Un invito a scoprire le opportunità della provincia cinese del Guangdong, ma anche a credere nell’e-commerce cross boarder, viste le agevolazioni e la fame di prodotti italiani che c’è in Cina.

A Genova mattinata dedicata alle imprese e alle possibilità di fare business nell’estremo Oriente, con la visita del ministro consigliere dell’Ambasciata della Repubblica Popolare Cinese in Italia Xu Xiaofeng, del segretario generale del consiglio cinese per la promozione e il commercio internazionale di Guangdong Ao Yan e di due “operativi” sul territorio italiano, che hanno raccontato quali sono i settori più interessanti per sbarcare in Cina e fare business.

«Le aziende liguri – spiega Mo Wang, responsabile dell’ufficio economico e commerciale del Guangdong (che ha sede a Milano) – hanno la forza della ricerca e della tecnologia, manca solo il modo giusto per collaborare».

Wang elenca i settori, in primis l’high tech applicato al mare: «La regione di Guangdong ha 34 porti marini e 41 porti interni. Shenzhen è il terzo porto mondiale, Guangzhou è il terzo in Cina, gli investimenti sono cospicui: 80 milioni per l’upgrade dello scalo per le automobili, 800 milioni per rendere Shenzhen il porto più avanzato del mondo dal punto di vista tecnologico».

Wang sottolinea che c’è spazio anche per le imprese che si occupano di protezione dell’ambiente e fonti di energia come l’idrato di gas naturale, l’eolico e l’oil & gas offshore.

Altri settori in cui i cinesi cercano partnership sono la sicurezza e la qualità della vita: «Il progetto di parco ecologico lanciato 3 anni fa permette joint venture e agevolazioni fiscali».

Un altro ambito riguarda le smart factory e le smart city, un esempio? La metropolitana di superficie low-cost targata Byd, costruttore di veicoli ecologici.

Altri possibili settori in cui si può trovare terreno fertile sono la sanità e le scienze della vita: nel 2020 il 15% della popolazione avrà più di 65 anni, in pratica 150 milioni di persone. Nel 2050 la percentuale salirà al 30%: «Dall’immobiliare specializzato in sanità, a chi si occupa di tecnologia per anziani – dice Wang – ci sono motivi per investire in Cina, visto che sono state recentemente abbassate le barriere all’ingresso per avere una scelta più ampia».

La platea durante la presentazione di Sofia Zhao

L’altra grande fetta di mercato in cui la Cina sta invitando le imprese italiane a entrare è l’e-commerce, come spiega Sofia Zhao, finance manager di Alog Italy srl, società che si occupa in modo specifico del cosiddetto e-commerce cross border: «C’è fame di prodotti italiani – racconta – i cinesi stanno diventando più ricchi e hanno voglia di spendere in prodotti di qualità». Alog, fondata nel 2004, è una società partecipata dai grandi colossi dell’e-commerce cinese, a partire da Alibaba, che l’11 novembre ha fatturato 16,3 milioni di euro nella cosiddetta “giornata del consumo”.

In Cina la vendita online ha superato quella tradizionale, i principali acquirenti sono giovani (23-35 anni) e donne (70%) con reddito medio alto. «Un cosmetico che ha un costo base di 100 euro – sottolinea Zhao – avrà un costo finale di 167,31 euro in un negozio cinese, 130 euro usando l’e-commerce». Inoltre l’e-commerce cross boarder permette per esempio di bypassare uno dei divieti più contestati da altri fronti: la vendita di prodotti non testati su animali (in Cina è vietato commerciare cosmetici “animal friendly”).

I prodotti più venduti sono i cosmetici, i prodotti per la prima infanzia, quelli di lusso e moda, l’elettronica e i prodotti da cucina. Tra i primi 5 Paesi da cui i cinesi comprano non c’è l’Italia.

Per questo Alog sta facendo “scouting” in Italia: «La nostra specialità è la filiera logistica, abbiamo più di 500 mila metri quadrati di magazzini in 318 città della Cina, gestiamo 400 mila ordini al giorno e abbiamo 10 mila dipendenti». Il primo magazzino in Europa è stato allestito in Italia, ma gli spazi sono in espansione ovunque.

I liguri già in Cina, case history

Alcune imprese liguri hanno capito le potenzialità e da anni operano in Cina: Esaote ha 200 dipendenti in Cina, nel Guangdong, visto che il Paese offre «una crescita interessante sia di volumi sia di marginalità – spiega Massimo Rosa, chief global marketing officer – assembliamo ecografi per il mercato cinese, ne abbiamo installato quattromila. Ne assembliamo 600 all’anno». L’investimento in ricerca e sviluppo, unito a un patrimonio umano e ingegneristico importante, ha consentito a Esaote di espandersi e conquistare il 5% del mercato cinese: «38 milioni di vendite su un totale di mercato di 2 miliardi, considerando che l’intero mercato italiano vale 150 milioni, possiamo pensare a prospettive interessanti», evidenzia Rosa. La marcia in più è stata anche instaurare un rapporto diretto con i clinici cinesi, creando un interscambio fruttuoso.

Carlo Doldi, amministratore unico di Azienda Chimica Genovese, ha scoperto la Cina nel 1994, oggi la sua azienda ha 70 dipendenti, di cui una ventina laggiù. È diventato il primo fornitore di impianti di trattamento delle acque nel settore navale, prendendo come clienti armatori e cantieri navali. Grazie al supporto di Simest (Società del gruppo Cassa depositi e prestiti per le imprese a capitale misto all’estero), si è allargata, acquistando nuovi uffici di rappresentanza. Ad oggi Agc ha fornito 800 impianti a compratori cinesi: «Il futuro? – annuncia Doldi – le navi da crociera che stanno costruendo in Cina».

Simest, citata da Doldi, insieme a Sace, è uno dei supporti finanziari a disposizione. Non è un caso che tra i relatori ci fosse Flavio Pelassa, senior account manager di Sace per Piemonte e Liguria.

Prossimo appuntamento con gli albanesi

L’evento di oggi conclude una settimana dedicata alle opportunità di business all’estero, con la visita di una delegazione dagli Emirati Arabi: «Siamo soddisfatti – dice Ivan Pitto, presidente di Liguria International – c’è stata parecchia partecipazione. Non è finita, il 17 e il 18 luglio ospiteremo un gruppo dall’Albania, con il vicesindaco di Tirana, concentrandoci sull’high tech. Visiteranno Liguria digitale e presenteranno le opportunità di business ad alcune aziende locali in collaborazione con Confindustria Genova».

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