In Liguria sono bruciati 2.848 ettari di cui 2.455 in periodo invernale, una peculiarità nazionale. Il dato che vale il settimo posto nazionale in questo 2017 terribile dal punto di vista degli incendi. Lo rileva Legambiente nel dossier incendi realizzato elaborando i dati della Commissione europea nell’ambito del progetto Copernico (aggiornato al 26 luglio).

Un fenomeno che non risparmia le aree forestali che coprono oltre il 50% del parchi e delle riserve naturali del nostro Paese.

Se le temperature torride e la scarsa manutenzione dei boschi rappresentano un mix esplosivo per l’innesco, gli incendi non vengono appiccati solo d’estate e non solo al Sud, come dimostrano le tante emergenze invernali che hanno colpito la Liguria.

La nostra regione da gennaio ad aprile ha registrato cinque grandi incendi sui nove complessivi registrati a livello nazionale: a gennaio, in quattro giorni consecutivi, tra Genova e Imperia sono andati in fumo quasi circa 1400 ettari di superficie, il 13 marzo in provincia di Genova le fiamme ne hanno distrutto 52.

Quest’estate il 16 e il 17 luglio, nelle province di Genova e La Spezia, sono bruciati rispettivamente 326 e 67 ettari.

Le province di Imperia e di Genova rientrano tra quelle più colpite dagli incendi in Italia con 1.760 e 1.021 ettari. Altro record di cui non andare troppo fieri: la provincia di Imperia è la quarta in Italia per incendio più esteso in questo 2017, con 1.604 ettari, l’unico invernale in questa speciale classifica. Genova è 14esima con 643 ettari.

La siccità e l’assorbimento del Corpo Forestale dello Stato nei Carabinieri, sono stati un mix letale: il Centro operativo aereo unificato del dipartimento della Protezione civile ha ricevuto a livello nazionale, sino al 30 aprile, 111 richieste di concorso dalla Regioni, in netto aumento rispetto allo stesso periodo del 2016 (72). Il dato sino al 26 luglio è il record decennale: 1.144 richieste.

Sintesi incendi (medie annuali) nei diversi periodi di programmazione e nei periodi di
riferimento

La prevenzione è di responsabilità delle Regioni, che devono approvare il “Piano regionale per la programmazione delle attività di previsione, prevenzione e lotta attiva agli incendi boschivi” (la Liguria ha revisionato lo scorso 28 ottobre quello del 2014), da cui emerge un calo drastico degli incendi rispetto a 30 anni fa. A coordinare le emergenze c’è la Soup, ovvero la Sala operativa unificata permanente. In Liguria la sala operativa è stata oggetto di convenzione firmata lo scorso giugno: 2,4 milioni per tre anni per un’apertura costante, non solo durante le allerte (il numero è 0105485990).

Gli effetti del decreto che ha abolito il Corpo Forestale

Il decreto che ha distinto le funzioni dell’ex Corpo Forestale dello Stato, assegnando quelle investigative e repressive dei reati di incendio boschivo e per la perimetrazione ufficiale delle aree percorse dal fuoco, all’Arma dei Carabinieri, mentre le attività di contrasto, con l’aiuto di mezzi da terra e aerei, e il coordinamento degli spegnimenti, d’intesa con le Regioni, al Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, ha creato qualche problema, rileva Legambiente.

Se per le funzioni investigative e repressive, così come per la perimetrazione delle aree percorse dal fuoco, non sono noti sinora elementi di particolare criticità (anche se moltissimi Comuni non aggiornano il catasto con le aree percorse dal fuoco come prevede la legge 353/2000), per le funzioni di contrasto e coordinamento delle azioni, emerge un’assenza di presidio territoriale da parte dei Vigili del Fuoco perché, a causa delle funzioni precedenti, era dislocato soprattutto nei principali centri urbani e, quindi, con pochi distaccamenti in aree montane. Legambiente sottolinea che le neoassunte funzioni di direzione delle operazioni di spegnimento (Dos) degli incendi boschivi, non risultano adeguatamente assicurate per numero di personale già specificamente formato presente nel Corpo. Anche gli automezzi andrebbero adeguati per raggiungere zone montane o rurali.

Le “colpe” dei Comuni

Il nuovo piano di Antincendio boschivo della Liguria evidenzia appunto che il mancato aggiornamento del catasto non permette di avere dati aggiornati e coerenti con l’effettiva realtà territoriale riscontrabile con sopralluoghi in campo o con l’analisi delle ortofotocarte oggi disponibili e aggiornate con cadenza triennale.

