Un intervento complesso quello che è stato necessario per far ripartire il depuratore di Cornigliano, che tornerà nuovamente a regime tra circa 4 settimane, quando si sarà nuovamente formata la massa biologica necessaria per la depurazione. Nel frattempo, tra circa tre mesi, dovrebbe essere attivata la condotta a mare che eviterà lo scarico nel Polcevera come vuole la legge regionale del 1995 (anche se non c’è nulla di illegale nella situazione attuale, visto che il depuratore è regolarmente autorizzato).

Per far capire la complessità dell’intervento, il gruppo Iren ha convocato una conferenza stampa in cui Marco Fiorini, responsabile del servizio di acque reflue di Ireti, ha illustrato le motivazioni per cui dal blocco del 23 maggio si è arrivati sino a oggi: «Un depuratore non si può spegnere con un interruttore. Dopo aver fatto tutte le verifiche sulle parti accessibili abbiamo scoperto che il guasto era nella ralla che consente al carro ponte del sedimentatore finale di muoversi e ruotare». Il sedimentatore finale fa parte della parte conclusiva del’impianto, in cui vengono separati i fanghi e le acque poi rilasciate all’esterno. Per svuotare la vasca di 4 mila metri cubi (circa 4 milioni di litri) è occorso un mese. «Trattandosi di un impianto del 1978 – precisa Fiorini – abbiamo dovuto anche adattare un pezzo sostitutivo non perfettamente identico a quello originale, perché altrimenti i tempi di consegna sarebbero stati biblici». Il fatto che il sedimentatore sia sotto una copertura “a pallone” ha anche complicato lo smontaggio e la posa: non si è potuto utilizzare una gru per toglierlo e metterlo.

Le tempistiche sono state così lente anche per non mettere in crisi il trattamento fanghi, quello perfettamente funzionante. I montaggi sono cominciati a metà luglio, mentre gli operatori di Ireti hanno utilizzato i momenti di fermo impianto per effettuare manutenzioni straordinarie sulle vasche di ossidazione e le turbine.

Ancora odori per circa un mese dunque, «il fatto che il Polcevera sia quasi in secca non aiuta – dice Fiorini, che aggiunge – però le alte temperature ci aiutano, d’inverno avremmo impiegato da tre a sei mesi e per accelerare il processo si sta inoculando il fango già formato da altri impianti».

La condotta a mare esiste già, ma occorre prima una verifica nella parte che solo recentemente è stata affidata a Iren: quella ex Ilva in cui sorgerà il nuovo depuratore centrale, che sostituirà quello di Cornigliano e raccoglierà i fanghi di quello di Sestri, di Punta Vagno e della Darsena, in questo modo verrà chiuso l’impianto di trattamento fanghi della Volpara, altra area in sofferenza per gli odori.

La condotta in giallo (linea continua) è quella su cui si concentreranno le verifiche, in linea tratteggiata una condotta precedente su cui non è possibile fare verifiche, in rosso le opere già realizzate da Iren

Il nuovo depuratore coprirà inizialmente un’area di 7500 mq e poi di 15 mila (dove attualmente sono dislocati i container). Le opere propedeutiche (tra cui le tubature appunto) sono già state realizzate da Iren. Dopo il superamento del contenzioso con Autostrade (di cui abbiamo parlato qui), arriverà il progetto definitivo (entro fine anno). La Città Metropolitana convocherà la conferenza dei servizi e, nel caso tutto filasse liscio, nel 2021 entrerà in funzione il trattamento fanghi, successivamente verrà costruito il secondo lotto della linea acque. La tecnologia sarà mbr, a membrane di ultrafiltrazione, già usata per gli impianti di Quinto, Santa Margherita Ligure e Recco (oltre che Rapallo, in costruzione). Anche l’impatto visivo sarà molto meno “importante”, visto che la tecnologia migliora anche da quel punto di vista.

Rendering del nuovo depuratore

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