Hanno voluto lasciare tali gli inglesismi, anche se poi si divertono a tradurre “waterfront” in “fronte do mâ”. Arcangelo Merella e Andrea Acquarone, presidente dell’associazione “Che l’Inse”, rispettivamente candidato sindaco e consigliere comunale della lista civica Ge9si (è lui ad aver tradotto il programma), hanno presentato il loro programma in genovese. «Un atto simbolico – spiega Merella – che abbiamo voluto fare perché teniamo al nostro patrimonio linguistico. Ci chiamiamo Ge9si e rendiamo omaggio a chi è nato qui, per valorizzare la nostra identità, visto che negli ultimi anni l’orgoglio dei genovesi è un po’ venuto meno».

Acquarone parla di una «Unna vixon strategica pe-o futuo da çittæ e di unna Zena consciente de le maexima, ma averta à o mondo», l’unico modo per affrontare le sfide di questo mondo globalizzato.

Il programma è diviso, come nella versione ufficiale in italiano, in tre grandi macrotemi – Zena Bella (Genova bella), Zena ch’a fonçioña, segua, vivibile! (Genova che funziona, sicura e vivibile), Zena ch’a l’ammia a-o futuo! (Genova che guarda al futuro). L’unica difficoltà? «La traduzione della parola ‘degrado’ che in lingua genovese non esiste», spiega Acquarone.

Genova come Barcellona? Con i cartelli in due lingue (castigliano e catalano?): «Non lo so – confessa Merella, c’era stato anche un esperimento in Piemonte e Lombardia su spinta della Lega, utile per tramandare la tradizione, per far capire le origini di una parola». Il genovese è anche la lingua del mugugno per eccellenza, ma Acquarone ricorda: «Vincenzo Serra a metà del 1800 diceva che sino al 1805 il genovese era la lingua dello Stato; in bocca ai popolani suonava in un modo, in bocca ai generali un altro, ecco noi vogliamo riscoprire il registro più alto».

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