Settimana positiva per i principali mercati finanziari, soprattutto europei. Negli Usa segnaliamo una Fed orientata ad alzare i tassi ufficiali probabilmente già a giugno, valutato come transitorio il rallentamento della stima preliminare sul Pil del I trimestre uscita la scorsa settimana. Il report sul mercato del lavoro che, in aprile, conferma il buon stato di salute dell’economia statunitense con un tasso di disoccupazione al 4,4%, minimo dal 2007, mentre l’ultimo round di annunci societari è nuovamente positivo e sopra le attese degli analisti.

Hanno, invece, preoccupato le tensioni sui tassi cinesi overnight (cosiddetto denaro caldo per le operazioni di rifinanziamento a breve o brevissima durata), a causa di un’improvvisa stretta monetaria decisa dalla Banca Centrale, per meglio controllare l’espansione del credito e, contemporaneamente, contrastare il fenomeno del cosiddetto shadow banking (il sistema, parallelo e meno visibile dei più piccoli, ma numerosi, Operatori attivi nel finanziamento a piccole imprese e persone fisiche). Criticità anche dal fronte delle materie prime (petrolio e metalli industriali), col crollo dei prezzi dovuto a timori di un rallentamento dell’economia cinese, dopo l’improvvisa stretta sui tassi a breve e, nel caso del greggio, di un’offerta ancora abbondante in un contesto di scarsa coesione del cartello Opec dei Paesi produttori e di aumento della produzione americana di shale oil (grazie ai minori costi di produzione indotti dalle nuove tecnologie).

Questa settimana sotto osservazione per gli Stati Uniti le vendite al dettaglio di aprile, molto attese dopo la stima preliminare sorprendentemente deludente del Pil del I trimestre; atteso anche il dato sull’inflazione dei prezzi al consumo, dopo i numeri di marzo, negativi per la prima volta in 2 anni, ed anche in vista della prossima riunione Fed (in settimana parleranno diversi membri votanti del Fomc);

Nell’Eurozona l’unico dato di rilievo è quello relativo alla produzione industriale del mese di marzo mentre in  Cina i dati import ed export di aprile sono usciti in calo rispetto a marzo ed alle attese, ma migliori rispetto al 2016; da monitorare l’impatto futuro eventuale sulla domanda interna delle ultime azioni di politica monetaria della Banca Centrale e del calo dei prezzi delle materie prime.

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