Bizjournal Liguria ha inviato una serie di domande ai candidati sindaco di Genova. Pubblicheremo le risposte non appena le riceveremo.

Oggi è la volta di Marco Mori, candidato per Riscossa Italia, che fa una premessa: «Tutte le domande che avete formulato sono pienamente legittime e ben focalizzano gli evidenti problemi della città. Prima di affrontarle è necessario però fare una premessa, ovvero spiegare il problema che sta a monte di tutto. Ogni problema cittadino ha la sua radice nella mancanza “fisica” di denaro, manca moneta per intervenire su qualsiasi questione. Il punto da capire è che l’assenza di moneta non è un dato di fatto che un sindaco deve accettare pedissequamente, riducendo il suo ruolo a una sorta di commissario liquidatore. Invece questo è ciò per cui il sindaco deve lottare. La banca centrale può infatti emettere la quantità di moneta desiderata, non può mai finire i soldi, poiché semplicemente li crea, senza alcun controvalore o limite. Il problema genovese e nazionale sono solo i limiti di spesa pubblica imposti da norme giuridiche, che vietano espressamente che il denaro della banca centrale possa essere utilizzato per politiche espansive e ciò malgrado l’assenza assoluta di inflazione, dato che invece certifica inequivocabilmente che manca moneta nel sistema. L’attuale assetto normativo è deliberatamente creato per causare la crisi e imporci scelte politiche, come ha dichiarato testualmente, non già un noto complottista, ma un ministro della Repubblica come Orlando: “ormai poteri sovranazionali di natura economica e non democratica mettono il Parlamento davanti al fatto compiuto”. In ambito locale il patto di stabilità interno obbliga il sindaco ogni anno a togliere risorse finanziarie alla collettività, ogni spesa aggiuntiva richiede tagli ad altre voci di bilancio. Siccome tale assento è pesantemente incostituzionale, anzi è un vero delitto contro la personalità giuridica dello Stato che andrebbe sanzionato secondo il codice penale vigente, la nostra azione politica a Genova è funzionale a vincere questa battaglia, senza la quale tra cinque anni non solo non esisterà più la città, ma nemmeno esisterà l’Italia, avviata verso quella che potremmo chiamare “la grecizzazione” del Paese. La crisi non è alle spalle, i tempi più cupi, sono invece in arrivo. Avvisate Bucci!».

  • Con il rinvio della delibera Amiu-Iren, sarà la sua amministrazione e la sua maggioranza a dover gestire la questione. Quali soluzioni propone?

«La privatizzazione di Amiu è impensabile, sarebbe un ulteriore impoverimento della città. In un servizio pubblico in regime di monopolio, la tariffa è uguale al costo. Se consegniamo ai privati la tariffa sarà uguale al costo più il profitto dell’investitore. Non è un’opinione, ma un dato di fatto innegabile. Amiu ha bisogno di un piano industriale che guarda caso richiederebbe un massiccio investimento pubblico. La Corte Costituzionale con sentenza n. 275/16 ha già detto che è il bilancio a doversi piegare all’erogazione dei diritti fondamentali, dunque agiremo immediatamente contro il governo centrale, con una causa vera e propria, per pretendere i trasferimenti di denaro necessari a garantire il servizio a Genova. Contemporaneamente recupereremo fondi dalla rinegoziazione dell’enorme debito del Comune esposto con le banche per oltre 1,1 miliardi di euro. Rinegoziare libererà risorse subito disponibili in attesa che lo Stato italiano riscatti le sue indispensabili leve di sovranità economiche e monetarie, senza le quali siamo ricattati dai mercati a cui follemente chiediamo a prestito il denaro. Il terzo modo di recuperare i soldi sarà una dura imposta sulla grande distribuzione presente a Genova, banche, assicurazioni e finanziarie. Loro hanno causato la crisi, loro devono pagarne il prezzo».

  • Delibera sulla Movida: come conciliare le esigenze di tranquillità e di decoro degli abitanti con quelle commerciali e di svago?

«Sulla Movida si può conciliare divertimento e sicurezza solo con più controlli sul territorio. La presenza di forze dell’ordine aumenta la tranquillità e la sicurezza. Anche qui il punto sono solo i soldi, per cui vale quanto detto sopra per il metodo di reperirli. Che nessuno pensi di trovare risorse dagli sprechi, con le briciole non si ricostruisce la torta. Chi vi dice queste sciocchezze che snoccioli numeri credibili. Lo spreco è un problema di redistribuzione della ricchezza e non di cassa, anche i soldi di una pessima spesa pubblica sono Pil e poi circolano nell’economia, non spariscono nel nulla. La crisi è dovuta alla rarefazione monetaria, c’è meno moneta nell’economia di quanta ne serva per il suo normale funzionamento. Tutto il resto sono balle».