Le ortofotocarte proprio per il loro continuo aggiornamento permettono di analizzare con dettaglio le variazioni temporali nell’utilizzo dell’uso del suolo. Il territorio di Regione Liguria ha una superficie ricoperta da foreste tra i 387.170 ettari stimati dalla carta dei tipi forestali e i 397.531 ettari stimati dall’Infc 2015 pari a una quota tra il 71 e il 73% della superficie regionale, che rende la Liguria la regione più boscosa d’Italia rispetto alla propria superficie. La banca dati del catasto fornisce invece una superficie classificata come bosco pari a 267.410 ettari che risulta sottostimata di oltre il 30% rispetto alla superficie forestale più probabile fornita dalle altre fonti.

Confrontando i dati di superficie del 2005 con quelli 2015 si osserva un continuo aumento della superficie forestale ligure che in 10 anni è passata da 374.768 ettari a 397.531 ettari con una espansione annuale di circa 2.270 ettari a scapito quasi sempre di aree agricole di collina e montagna a causa dell’abbandono di molte attività rurali, questo trend risulta costante dal secondo dopoguerra.

I ritardi organizzativi, mancano i decreti attuativi

Sempre Legambiente evidenzia che il governo avrebbe dovuto emanare alcuni decreti molto importanti per rendere pienamente operativo il decreto legislativo di assorbimento del Corpo Forestale dello Stato in altre amministrazioni. Innanzitutto il ministro delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, d’intesa con il Mef e altri dicasteri, avrebbe dovuto emanare entro il 14 novembre 2016 un decreto ministeriale per definire le risorse finanziarie, i beni immobili in uso, gli strumenti, i mezzi, gli animali, gli apparati, le infrastrutture e ogni altra pertinenza del Corpo forestale dello Stato che sono trasferiti alle altre amministrazioni, tra cui quelle da destinare al Corpo nazionale dei vigili del fuoco per le attività di antincendio boschivo. Ancora oggi il decreto attuativo non è arrivato causando difficoltà operative negli interventi.
Un’altra azione che sarebbe dovuta arrivare ma che ancora non è stata eseguita, riguarda il ministro dell’Interno che, d’intesa con P.A. e Mef, avrebbe dovuto emanare entro il 13 dicembre 2016 un decreto ministeriale per l’individuazione, nell’ambito del Corpo nazionale dei vigili del fuoco, del servizio antincendio boschivo e la sua articolazione in strutture centrali e territoriali, e l’attività di coordinamento dei Nuclei operativi speciali e dei Centri operativi antincendio boschivo del Corpo forestale dello Stato, trasferita al Corpo nazionale dei vigili del fuoco, tramite le direzioni regionali.

Il problema è, come sempre, di risorse

Il piatto piange, anche in Liguria: un’interpellanza del Pd di inizio agosto aveva chiesto alla giunta se intendesse finanziare le voci di bilancio relative al coordinamento provinciale di volontariato, agli enti convenzionati e ai Comuni per il sostegno alle squadre di volontariato antincendio, l’assessore Stefano Mai aveva risposto che in fase di assestamento di bilancio, tra qualche mese, si impegnerà a trovare i fondi.

A fine 2015 proprio Stefano Mai aveva proposto e fatto deliberare uno stanziamento da suddividere tra i Comuni liguri di 388 mila euro per la prevenzione incendi e il potenziamento delle unità di volontari dell’antincendio boschivo.

Dal canto loro i Vigili del Fuoco, con un comunicato nazionale a firma della Fp Cgil, puntano il dito contro un ulteriore, enorme problema: il precariato impropriamente definito volontariato, che è pagato a prestazione e può indurre a tendenze funeste, come appiccare incendi pur di ottenere qualche soldo, senza contare la carenza di personale e un contratto fermo al palo da anni (ora in discussione). L’ultimo decreto Madia ha stabilito 400 nuove assunzioni a livello nazionale, una cifra comunque inferiore agli 850 carabinieri per esempio.

Ecco nella tabella i finanziamenti degli ultimi anni

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Le pene

Dal punto di vista degli strumenti normativi, Legambiente rileva che qualche strumento in più per combattere tutto questo esiste. “Anche contro gli incendi boschivi si sta dimostrando l’efficacia della legge 68 che ha inserito gli ecoreati nel codice penale. Inseguendo i criminali del fuoco sempre più spesso, gli investigatori contestano, insieme al delitto di incendio doloso, anche l’inquinamento ambientale (uno dei nuovi delitti introdotti dalla legge 68/2015). Tuttavia per questo tipo di reato si può applicare il ben più grave delitto di disastro ambientale che usa la mano dura contro chi attenta alla salubrità degli ecosistemi, che prevede fino a 15 anni di reclusione più le aggravanti”.

 

 

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