E ora? Si aspetta l’incontro tra i governi italiano e francese di martedì ma il caso Fincantieri – Stx France (cantiere di Saint Nazaire) è complicato.

Il colosso navalmeccanico italiano nel gennaio scorso aveva regolarmente acquisito, come “miglior offerente”, Stx France dal tribunale di Seoul, rilevando il 66,66% di cui era proprietario il gruppo coreano Stx Offshore&Shipbuilding, finito in cattive acque. Il 33,34% era in mano allo Stato francese. Se l’europeismo e il libero mercato fossero sempre messi coerentemente in pratica, la vicenda si sarebbe conclusa allora, in gennaio. Il governo francese non aveva il controllo del cantiere neppure prima dell’arrivo di Fincantieri e, oltretutto, il socio di magioranza sarebbe stato europeo. Invece è stato subito braccio di ferro.

Già il governo Hollande aveva respinto l’ipotesi di Fincantieri con il 66,6% di Saint Nazaire. Dopo trattative si era giunti a un accordo per cui il gruppo guidato da Giuseppe Bono avrebbe lasciato parte della sua quota alla Fondazione Cassa di Risparmio di Trieste. Ma uno dei primi passi dell’europeista Emmanuel Macron è stata proprio la richiesta di ridiscutere quell’intesa. Non solo. Poiché il 29 luglio sarebbe scaduto il diritto di opzione che aveva il governo francese, Macron l’ha esercitato, acquisendo così il 100% di Stx.

È una soluzione temporanea, si sono affrettati a precisare Macron e i suoi ministri, e in questo sono sinceri. La scadenza del 29 luglio limitava la libertà d’azione del governo transalpino, ora si riparte da zero, tra promesse di collaborazione e dichiarazioni di benvenuto agli “amici italiani”. Non fosse che con i dispetti non si conducono le aziende e non si governano i paesi, verrebbe da augurarsi che Fincantieri rispondesse: «avete voluto il 100%? Ora tenetevelo». Perché pochi, al mondo, sono in grado di gestire il cantiere francese e se da Trieste facessero un passo indietro il governo d’Oltralpe rimarrebbe con ben più di un cerino acceso in mano.

Ma i dispetti non pagano in economia e in politica, e quindi le parti lavoreranno per trovare un’intesa. Anche perché l’ostinazione dei francesi nello sbarrare il passo a Fincantieri non dipende, o non dipende soltanto, dalla loro tradizione nazionalista e statalista. In ballo c’è qualcosa di molto concreto. Stx ha anche una divisione che opera nel militare, ovviamente considerata strategica dal governo della Francia. Attualmente il ramo militare non ha molto, il cantiere sta lavorando in prevalenza nel comparto crocieristico, ma è attrezzato, come competenze e come strutture, per ricevere commesse nella difesa. Fincantieri è uno storico competitore delle industrie francesi nel militare. Nel giugno 2016 ha inflitto una dura sconfitta alle imprese transalpine (guidate da Dcns, che Hollande voleva nella compagnie azionaria di Stx France insieme con gli italiani) vincendo una commessa per la fornitura di sette navi di nuova generazione alla Marina del Qatar. Il contratto per il gruppo navalmeccanico vale quasi quattro miliardi di euro ma con Fincantieri ha vinto l’industria italiana: Mbda Italia e Leonardo-Finmeccanica in particolare. Leonardo è responsabile della fornitura integrata del sistema di combattimento delle nuove unità navali, i principali radar e sensori di bordo e sottosistemi di difesa, incluso i sistemi d’arma di medio calibro da 76/62 e di piccolo calibro da 30 mm, il sistema di protezione anti-siluro, il mine avoidance sonar Thesan, e, in collaborazione con Mbda, il sistema missilistico. La fornitura comprende inoltre attività di supporto logistico integrato di lungo periodo. Infine, Fincantieri anche se quotata in Borsa è partecipata dallo Stato italiano, e Macron si trova a dover decidere se cedere un’azienda stategica per la Francia a un altro paese, sia pure europeo. Sono quindi in gioco interessi nazionali, che chiamano in causa anche i governi. Vedremo martedì se i nostri ministri e quelli francesi riusciranno a trovare una soluzione

 

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