Un ritorno alla terra? L’ultima spiaggia vista la carenza di sbocchi nel settore secondario e terziario? Una “moda” che anche in Liguria si è deciso di cavalcare? Difficile fare interpretazioni, i dati però sono chiari: rispetto al primo semestre 2016, lo stesso periodo del 2017 segna un incremento del 10,4% dei giovani under 35 che hanno deciso di puntare sul settore agroalimentare.

Lo rileva Unioncamere Liguria, che ha diffuso i dati regionali e la media nazionale (+6,8%). In valore assoluto il numero è piccolo rispetto al resto d’Italia: 857 imprese, per un’incidenza del 7,2% sul totale del settore, ma ovviamente la Liguria fa i conti con la propria conformazione orografica he rende difficile attività di questo tipo: 65% montagna e 35% collina.

La Liguria si piazza così al quarto posto in fatto di incrementi, dietro Sardegna, Basilicata e Lazio.

Andando però ad analizzare la serie storica, emerge che comunque le imprese giovanili erano circa 1100 nel 2011 e, dopo un costante calo, sono tornate a salire a partire dal 2016. Una ripresa che però non si vede ancora nel settore preso nella sua interezza, con un crollo delle aziende dalle quasi 4.500 del 2011 alle 2.000 del 2017.

Tra le province quella di Imperia registra il maggiore incremento: +13,7% (290 imprese, principalmente concentrate su floricoltura e oleifici) seguita dalla Spezia (+11,3%, 138 imprese divise tra allevamento, viticoltura e oleifici), Savona (+11,2%, 239; tra le principali attività c’è la coltivazione di ortaggi e fiori) e Genova (+4,4%, 190 tra panificazione e coltivazione di ortaggi). Nello spezzino l’incidenza delle imprese giovanili sul totale è più alta: 10,3%.

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