La settimana passata è stata contraddistinta da un mercato obbligazionario sugli scudi, il Bund decennale scambia in area 0,20%, mentre il Treasury ha toccato il 2,20%, violando al ribasso il canale compreso tra 2,30% e 2,60%, all’interno del quale ha fluttuato dal novembre scorso. Un movimento non tanto da ascriversi a una nuova aspettativa ribassista sui tassi di interesse, quanto più a un massiccio movimento di risk off, che torna a fare preferire i titoli obbligazionari governativi core, rispetto agli asset più rischiosi. L’incertezza geopolitica internazionale, le vicissitudini mediorientali, le tensioni nord coreane, non hanno fatto altro che accentuare questo movimento di riduzione di rischio sui portafogli.

I dati macroeconomici cinesi hanno mostrato una sostanziale stabilità, il Pil del primo trimestre 2017 registra una crescita annualizzata del 6,9% (le attese degli analisti si attestavano pochi decimi di punto in meno). A inizio anno si era stimata una crescita economica del colosso asiatico, molto più tenue a +6%, questo dato aveva creato qualche titubanza sugli asset finanziari più rischiosi, adesso si può continuare a puntare su target di crescita più sostenuti rispetto a quanto si pensasse solo qualche mese fa.

Sui governativi area Euro si è visto un deciso movimento di risk off, col bund decennale tornato stabilmente sotto lo 0,20%, in termini di spread abbiamo il Btp decennale che lavora a circa 200 basis points rispetto al decennale teutonico, mentre l’Oat francese si aggira in area 70 punti base, tale livello si era visto precedentemente nel 2013, ossia molto tempo prima che venissero ufficializzati dalla Bce i piani di Quantitative Easing. Tutta questa apprensione concretizzatasi nell’allargamento dello spread Germania-Francia è da attribuirsi quasi totalmente alle presidenziali francesi e alla possibilità che una vittoria di Le Pen possa traghettare la Francia fuori dall’Europa. I principali sondaggi vedono al primo turno la vittoria di Le Pen seguita dal centrista Macron che però al secondo turno diventerebbe il favorito all’Eliseo. Le recenti esperienze insegnano come le urne abbiano ribaltato quanto previsto dai sondaggi, quindi le incertezze riguarderanno soprattutto il primo turno poiché i quattro principali candidati sono separati da pochi punti percentuali, lasciando la porta aperta a qualsiasi risultato.

La Turchia ha votato a favore del referendum proposto da Erdogan, il presidente in carica si ritroverà con maggiori poteri, potrà essere rieletto fino al 2029. Verrà cancellata la figura del primo ministro, verranno ridotti i poteri parlamentari e aumentati quelli in capo al presidente della Repubblica. L’Ocse ha sollevato delle riserve sulla regolarità del voto. I mercati non sono stati influenzati dall’esito del referendum, la lira turca ha scambiato contro euro in area 3,93, poco mossa rispetto alle precedenti chiusure.

Il primo turno delle elezioni presidenziali francesi fornirà i nomi dei due canditati all’Eliseo. La presenza al secondo turno di Le Pen e il rischio potenziale della Frexit, comporteranno una maggiore volatilità sia sui mercati azionari che obbligazionari, prorogando il periodo di risk off, che ha caratterizzato le ultime due settimane.

Crescono le attese per la riunione della Bce, non si aspettano grosse variazioni sulle politiche dei tassi, qualche sorpresa potrebbe arrivare sulle aspettative inflazionistiche e di crescita economica, che potrebbero condizionare le decisioni di politica monetaria, nella seconda parte del 2017. Negli Stati Uniti usciranno i dati del mese di marzo del mercato immobiliare, sono attesi anche i dati preliminari del Pmi. In Europa si aspettano i dati preliminari del Pmi di aprile ed il livello dei prezzi al consumo di marzo.

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