Il governo ha impugnato la legge regionale n.13 del 2017  che modifica  le norme per l’assegnazione delle case popolari.

Secondo il governo, una norma del provvedimento  riguardante i requisiti per l’assegnazione degli alloggi di edilizia residenziale pubblica contrasta con la normativa europea e viola l’art. 117, primo comma, della Costituzione.

L’art. 117, I° comma, dispone che l’esercizio della potestà legislativa dello Stato e delle Regioni sia condizionata dal rispetto degli obblighi internazionali. La legge regionale impugnata prevede che gli stranieri per entrare nelle liste di attribuzione degli alloggi popolari debbano essere regolarmente residenti in Italia da 10 anni e da cinque nella Regione.

«Siamo ancora in attesa di conoscere le motivazioni complete, ma non faremo nessun passo indietro e siamo pronti a presentare ricorso alla Corte Costituzionale» annuncia l’assessore regionale all’Edilizia Marco Scajola.

«Restano tutti i principi che abbiamo introdotto – osserva Scajola – e cioè la tutela per le donne sole, gli ultra 65enni, i genitori separati, le forze dell’ordine, le famiglie con portatori di handicap, quindi la legge è salva. Questa è un impugnativa e non una decadenza, aspettiamo la notifica delle motivazioni».

Secondo l’assessore, «i dieci anni vengono da una scelta di buon senso che la nostra amministrazione ha voluto fare, basata sulla richiesta degli stessi cittadini, ma anche su norme del governo nazionale che, con la legge 133 del 2008 riconosce i dieci anni di residenza in Italia e i cinque anni di residenza sul territorio regionale. Pertanto quello che il Governo sta facendo non è serio, visto che colpisce una norma che si muove sulla scia di quella nazionale».

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