Direttiva Bolkestein e tariffe minime professionali: gli ingegneri fanno chiarezza

Una tavola rotonda per discutere sulla questione della tariffa minima

Fare chiarezza sulle tante perplessità della Bolkestein, una direttiva che, nata con l’obiettivo di promuovere una maggiore competitività dei servizi – essenziale per la crescita economica dell’Unione Europea – ha invece provocato malcontento e caos non solo tra i balneari e i mercatali, ma anche tra i professionisti iscritti agli Ordini professionali.

Se n’è parlato al Salone Nautico, in un evento a cura dell’Ordine degli Ingegneri di Genova in collaborazione con la Camera di Commercio di Genova.

Il problema che più tocca da vicino gli ingegneri è la presunta eliminazione della tariffa minima per le prestazioni professionali.

Presunta perché, come ha spiegato l’avvocato Stefano Betti, la Bolkestein non vieta le tariffe minime: l’eliminazione delle tariffe minime è stata decisa dal governo Monti con un decreto legge, per poi rendersi conto dell’errore, e introdurre i parametri da seguire per quanto riguarda gli oneri degli ingegneri.

La tariffa minima non è il minimo guadagno che un ingegnere deve ottenere, ma una garanzia del cliente e della sicurezza dei cittadini: al di sotto di una certa cifra, non ci può essere un lavoro ben fatto. «Il lavoro degli ingegneri non è mettere dei timbri su certificazioni energetiche o perizie statiche – spiegano Angelo Valsecchi del Consiglio nazionale degli ingegneri e Maurizio Michelini presidente dell’Ordine degli ingegneri genovesi – ma è assumersi delle responsabilità precise verso la collettività. Questa assunzione di responsabilità richiede conoscenza, competenza e tempo. Per questo non si può pensare che, a esempio, trenta euro siano un compenso giusto per una certificazione energetica. Il compenso deve essere adeguato alla prestazione dell’opera».

Fondamentale, come ha sottolineato Betti, per non incorrere in sentenze di condanna da parte della Corte di Giustizia Europea, è che queste tariffe non siano determinate dai singoli Ordini professionali, ma con decreto ministeriale.

Per Valsecchi è importante che il cliente che si reca da un ingegnere sappia precisamente quanto dovrà spendere per una perizia o per una idoneità statica – fondamentale per la costruzione degli edifici, specialmente in un Paese come il nostro soggetto a eventi sismici, e in una regione come la Liguria dove costruire uno stabilimento balneare vuol spesso dire doverlo fare sugli scogli – perché il progetto non è un costo immateriale, come tanti credono e nessuno «entra in un negozio a comprare senza sapere il prezzo di un articolo», dice Michelini.

I professionisti concorrono al Pil nazionale per una percentuale variabile dal 15 al 20%, e oltre alle tariffe minime, è fondamentale fare un «capitolato delle prestazioni, dove sono indicati i tempi e le responsabilità», insistono Valsecchi e Michelini. Sarebbe importante venisse richiesto dalla stazione appaltante nel momento in cui indice una gara di progettazione: una soglia al di sotto della quale non si può scendere.

«L’assunzione di responsabilità dell’ingegnere non è quantificabile in ore – precisa Valsecchi – viviamo e lavoriamo in un Paese che ha più diritti dei paesi asiatici, ad esempio. Nostro compito è esportare questi diritti, difenderli con il nostro lavoro, con la nostra professionalità».

La paura di una concorrenza sleale è una realtà, ma secondo i tre relatori «la Bolkestein non è una deregulation, ma tutela il libero scambio all’interno dell’Unione Europea. Indica che le tariffe minime non devono essere decise dagli Ordini ma dal governo e devono essere improntate a una funzione sociale di tutela della collettività».

 

 

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