Carmagnani e Superba: per noi di vitale importanza sito Enel

Devono trasferirsi, vogliono trasferirsi e avrebbero già trovato l’area adatta, nel porto di Genova, ma il sito prescelto ha altri pretendenti, che non intendono condividere gli spazi: il futuro della Attilio Carmagnani spa e della Superba spa (gruppo Pir) con il passare del tempo si fa sempre più problematico. Perché dove sono adesso, a Multedo, per motivi di sicurezza non si possono effettuare certe operazioni, anche quelle di manutenzione straordinaria. Se la riallocazione nel sito scelto non sarà possibile, per la Superba, ha annunciato oggi Guido Ottolenghi, amministratore delegato di Pir (Petrolifera Italo Rumena), si tratterebbe di chiudere lo stabilimento genovese, per la Carmagnani, secondo il suo direttore generale Emilio Carmagnani,  di vedere compromesse le proprie potenzialità di sviluppo, che sarebbero notevoli.

Carmagnani e Superba le due società che storicamente svolgono per lo scalo di Genova le attività di stoccaggio di prodotti chimici, sono situate a Multedo, a poche centinaia di metri l’una dall’altra.

La Attilio Carmagnani era stata fondata nel 1904 da Attilio Carmagnani come ditta individuale, per l’importazione di spiriti, benzina solvente e petrolio illuminante, con un piccolo deposito nel porto di Genova.

Il deposito costiero Superba era nato su un’area di 22.000 mq tra fine anni 50 e fine anni 60 sulla spinta dei traffici che da Genova portano alla pianura padana e all’ Europa. Collegato direttamente al Porto Petroli di Genova, si è andato affermando nel corso degli anni come interfaccia principale del sistema industriale del Nord Italia. La Petrolifera Italo Rumena gestisce in regime di magazzino doganale, a Porto Corsini – Ravenna, attività di stoccaggio e movimentazione di prodotti chimici, petrolchimici, petroliferi e liquidi in genere nonché, tramite la divisione indipendente Magazzini Generali, di alcune rinfuse secche. Ha acquisito la Superba nel 1990.

Complessivamente nei due depositi operano 60 dipendenti e stabilmente altre 20 persone indirette.

Le due aziende genovesi, specialmente la più anziana ma anche l’altra, erano nate in un territorio a scarsa densità abitativa. Le abitazioni sono arrivate dopo, finché Multedo si è fatta densamente urbanizzata come il centro di Genova. E la convivenza tra depositi chimici e abitanti è apparsa problematica, soprattutto da quando, nel maggio 1987, è avvenuta un’esplosione alla Carmagnani.

Carmagnani e Superba dal 1988, anno in cui tutte le istituzioni cittadine si sono impegnate con un protocollo di intenti a delocalizzare in porto i depositi, hanno sempre dato disponibilità a reperire soluzioni valide per il territorio, la portualità e la cittadinanza.

Negli anni si sono succeduti studi, dibattiti e progetti. Si è discusso di Calata Olii Minerali, Porto Petroli, Voltri, Cornigliano, Vado Ligure, l’Isola Petroli del progetto di Renzo Piano. Per un motivo e per l’altro nessuno di queste soluzuioni è andata a buon fine. Ora si presenta un’altra occasione: Enel lascerà l’area che occupa attualmente, in parte dal 2017 e del tutto entro il 2020, quando scadrà la sua concessione. Carmagnani e Superba intendono trasferirisi lì (e in subordine nell’area di ponte San Giorgio), anche perché ritengono sia l’unica area libera compatibile con le loro esigenze, occupando circa 60 mila metri quadri e investendo una quarantina di milioni di euro. Il progetto è stato condiviso e approfondito con Comune, Autorità di Sistema Portuale e Autorità tecniche, è ora attuabile grazie al lavoro di preparazione di questi anni.

Il 31 luglio scorso le due aziende hanno presentato all’Autorità portuale di sistema l’istanza per la concessione – per la durata massima possibile, considerata l’entità degli investimenti – e il 25 settembre prossimo incontreranno il presidente Paolo Emilio Signorini.

Ma l’esito dell’istanza non è scontato. Nell’area si sono insediati il gruppo Spinelli e Msc, acquisendo Terminal Rinfuse Genova. Pir si era interessata alla situazione del TRGE dall’estate del 2016, e ha partecipato, in una trattativa insieme al Gruppo Spinelli iniziata a ottobre 2016, al processo di acquisto della società concessionaria del terminal. La trattativa ha incluso anche Msc dalla primavera 2017. Ottolenghi ritiene che Spinelli abbia escluso Pir dall’operazione, «per motivazioni e con modalità a nostro avviso non corrette, e ciò – precisa – ha determinato che l’intero terminal TRGE andasse al Gruppo Spinelli e a Msc, impedendo un uso concorde delle aree complessive. Un tale esito però non impedirebbe in alcun modo la eventuale nostra delocalizzazione nelle aree Enel, a meno che tali aree non debbano essere considerate un premio da dare ad alcuni operatori. Il motivo principale a fondamento delle nostre osservazioni e opposizioni alle istanze avanzate da Spinelli e da TRGE, al netto di complicati profili giuridici, è che questi ultimi hanno sempre prefigurato all’Autorità di sistema portuale l’espansione della loro attività su tutta l’area portuale intorno alla Lanterna e quindi sia sul Terminal Rinfuse che sulle aree Enel, impedendo così qualsiasi altro insediamento, come i nostri depositi ma anche qualsiasi altra attività rinfusiera, ivi comprese quelle attualmente operanti nel settore cementiero».

