«Il marmo di Carrara, l’industria del marmo, la filiera del marmo, il distretto del marmo oggi voltano pagina». Lo ha dichiarato Erich Lucchetti, presidente della delegazione Confindustria di Massa, alla presentazione del bilancio sociale di responsabilità del settore del marmo di Carrara affidato da Confindustria Livorno-Massa Carrara e degli industriali del settore lapideo di Massa Carrara all’Alta scuola impresa e società dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.

«Oggi noi del marmo di Carrara – ha spiegato Lucchetti – presentiamo un bilancio di sostenibilià che è davvero il segno di un cambiamento profondo, radicale. Per anni tutti, noi per primi, ci siamo cullati nell’idea che il marmo fosse percepito come la ragione di esistere, la motivazione principale della nostra comunità estesa. Ci siamo anche cullati nell’idea che nelle vene del marmo fosse tracciato il passato, il presente e il futuro di questo nostro territorio, pensando ancora che il marmo di Carrara fosse la motivazione tangibile di un orgoglio comune. Non ci siamo accorti che la scarsa conoscenza e anche la carente capacità di parlare, raccontare, condividere, stava creando una frattura innaturale fra le aziende, gli operatori, i lavoratori che di marmo e nel marmo vivono, e gli altri. Il silenzio si è trasformato in difetto di conoscenza, per poi diventare man mano scollamento, incomprensione, astio, contrapposizione. Ed ecco perché questa giornata deve segnare un cambiamento sostanziale. Spetta a noi che nel marmo lavoriamo, che siamo rimasti testimoni dell’unico e ineguagliabile valore di una pietra che sui mercati internazionali è uno dei simboli autentici dell’italianità, effettuare un gigantesco passo in avanti».

«Abbiamo sbagliato – ha aggiunto Lucchetti – se una comunità quasi mono-prodotto detesta chi in questo prodotto è immerso sino alla cintola, c’è qualcosa di profondamente sbagliato. Diciamolo: abbiamo fatto errori imperdonabili perdendo il contatto, l’empatia con il territorio e la nostra comunità. E allora ci siamo richiusi in noi stessi, limitando anche la nostra capacità di far sapere fuori da un territorio diventato quasi ostile, che razza di professionalità eccezionali sono presenti qui da noi».

Quindi «il bilancio di sostenibilità è davvero un cambio di passo, è la scelta del settore lapideo nella provincia di Massa Carrara, di varare un’iniziativa che, insieme alla costituzione della Fondazione Marmo e della società Carrara Marble Way, dedicata alla migliore gestione e utilizzo dei cosiddetti “derivati dell’escavazione”, non resti un fatto isolato, ma il primo passo di una strategia che per altro fa parte delle azioni prefissate nel mio mandato di presidenza della Delegazione di Massa Carrara».

Ecco i dati principali:

dal 2001 a oggi l’estrazione di marmo e materiali lapidei nella provincia di Massa Carrara è calato del 37% sino al livello attuale di 3,3 milioni di tonnellate; in calo anche i blocchi estratti (-15% sul 2001); oltre il 40% dei blocchi è lavorato in Provincia che provvede il 35,7 dell’export di marmi lavorati dell’Italia: il marmo rappresenta con 1200 aziende il 12% del Pil provinciale con 5000 addetti fra diretti e indiretti e altri 3000 nell’indotto; l’occupazione per anni in flessione a causa della scomparsa delle attività di lavorazione del granito, è oggi in tenuta; il fatturato consolidato del settore sfiora il miliardo di euro.

Il Distretto lapideo apuo-versiliese si estende a cavallo delle Province di Massa Carrara e Lucca. Comprende i Comuni di Carrara, Fivizzano, Massa, Minucciano, Montignoso, in provincia di Massa Carrara, e Piazza al Serchio, Pietrasanta, Seravezza Stazzema e Vagli di Sotto in quella di Lucca. La produzione del Distretto Lapideo è costituita dai blocchi di marmo estratti dalle cave e dai prodotti lavorati di marmo, granito e altre pietre.

 

 

 

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