In Eurozona, l’indagine dell’istituto di ricerca Zew condotta ad ottobre tra i principali analisti dell’area ha mostrato un peggioramento, rispetto al mese precedente, delle aspettative di crescita economica, sia per l’area nel suo complesso che per la Germania, mentre l’indice di fiducia dell’istituto di ricerca Ifo di ottobre tra le principali aziende tedesche è uscito meglio delle attese e sui massimi degli ultimi 3 anni. Dopo le incertezze della settimana precedente legate agli sviluppi del caso Catalogna, è ripresa, seppur con modalità più caute e selettive, la salita dei principali indici azionari, con il Dax di Francoforte ai nuovi massimi assoluti sopra area 13.000 (+12% da inizio anno) e l’italiano FtseMib di nuovo all’attacco della resistenza in area 22.860/22.900 punti (+15% da inizio anno), mentre prosegue a colpi di fiducia (e di polemiche tra i vari partiti anche della stessa coalizione) il dibattito parlamentare per l’approvazione dell’ultima versione di legge elettorale, in vista dell’appuntamento per le elezioni politiche di primavera 2018. Il rendimento del nostro Btp decennale scende ancora, appoggiandosi al 2% e con lui anche il differenziale di rendimento sotto i 160 punti base verso l’omologo tedesco.

Negli Stati Uniti, il consueto rapporto mensile (Beige Book) sullo stato dell’economia nei 12 distretti federali ha indicato che, tra settembre e inizio ottobre scorsi, l’attività economica complessiva è mediamente cresciuta con un ritmo “tra modesto e moderato”, così come l’occupazione ed i prezzi al consumo. Nel rapporto si evidenziano gli effetti di tale contesto sul differenziale tra i rendimenti dei titoli governativi statunitensi a 10 e 2 anni, un valore inferiore storicamente inferiore alla sua media storica intorno a 0,80%. Sempre negli Stati Uniti, la stagione delle trimestrali continua a supportare il mercato azionario: ha già riportato il 25% delle aziende dell’S&P500 e, in media, 4 società su 5 hanno battuto le attese degli analisti (che, tuttavia, va rilevato essere stavolta meno sfidanti rispetto a quelle dei trimestri passati). Sul fronte politico interno, dopo il via libero del Senato al budget federale 2018, i repubblicani sembrano essere sempre più vicini all’approvazione delle riforme fiscali (uno dei pilastri fondamentali dell’agenda economica dell’attuale presidenza Trump). Nelle prossime settimane, poi, si dovrà concludere il dibattito per la nomina del successore di Janeth Yellen alla presidenza della banca centrale, la Fed, con le chances migliori per Jerome Hayden Powell (“Jay” per i suoi più stretti collaboratori), già membro dal 2012 dell’attuale Comitato e, in passato, esponente di rilievo del grande fondo di private equity Carlyle. Sempre sugli scudi i tre principali indici azionari, di massimo in massimo assoluto quasi con cadenza giornaliera, con il Dow Jones a quota a sfiorare i 23.500 punti (+18% da inizio anno in valuta locale), l’S&P500 i 2.580 (+15% da inizio anno in valuta locale) e il Nasdaq sopra i 6.600 (+22% da inizio anno in valuta locale).

In Giappone, l’avvenuta conferma al governo della coalizione guidata dal primo ministro Shinzo Abe durante le elezioni generali è stata interpretata dagli investitori internazionali come un segnale di continuità in tema di politica economica e monetaria, caratterizzata gli scorsi anni da un ampio ricorso alla spesa pubblica e, contestualmente, dagli importanti stimoli monetari non convenzionali promossi dalla banca centrale. Di conseguenza, lo yen ha continuato ad indebolirsi (anche nei confronti del dollaro statunitense che si è riavvicinato a quota 114) e l’ndice azionario Nikkei225 della Borsa di Tokyo a salire, toccando il massimo degli ultimi 18 anni poco sopra i 21.900 punti (quasi +15% in valuta locale da inizio anno).

In Cina, sono usciti in linea con le previsioni degli analisi i dati del pil del III trimestre (effettivo +6,8%; precedente +6,9%), con la dinamica ancora sostenuta delle vendite al dettaglio (effettivo +10,3%; precedente +10,1%) e della produzione industriale (effettivo +6,6%; precedente +6,0%). Dati salutati positivamente dai principali indici azionari locali, oltre che dall’Hang Seng di Hong Kong e, più in generale, dalla maggior parte degli indici azionari collegati alle aree geografiche a più elevato tasso di sviluppo (cosiddette “emergenti”).

Che cosa guardiamo questa settimana

Negli Stati Uniti, particolarmente attesa la pubblicazione venerdì 27 dei primi dati (“flash” che saranno comunque oggetto di successivi assestamenti statistici nelle prossime settimane) di variazione del pil nel III trimestre; la previsione degli analisti interpellati da Bloomberg è +2,5% vs. il +3,1% del dato definitivo riferito al II trimestre uscito alcune settimane fa; in uscita anche il dato sugli ordini di beni durevoli in settembre (previsione +1%; precedente +2%). Proseguono, le trimestrali sugli utili e fatturati delle corporations, con il focus sui big del tech (Amazon, Alphabet/Google, Facebook, Microsoft e Twitter).

In Eurozona, l’evento “clou” è la riunione della Banca centrale europea di giovedì 26, dalla quale gli operatori attendono maggiori indicazioni tecniche (modalità, intensità e frequenza degli interventi programmati) sul cosiddetto «tapering» (la riduzione degli acquisti da parte della Bce, attualmente per 60 miliardi di euro al mese fino al 31/12/2017, di titoli governativi e societari a media e a lunga scadenza con rating minimo “investment grade” ed in proporzione alla % di peso del pil dei singoli paesi membri). Il comunicato al termine della riunione, insieme alla sessione domande e risposte della successiva conferenza stampa del presidente della Bce Mario Draghi, probabilmente, porteranno volatilità al cambio dell’euro, che, in particolare, verso il dollaro statunitense, nelle ultime due settimane, ha mediamente trattato in un range molto stretto, tra 1,173/4 (con estensioni al ribasso non oltre area 1,168-9) e 1,185 (con estensioni al rialzo non oltre area 1,188-9). E, probabilmente, anche il dato “flash” sulla variazione del pil statunitense del III trimestre, in caso di sorprese, potrebbe ampliare tale range.

 

 

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