Gli ultimi dati economici, al di sotto delle aspettative degli analisti, evidenziano che l’economia mondiale sta mostrando qualche segnale di rallentamento fisiologico.

Negli Stati Uniti ha deluso il mercato del lavoro di maggio, con una crescita inferiore alle attese dei nuovi posti di lavoro del comparto non agricolo (138 mila contro 182 mila previsti) e la revisione al ribasso del dato di aprile (da 211 mila a 174 mila) e i salari medi orari medi cresciuti del 2,5% (come in aprile) contro una previsione del 2,6%; il tasso di disoccupazione è, però, sceso dal 4,4% al 4,3%; nel comparto privato, invece, crescono a 253 mila (più delle attese a 180 mila) le nuove buste paga; bene l’Ism manifatturiero di maggio, soprattutto, dal lato dei nuovi ordinativi.

In Eurozona, dopo il massimo pluriennale di aprile a 109,7 punti, l’indicatore di fiducia della Commissione Europea rallenta a 109,2 (previsti 110); sottotono, anche rispetto al target Bce di un avvicinamento durevole e sostenibile al target del 2%, i dati dell’inflazione al consumo di maggio, con la “headline” a +1,4% contro il +1,9% di aprile e una previsione a +1,5% e la “core” (depurata dalle variazioni stagionali di energia e alimentari) a +0,9% contro il +1,2% di aprile.

In Cina, accelerano gli indici anticipatori Pmi maggio dei comparti manifattura e servizi.

La World Bank prevede, comunque, per il 2017 un’accelerazione della crescita mondiale al 2,7%, grazie al miglioramento del settore manifatturiero, del commercio mondiale e del clima di fiducia, a condizioni finanziarie più favorevoli e alla stabilizzazione dei prezzi delle materie prime.

Dopo il report occupazionale Usa, nuovo e veloce calo dei tassi decennali statunitensi (in area 2,15-2,17% ai minimi dallo scorso novembre) e tedeschi (tornati sotto area 0,30%), con un ulteriore appiattimento della curva dei tassi (differenziale di rendimento tra il governativo a 10 e a 2 anni statunitensi a 88 punti base), a seguito dell’aspettativa di una Fed più benigna nella seconda parte dell’anno: calano, infatti, le probabilità di ulteriori rialzi dei tassi ufficiali dopo l’atteso aumento di 25 punti base alla prossima riunione del 13-14 giugno.

Nuovamente in rialzo il cambio Eur/Usd in area 1,125 e anche sopra (1,1285), dopo il timido tentativo di recupero del biglietto verde la scorsa settimana (da 1,1275 a 1,116).

Nonostante il persistere di rischi geopolitici, la propensione globale al rischio (con l’indice di volatilità Vix sull’S&P500 sui minimi assoluti) rimane a supporto dei mercati azionari (USA e Giappone, in particolare) e obbligazionari societari “ad alto rendimento” (“high yield” o “speculative grade”), del debito emergente (in valuta sia forte che locale) e dei governativi periferici dell’Eurozona, con l’eccezione del Btp decennale italiano, risalito al 2,30% di rendimento e a 200 punti base di spread verso il bund tedesco pari scadenza, a seguito delle nuove incertezze politiche in vista di possibili di elezioni anticipate, seppur illuminate dalla prospettiva di imminente approvazione di una Legge Elettorale condivisa tra le principali forze politiche.

Ulteriore correzione del 2% per l’indice del comparto materie prime (Bloomberg Commodity PR hedged eur), a causa delle ridotte aspettative d’inflazione e, per il petrolio, delle dinamiche ancora aleatorie dell’offerta.

In Eurozona attesi i dati sulle vendita al dettaglio (eff.: 2,1%; prec.: 2,2%) e la riunione Bce (8 giugno), che dovrebbe lasciare invariati i tassi ufficiali e l’entità del suo QE attuale a 60 miliardi di euro. In Inghilterra da seguire le elezioni generali (8 giugno) e le conseguenti reazioni sul cambio della sterlina inglese, verso la quale restiamo attendisti. 

Nel medio termine, il contesto economico e finanziario globale di moderata crescita economica, bassi tassi d’interesse, inflazione contenuta e bassa volatilità, permane favorevole alle classi di attivo rischiose (azionario, materie prime, obbligazionario “high yield” ed “emergente”, obbligazionario governativo periferico dell’Eurozona), per il cui inserimento in portafoglio suggeriamo “piani programmati e periodici di accumulo”.

Tuttavia, nel breve termine e, in particolare, per i mesi estivi (maggio/settembre), preferiamo mantenere un approccio complessivamente più tattico e prudente, non escludendo un risveglio della volatilità, con implicazioni ribassiste per gli strumenti d’investimento più rischiosi, come le azioni (anche europee) e le obbligazioni societarie “high yield” e quelle del debito emergente. Un qualsiasi “event risk” inatteso (per esempio, ulteriori sviluppi per la Casa Bianca delle vicende “Russia-gate”) potrebbe causare un “sell-off” anche significativo.

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