio Perazzolo tre anni fa lasciò un’industria dolciaria in Val D’Aosta per approdare da Rossignotti: «Fui colpito dal legame col territorio e la storia ligure di Mario Rossignotti, dove lavoravo il nostro prodotto di punta era il gianduiotto e negli anni Settanta veniva preparato con metà nocciole liguri e metà del Piemonte. Oggi abbiamo creato una sinergia col territorio, uno spalmabile con nocciole misto chiavari, zucchero di canna e pasta di cacao, stessi ingredienti per il gianduiotto, le misto Chiavari sono anche nella produzione del gianduiotto ripieno di spalmabile e nella pralina. Ci crediamo tantissimo, speriamo di entrare nel mercato e portare avanti questa filosofia. Lo spalmabile, tra l’altro è sbarcato anche negli Stati Uniti, con più di 5 mila vasetti».

Dopo aver spremuto la nocciola piemontese e quella ligure, l’azienda Parodi Nutra (linea Il Parodi gourmet) ha sentito la differenza e scelto di sviluppare l’olio alla nocciola con i semi liguri. «Stiamo cercando di valorizzare anche la tradizione di questa produzione, raccontandone la storia – spiega Flavio Scanarotti – oltre all’olio abbiamo la farina, la crema di nocciola e la pasta di nocciole per le gelaterie. Il nostro mercato è la Liguria, ma ora anche noi andremo negli Stati Uniti».

L’Andrea Bruzzone vini ne ha fatto un liquore, il levantello, mentre il panificio di Sergio Barbieri le usa per i baci di dama e i brutti ma buoni, ricordando che anche la Ferrero ne acquistava per rafforzare la piemontese.

Anche alcuni ristoratori la utilizzano già come condimento per la tartare di carne o come salsa per ravioloni alle erbette.

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