La Bce ha lasciato invariati i tassi di riferimento (con quello sui depositi delle banche presso l’istituto centrale sempre a -0,40%) e l’ampiezza del programma di acquisto mensile di titoli (60 miliardi di euro), rivedendo al rialzo le previsioni di crescita economica, ma al ribasso quelle sull’inflazione, anche per l’effetto della recente correzione dei prezzi delle materie prime energetiche. Gli operatori hanno, così, rivisto al ribasso le probabilità nel breve termine di aggressive manovre di “tapering” ovvero di riduzione degli attuali stimoli monetari non convenzionali e, conseguentemente, indebolito il cambio dell’euro contro il dollaro statunitense, in attesa della prossima riunione del 13-14 giugno della Banca centrale statunitense.

La politica ha nuovamente attirato l’attenzione, a cominciare dal Regno Unito, dove il partito della premier Theresa May non è riuscito ad aggiudicarsi la maggioranza auspicata per poter negoziare una “hard Brexit” nelle ormai imminenti trattative con l’Unione Europea, dovendosi accontentare di un governo di minoranza con l’appoggio esterno degli indipendentisti scozzesi, uno scenario che, tenuto anche conto degli alert di Moody’s e S&P sulla qualità del credito britannico, non promette bene per la sterlina inglese, sotto pressione sia contro euro che contro dollaro statunitense.

Sul fronte politico italiano, la prospettiva di elezioni politiche non più così ravvicinate, come temuto nelle scorse due settimane, ha permesso ai titoli del Tesoro italiano un poderoso rally, con il rendimento del Btp decennale tornato a ridosso del 2% e lo spread di rendimento verso l’omologo titolo governativo tedesco tornato sotto i 180 punti base.

Grande attenzione anche sull’esito delle elezioni legislative francesi, che, in vista del ballottaggio del prossimo 18 giugno, vede confermata la netta affermazione del neo-presidente Emmanuel Macron, di fatto, prossimo alla maggioranza assoluta.

L’Ocse, presentando il suo ultimo World Economic Outlook, prevede un’economia mondiale in accelerazione per i prossimi mesi, grazie al miglioramento degli indicatori di fiducia, di commercio mondiale e dal recupero dei corsi delle materie prime.(World GDP 2016: 3%; 2017: 3,5%; 2018: 3,6%).

Negli Sati Uniti, l’ISM servizi, pur mantenendosi ampiamente in territorio espansivo, ha registrato una decelerazione superiore alle stime degli analisti (eff.: 56,9; consensus: 57,1; prec.: 57,5).

In Eurozona, positivi i dati delle vendite al dettaglio, cresciute su base tendenziale del 2,5% (attese: 2,1%; prec. rivisto da 2,3% a 2,5%) e quelli rivisti del Pil per il I trimestre (eff.: 1,9%; attese: 1,7%; prec.: 1,7%).

In Cina, positivi i dati dell’interscambio con l’estero, con una accelerazione sia delle esportazioni (eff: 22,1%; attese: 16,%) che delle importazioni  (eff.: 15,5%; attese: 13,5%); quarto mese consecutivo di rialzo per le riserve valutarie a 3.053,6 miliardi di dollari (prec.: 3.029,53), a conferma dell’apprezzamento nelle ultime settimane del cambio dello yuan contro dollaro statunitense; inflazione al consumo in accelerazione dall’1,2% all’1,5%.

Cosa guardiamo questa settimana: negli Stati Uniti, oltre ai dati su prezzi al consumo (consensus: 2% a/a; prec.: 2,2%) e vendite al dettaglio (eff. 0,1%% m/m, prec. 0,4%), l’appuntamento di maggior rilievo è il meeting Fed del 13-14 giugno, con l’ampia maggioranza degli analisti che si attende un rialzo dello 0,25% dei Fed Fund rates al nuovo range 1%-1,25%; a livello di indicazioni congiunturali, complessivamente tiepide degli ultimi mesi, ci aspettiamo che la banca centrale continuerà a porre un’enfasi più marcata sui rischi di ribasso per la crescita economica rispetto ai rischi di rialzo del tasso di inflazione.

In Eurozona, oltre al consueto sondaggio mensile Zew (13 giugno), di grande rilievo incontro in Lussemburgo dei ministri delle finanze di UE/Eurozona (15 e 16 giugno). In Cina attesi stabili o in leggero rallentamento i dati sulle vendite al dettaglio (consensus: 10,7% a/a) e della produzione industriale (consensus: 6,4%; prec.: 6,5%).

Nel medio termine, il contesto economico e finanziario globale di moderata crescita economica, bassi tassi d’interesse, inflazione benigna e bassa volatilità, rimane favorevole alle classi di attivo rischiose (azionario, materie prime, obbligazionario “high yield” ed “emergente”), per il cui inserimento in portafoglio suggeriamo “piani programmati e periodici di accumulo”.

Tuttavia, nel breve termine e, in particolare, per i mesi estivi (maggio/settembre), gli esperti preferiscono mantenere un approccio complessivamente più tattico e prudente, non escludendo un ritorno della volatilità, con implicazioni ribassiste, repentine e anche di una certa entità, per gli strumenti d’investimento più rischiosi, come le azioni (anche europee) e le obbligazioni societarie “high yield” e del debito emergente, anche a seguito di un eventuale evento inatteso (per esempio, ulteriori sviluppi per la Casa Bianca delle vicende “Russia-gate”).

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