Confagricoltura lancia l’allarme siccità sull’olivicoltura e la viticoltura ligure. «Ci stiamo attivando – dichiara il presidente ligure di Confagricoltura, Luca De Michelis – affinché la Regione si attivi per richiedere lo stato di calamità naturale per questi due settori. Ci viene segnalato che anche la zootecnia sta risentendo di questa penuria di piogge con pascoli e foraggio fortemente danneggiati. Per la frutta i prezzi, che sono il termometro della situazione, ci indicano un’altra anomalia: troppa frutta, maturata in fretta e tutta insieme, al pari delle verdure, con la conseguenza di una sovrapresenza sui mercati che si trasformerà in mancanza delle stesse nelle prossime settimane».

De Michelis ipotizza che, nel caso la siccità non dia ancora tregua, si potrebbe verificare la mancanza di alcuni ortaggi sui banchi dei mercati e dei market, come fagiolini, pomodori, melanzane e peperoni, nonché il rischio della perdita delle colture autunnali ed invernali, come cavoli e tutti gli ortaggi a foglia verde.

«In questi giorni – spiega – abbiamo riunito gli stati generali della nostra vitivinicoltura e il quadro sull’imminente vendemmia non è dei migliori, in quanto si prevede una minor produzione (30% secondo il Centro Studi di Confagricoltura Liguria) e un tasso zuccherino troppo alto, con alterazione della qualità».

Non c’è da stare allegri anche sull’olivicoltura: «Bisogna intervenire con la cosiddetta “acqua di soccorso” ove è possibile innaffiare, e dove il danno è evidente con la cascola. Sotto i 200 metri sul mare è comparsa in più zone anche la mosca dell’olivo.

Confagricoltura sciorina una serie di cifre che potrebbero almeno contribuire a una profonda riflessione su tutto il sistema impiantistico: ogni giorno, in Italia, si “perdono” 9 miliardi di litri di acqua a causa delle infrastrutture obsolete, quasi 140 litri pro capite. L’equivalente di tre docce virtuali.

I 478.000 chilometri di acquedotti italiani sono vecchissimi, il 25% di questi ha più di 50 anni di vita. Il 60 % è stato costruito tra 30 e 50 anni fa.

La spesa italiana per le infrastrutture idriche è inferiore a quella di ogni Paese europeo. In Italia 32 euro per abitante contro gli 88 della Francia, i 100 del Regno Unito ed i 129 della Danimarca.

«Numeri impietosi – sottolinea De Michelis – che indicano un dato preciso. La siccità si combatte anche con minori sprechi. In agricoltura riusciamo ad utilizzare solo il 10% dell’acqua piovana. Il resto si perde per la cronica mancanza di bacini e vasche di raccolta e per tubature obsolete. In Italia solo il 19% della superficie agricola è irrigato in maniera soddisfacente. Il tutto si ripercuote anche sull’export del nostro agro alimentare se consideriamo che l’80% di ciò che esportiamo in questo settore è strettamente legato all’acqua per la sua “creazione”. Certo la siccità di questo periodo è altamente cruenta. Si calcola che in Liguria sia piovuto il 26% in meno dell’analogo periodo dello scorso anno».

Confagricoltura Liguria puntualizza che bisogna attuare una corretta pianificazione degli invasi per la raccolta delle acque che superi i costanti problemi posti dagli enti locali troppo restii ad avere nel proprio territorio simili infrastrutture.

«Dobbiamo ammodernare la nostra rete idrica – prosegue il presidente di Confagricoltura Liguria – anche grazie alle indicazioni del Psr per il quale l’Unione Europea chiede giustamente una pianificazione verso il risparmio idrico, dando nel contempo fondi per tali investimenti. Occorre incentivare il recupero delle acque piovane nelle singole imprese agricole, e ragionare su un riutilizzo agricolo delle acque ‘rigenerate’ dai nostri depuratori».

 

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