I siti di Carmagnani e Superba sono classificati come a rischio di incidente rilevante (Rir). Potrebbero trasferirsi da Multedo alla Lanterna? «In quell’area – afferma Ottolenghi – è bene dire che vi sono già tre stabilimenti a rischio di incidente rilevante e che noi andremmo a sostituirci a uno di essi, che è proprio la centrale dell’Enel. Ma sotto la Lanterna il Terminal Industrie Rebora (ora Terminal Spinelli) ha un’area destinata a immagazzinare merci pericolose in Iso Tank: quest’area viene correntemente utilizzata, e noi lo sappiamo perché abbiamo ricevuto in Superba merce altamente infiammabile da Spinelli come l’acetato di etile o dal Terminal Messina come l’alcol isopropilico: sono prodotti che potremmo avere anche a casa, ma sono più infiammabili della benzina».

Del resto, precisa Giuseppe Papagni, responsabile operativo di Superba, «i depositi vengono costruiti con tecnologie e accorgimenti particolarmente sofisticati, e gestiti con procedure più complesse di quelle usate negli altri magazzini portuali, per rendere la probabilità di eventi gravi ben inferiore ad 1/1.000.000. In effetti se si guarda alle statistiche accadono molti più incidenti mortali nelle altre attività portuali, o in generale in quelle industriali. I depositi a rischio di incidente rilevante sono paradossalmente tra i luoghi più sicuri. Il Gruppo Pir che fa questo lavoro dal 1920 non ha mai avuto incidenti significativi».

Spinelli e Msc utilizzando tutta l’area darebbero vita a un grande polo logistico containerizzato, tanto più che il gruppo della famiglia Aponte è già presente nella Ignazio Messina &C. Ma Emilio Carmagnani, direttore generale dell’omonima società, e Ottolenghi ritengono sia un errore per lo scalo genovese puntare tutto sul container e citano i dati dell’Uctad (United Nations Conference on Trade and Development, secondo i quali su 10 miliardi di tonnellate di traffici marittimi mondiali nel 2016 i container rappresentano circa il 17% del totale ovvero 1,7 mld di tonnellate. Per Genova rinunciare a traffici di rinfuse sarebbe un peccato e anche un rischio. A Rotterdam rinfuse e merci varie nel 2016 hanno pesato per il 72% mentre i container per il 28%.

Anche l’esperienza della società ligure di manovre ferroviarie, Fuori Muro, spiega il suo amministratore delegato Guido Porta, «conferma che si sbarcano a Marsiglia rinfuse liquide che una volta venivano ricevute a Genova, proprio a Carmagnani e Superba. Sarebbe a mio avviso strategico che il porto invertisse questo trend e non lasciasse traffici ricchi e stabili riposizionarsi a Marsiglia o ad Anversa, con svantaggio competitivo per tutto il sistema industriale italiano. Noi trasportiamo granaglie, liquidi, auto, prodotti fossili, le rinfuse per noi sono l’attività prevalente. Mi auguro che la soluzione preveda un raccordo ferroviario».

Le due società intendono anche, se riusciranno a insediarsi nell’area ex Enel, realizzare un impianto per il gnl, gas naturale liquefatto. «Il gnl – spiega Ottolenghi – sarà sempre più un importante carburante sia per le navi che per i trasporti via camion. Ha proprietà di combustione tali da renderlo molto più sostenibile dei carburanti attualmente in uso. I grandi porti si dovranno dotare di strutture per rifornire le navi, e noi nella nostra istanza di concessione delle aree Enel abbiamo indicato la disponibilità a sviluppare questo progetto, che tra l’altro ci permetterebbe di coinvolgere altri investitori genovesi con cui da tempo parliamo dell’idea. Oggi nel nostro Paese crediamo che Pir sia tra le poche società che hanno sviluppato una completa competenza ingegneristica e procedurale per realizzare un investimento del genere, e ciò perché lo stiamo già realizzando a Ravenna, dove l’impianto sarà probabilmente il primo operativo in Italia.

Se l’Autorità  portuale deciderà di indire una gara per l’assegnazione dell’area contesa Carmagnani e Superba parteciperanno. E se comunque non otterranno l’area? «Abbiamo bisogno – dichiara Carmagnani – che le autorità creino un contesto nel quale sia possibile sviluppare un business ad alta intensità di capitale, come il nostro, che comporta grandi investimenti e tempi di ritorno nel medio/lungo termine. In questo quadro, il progetto dell’Enel, qualora non fosse autorizzato, rischierebbe di essere l’ennesima opportunità di sviluppo persa, di fatto l’ultima».

Ottolenghi è più drastico: «Per Superba si tratterebbe di programmare una ordinata chiusura nei prossimi anni».

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