  • La mancanza di decoro urbano è una delle pecche cittadine, sembra però che spesso siano proprio i genovesi a essere parecchio maleducati e irrispettosi della propria città, come pensa di affrontare la disaffezione verso il bene pubblico?

«Decoro urbano, idem come sopra. Invece che dare sussidio ai disoccupati, daremo loro un lavoro, daremo loro dignità come prevede la Costituzione. La domanda numero cinque mi consentirà tra poche righe di approfondire meglio cosa dice la legge attuale in materia».

  • Amt, come rendere l’azienda competitiva per partecipare ai futuri bandi di assegnazione dei servizi nelle macro-aree? Come trovare una soluzione ai problemi di bilancio mantenendo una gestione del servizio dignitosa?

«Amt, come per Amiu. L’azienda non deve competere con nessuno, trattasi di un monopolio. Un servizio efficiente richiede solo più spesa pubblica, più mezzi, più lavoratori. Tutto molto facile, è solo un problema di soldi che si supererà a monte mettendo al bando l’illecita, anzi criminale, austerità. Per i controllori dovrà poi essere modificato il quadro normativo riconoscendogli la qualifica di pubblici ufficiali e poteri di polizia giudiziaria, oltre che aumentarne drasticamente il numero. I disoccupati non ci mancano».

  • Numero dei dipendenti del Comune. Da alcuni anni le amministrazioni comunali genovesi riducono il numero dei dipendenti tenendo bloccato il turn over. Questa politica produce risparmi nelle spese per il personale, ma priva la macchina comunale dell’apporto di giovani qualificati. Che cosa intende fare?

«La legge impone la riduzione del personale. Addirittura non si può assumere più del 25% del personale che va in pensione. Scelta normativa folle, incostituzionale diretta a creare disfunzioni nella macchina pubblica, affinché la popolazione la percepisca inefficiente per poi chiedere privatizzazioni su larga scala. Questo è il neoliberismo. Noi assumeremo per tutto ciò di cui Genova ha bisogno, che mi arrestino pure! Come diceva Keynes saremo sicuramente più ricchi se utilizzassimo tutta la forza lavoro disponibile a meno che non si abbia la mente così obnubilata da false analogie tratte da un’inapplicabile contabilità privata. Viviamo in quella che il grande economista chiamava, la parodia dell’incubo di un contabile, dobbiamo rimanere poveri perché alle oligarchie finanziarie la nostra ricchezza non conviene. Dobbiamo suonare la sveglia alla città, provochiamo un risveglio culturale. La stabilità dei prezzi serve solo al grande capitale, non al restante 99,9% della popolazione».

  • Da tempo gli imprenditori e le loro associazioni (Confindustria Genova, Ance e Confagricoltura) denunciano il fatto che il Comune assegnerebbe alla propria controllata Aster i servizi di manutenzione (verde pubblico, illuminazione, strada comunali) in modo diretto senza regolari gare d’appalto. Aster agirebbe in regime di monopolio. Che cosa ne pensa? Che cosa intende fare?

«Questo meccanismo andrebbe potenziato. I privati devono lavorare con i privati e non con il pubblico, scelta che eliminerebbe per sempre anche la corruzione. Se la P.A. gestisse in proprio ogni appalto con un’azienda pubblica, allora i costi sarebbero solo gli stipendi dei dipendenti, stipendi che finendo nei consumi farebbero ripartire il settore privato (già, il debito pubblico è credito privato! Che pensavate che i creditori fossero i marziani?). Niente più appalti, maggior velocità di intervento, più ricchezza e fine della corruzione. La verità è sempre opposta a ciò che ci dicono e i privati debbono mettersi in testa che la spesa pubblica è la loro ricchezza, i privati utilizzano le risorse finanziarie ma non le possono creare dal nulla. Quando essi invocano i tagli alla spesa, superano ogni limite di masochismo, dimostrando un’ignoranza che diventa un problema da risolvere con le giuste informazioni».

