Tutti d’accordo sulla necessità di una nuova Dop per le olive da mensa, ma le parti restano agli antipodi su nome e contenuto del futuro disciplinare. Il nodo da sciogliere resta la valorizzazione della varietà Taggiasca, vero pomo della discordia. L’obiettivo del comitato Salvataggiasca è stato aggiornato dopo quasi un anno di proteste e di fiera opposizione al cambiamento varietale, in un incontro all’Infopoint peschereccio di Imperia Oneglia. Secondo le parole del presidente del comitato Simone Rossi (produttore, frantoiano e imbottigliatore dell’imperiese) si parla ora di un «progetto di una Denominazione di origine protetta che affianchi il nome dell’oliva alla denominazione del territorio di origine, ovvero “Liguria di Ponente”, con adesione volontaria e largamente condivisa».

Il comitato Salvataggiasca è nato in polemica contro il necessario cambio di nome varietale per far nascere una Dop della famosa cultivar ponentina, molto apprezzata (e ormai coltivata) anche fuori regione. Ma tale Dop «lascerebbe, a chi non volesse aderire, la sola possibilità di definire “Giuggiolina” la propria oliva, con un passaggio tecnico che ne sostituisca la denominazione. Impossessandosi, di fatto, del termine Taggiasca» argomenta Simone Rossi. Il progetto, inoltre «non ha quella condivisione necessaria per presentare istanza di sostituzione della cultivar da Taggiasca a Giuggiolina». Sono molti ad aver sollevato dubbi sull’opportunità o sulla fattibilità della nuova Dop, non solo piccoli olivicoltori e frantoiani/imbottigliatori ma anche una testata di riferimento come Teatro Naturale e l’associazione Slow Food.

Dall’altro lato (Cia, Coldiretti, Confagricoltura, Camere di Commercio Riviere di Liguria, Unione industriali, Consorzio di Tutela dell’Olio Dop Riviera Ligure) il fatto di impossessarsi di un nome è proprio lo scopo di una denominazione, come ribadisce di fatto il presidente del Comitato promotore per la Dop Taggiasca Roberto De Andreis (tecnico e assaggiatore imperiese): «Si apprezza il cambiamento di rotta compiuto dal Comitato “Salvataggiasca”, il quale è passato da una fase di mera contrarietà ad una fase propositiva; è un passaggio che sancisce l’ammissione e la presa di coscienza anche da parte dei componenti del Comitato del rischio grave e concreto che corrono le nostre produzioni e della conseguente necessità di addivenire al riconoscimento di una denominazione protetta». Tuttavia «la denominazione “Oliva Liguria di Ponente” non contiene e non valorizza il termine “Taggiasca”, vero elemento distintivo e qualificante delle nostre produzioni di olio e di olive da mensa; pertanto il termine “Taggiasca” potrebbe essere utilizzato in modo continuativo e libero senza alcun controllo da chiunque ed in qualsiasi territorio, anche al di fuori di un sistema che ne certifichi l’origine e la qualità». Il comitato promotore per la Dop Taggiasca tira dritto e continua i colloqui con il ministero, portando avanti una partita tutt’altro che conclusa.

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