Il consiglio regionale ha respinto con 16 voti contrari (maggioranza di centro destra) e 15 favorevoli (minoranza) l’ordine del giorno presentato dal gruppo Pd sul ritiro della proposta di legge presentata dal consigliere Andrea Costa (Gruppo misto Liguria Popolare) relativa all’abolizione del Parco di Montemarcello Magra e Vara.

I consiglieri regionali del Pd Raffaella Paita e Juri Michelucci commentano: «Il Pd ha messo la maggioranza di destra nella condizione di respingere una pdl, quella di Costa appunto, che danneggerebbe il nostro territorio e aprirebbe la strada a una politica di cementificazione. La maggioranza però non ha avuto modo di fermare Costa, che è il sedicesimo consigliere e tiene in ostaggio la loro maggioranza, e quindi hanno votato contro l’ordine del giorno del Pd. Ciò significa che, nonostante i maldestri tentativi di distinguo dell’assessore Mai, fatti quando il consigliere di Area popolare aveva presentato la sua proposta di legge, la destra intende abolire il Parco di Montemarcello».

Paita e Michelucci evidenziano: «Costa non ha agito in solitudine, ma si è fatto interprete della volontà di tutta la destra. A questo punto però ci viene un dubbio: ma come fa Costa, che è un esponente di un movimento politico che ha tra le proprie fila il ministro dell’Ambiente Galletti, da tempo impegnato in un’importante riforma dei parchi, a votare contro i parchi stessi? Una decisione gravissima e incredibile».

«La battaglia per abolire il parco per me rappresenta una questione di coerenza – ribatte Costa – la mia posizione è da sempre nota, fin da quando ricoprivo il ruolo di sindaco: purtroppo il Parco non ha avuto effetti positivi sul territorio, come del resto testimoniano anche le 46 discariche presenti nella vasta area di sua competenza. Per troppo tempo abbiamo fatto i conti con la cultura del proibizionismo assoluto che nulla ha a che fare con la salvaguardia dell’ambiente, che al contrario si tutela garantendo la presenza dell’uomo e delle sue attività. L’Ente Parco di fatto ha ostacolato qualsiasi attività umana, allontanando progressivamente l’uomo dal territorio. Sono state rese complicate anche le azioni più semplici, fatte da sempre in queste zone, come raccogliere legna secca sul greto del torrente. L’agricoltura è stata senza dubbio penalizzata: per entrare in un campo da coltivare con un trattore è necessario superare non poche formalità che spesso hanno scoraggiato anche i bene intenzionati. Il risultato è un territorio abbandonato a se stesso, ma incuria e abbandono portano purtroppo al dissesto idrogeologico».

Per il consigliere quindi il Parco non ha centrato i suoi obiettivi: «Non è sufficiente tracciare un confine sul territorio per tutelarlo. Ritengo che la gestione del territorio debba essere affidata ai sindaci, che rispondono direttamente ai cittadini».

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