  • Ci sono margini anche per un’azione dell’amministrazione comunale per contribuire all’attrattività delle imprese sul territorio? Nel caso cosa intende fare?

«Mai. Dovete capire un concetto macroeconomico fondamentale. Attrarre investimenti da “fuori” Genova significa impoverire la città, così avviene dentro l’attuale assetto normativo. Concetto contro intuitivo che provo a spiegarvi con semplicità. Mettiamo che la moneta complessiva esistente a Genova sia 100. Arriva un investimento da fuori Genova, l’imprenditore vuole investire dieci per guadagnare dopo cinque anni altri dieci oltre al recupero del capitale investito. Che succede alla moneta complessiva presente in città dopo i cinque anni? 100 + 10 = 110. Ma poi arriva il profitto del privato e dunque 110 – 10 (il recupero del capitale investito) – 10 (il profitto del privato) = 90. Alla fine del processo Genova sarà matematicamente più povera. Qual è la morale, finché lo Stato centrale non fa i trasferimenti necessari a reintegrare le città che subiscono investimenti “esterni”, o finché non ripartirà il settore creditizio (ma non ripartirà mai finché si fa austerità), l’investimento è una perdita netta di ricchezza finanziaria per la città che lo riceve. Se non torniamo a condizioni normali di politiche espansive, l’ultima cosa da fare è attirare investimenti da fuori Genova. Per rallentare il declino, in questo contesto, serve paradossalmente più autarchia economica, anche a livello locale. E qui vi invito a leggere proprio il saggio breve di Keynes, autarchia economica del 1933».

  • Turismo: è innegabile che è il settore più fiorente, ma i turisti stanno ancora troppo poco nella nostra città, quali “armi” intende usare per allargare i percorsi turistici cittadini?

«Per i turisti servono soldi, serve una città migliore. Vale quanto già detto».

  • Edilizia popolare: intende prendere delle misure tra problemi di carattere sociale e di manutenzione?

«Punto fondamentale. Il sociale ha subito tagli devastanti malgrado la recrudescenza della crisi. La tutela di chi non ce la fa è per definizione un diritto incomprimibile e fondamentale per il quale affronteremo il patto di stabilità e lo spazzeremo via, insieme ai criminali che lo sostengono. Non voglio avere sulla coscienza nessuno, sotto la mia amministrazione mai suicidi per ragioni economiche, l’art. 38 Cost. troverà piena e radicale applicazione. La tutela illimitata per i disoccupati involontari, gli anziani e gli invalidi è un diritto fondamentale. Se vogliono uccidere i genovesi che abbiano il coraggio di commissariarmi».

  • Municipi: come pensa di gestire i rapporti? Vorrebbe ripensarne il ruolo?

«Inutile anche parlarne. Senza risorse non esiste rapporto. Anche i municipi sono obbligati a tagli pesanti. Con le risorse invece la collaborazione verrebbe naturale e spontanea nell’interesse dei cittadini, si tornerebbe a essere un Comune normale in un Paese normale».

  • La mancanza di una visione per Genova ne influenza anche il futuro urbanistico. Lei che intenzioni ha?

«Il patto di stabilità impedisce “visioni” per lasciare solo spazio all’incubo. La nostra visione è liberare l’Italia dall’occupazione finanziaria. Occupazione equivalente a quelle del passato, ma più subdola perché la gente, non vedendo i carriarmati nelle strade, non si ribella».

  • Genova è una città di anziani, è innegabile. Crescono la povertà e la solitudine. In che modo pensa di valorizzare il tessuto di associazioni che si occupa di queste tematiche e come intende cambiare la percezione degli over 65 da “peso” a “risorsa per la città”?

«Con politiche espansive, serve più spesa, inutile ripetermi».

  • I sindacati denunciano possibili tagli ad asili nido e scuole materne, strutture indispensabili per una famiglia di oggi con entrambi i genitori che lavorano (si spera). È una priorità per lei questo tema? Se sì che cosa prevede per questo settore?

«I diritti fondamentali non si tagliano. Saranno tutti terreni di battaglia per imporre allo Stato i trasferimenti di ricchezza necessari. In quelle cause, quando sosterranno che mancano i soldi, noi replicheremo semplicemente che dovranno emettere tutta la moneta necessaria ad erogare i servizi fondamentali. Non c’è inflazione, basta tagli! Basta politiche criminali! Rispettiamo il modello economico costituzionale. Non ci sarà mai inflazione fino al raggiungimento della piena occupazione».

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