Il nervosismo osservato sui mercati la scorsa settimana offre ragione e conferma a chi, come Banca Cesare Ponti, raccomanda da alcune settimane un atteggiamento più tattico e improntato alla cautela per i mesi estivi (luglio/settembre).

Un semplice cenno di Draghi, al Lisbona Forum dei banchieri centrali, all’operare di forze reflazionistiche in Eurozona, interpretato dagli operatori come un preludio a imminenti manovre di normalizzazione della politica monetaria (“exit strategy”) prima della fine del 2017, è bastato a scatenare una violenta reazione ribassista sui mercati: l’euro ha accelerato la sua recente fase di apprezzamento, superando quota 1,14 contro il dollaro statunitense, mentre il rendimento del titolo governativo (bund) decennale tedesco è praticamente raddoppiato in poche sedute da quota 0,24% a quota 0,45% (il rendimento del nostro Btp decennale è anch’esso cresciuto dall’1,90% al 2,10%, con lo spread rispetto all’omologo tedesco rimasto, però, invariato in area 165 punti base).

Non meno evidenti sono scattate le attese prese di profitto sui principali listini azionari, dove si è nuovamente distinto in negativo il comparto bancario, al contrario di petroliferi e materie prime che hanno iniziato una fase di recupero, aiutati dal recupero delle quotazioni del petrolio, dopo le forti vendite delle settimane precedenti. Ribassi nel complesso rientrati dopo le rassicurazioni di alcuni membri del Comitato Direttivo Bce che la graduale riduzione del Quantitative Easing certamente non avverrà prima della fine di quest’anno (gli analisti ipotizzano non prima della primavera 2018 e, comunque, non prima dell’avvio della “exit strategy” o “tapering” da parte della banca centrale statunitense, la Fed).

A livello di dati economici:

  • negli Stati Uniti, l’accelerazione dell’indice di fiducia dei consumatori del Conference Board e del Richmond Fed Manufacturing Index, la revisione al rialzo dell’indice di fiducia dell’Università del Michigan e dei dati di Pil per il I trimestre dell’anno (da +1,2% a +1,4%), hanno determinato un cauto ottimismo sulla tenuta e gli sviluppi attesi dell’economia americana;
  • nell’Eurozona, l’accelerazione della base monetaria M3 e dell’indice di fiducia economica hanno confermato il buon momentum congiunturale dell’area nel suo complesso, nonostante l’ennesimo (anche se più contenuto) rallentamento dall’1,4% all’1,3%  del  tasso di crescita dei prezzi al consumo (stima flash) di giugno;
  • in Cina, buone le indicazioni dei PMI di maggio, in accelerazione su entrambi i comparti manifatturiero e servizi.

Questa settimana

  • negli Stati Uniti, sulla base delle stime mediane degli analisti redatte da Bloomberg, le indagini ISM dovrebbero registrare un’accelerazione dell’attività economica per il comparto manifatturiero (consensus: 55,2; prec.: 54,9) ed un rallentamento nel tasso di crescita del settore servizi (consensus: 56,5; prec.: 56,9); attesissimi, come ogni primo venerdì del mese, i dati del mercato del lavoro di giugno: per i nuovi posti di lavoro creati dal comparto non agricolo, gli analisti prevedono una crescita di 177.000 unità, con un tasso di disoccupazione fermo al 4,3% e una crescita del salario orario medio del 2,6% a/a rispetto al 2,5% di maggio; importanti anche le minute della riunione del FOMC dello scorso 14 giugno. Complessivamente, ci attendiamo evidenze di accelerazione della crescita economica.
  • in Eurozona, attese le vendite al dettaglio di maggio (consensus: 2,3%; prec.: 2,5%) e la conferma di un consolidamento della crescita per l’Eurozona.

Il posizionamento di portafoglio di Banca Cesare Ponti

Nel medio termine (12/18 mesi), il contesto economico e finanziario globale di moderata crescita economica, bassi tassi d’interesse, inflazione contenuta e bassa volatilità, permane favorevole alle classi di attivo rischiose (azionario, materie prime, obbligazionario “high yield” ed “emergente”), per il cui inserimento in portafoglio suggeriamo “piani programmati e periodici di accumulo”.

Nel breve termine, per i mesi estivi (luglio/settembre), continuiamo a mantenere un approccio complessivamente più tattico e prudente, non escludendo un risveglio della volatilità, scaturito da un qualsiasi “event risk” inatteso, con conseguente improvviso “sell-off” anche significativo per le azioni (anche europee) e le obbligazioni “high yield” ed “emergenti”.

Da considerare, visto anche il recente marcato e rapido apprezzamento dell’euro, probabilmente, dovuto a un momentum di crescita dell’Eurozona sorprendentemente robusto e difficilmente replicabile nei prossimi mesi, un’adeguata diversificazione valutaria per i portafogli sotto-pesati di divise alternative all’euro.

Analogamente, da considerare, tenuto conto delle più recenti diminuzioni e delle previsioni di una domanda globale in possibile nuova accelerazione nel secondo semestre, un’esposizione coerente col profilo di rischio dell’investitore al comparto materie prime.

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