La volontà di far crescere l’economia di un territorio la si legge soprattutto negli investimenti in infrastrutture. Meno ve ne sono, meno quel territorio è considerato interessante o strategico per lo sviluppo, proprio e del Paese.

Sarà un caso, ma dal secondo dopoguerra fino al termine del boom economico – il periodo d’oro e mai più ripetuto dell’economia genovese – ogni rilancio di Genova è sempre arrivato da nuove opere infrastrutturali, da strade che aprissero nuove vie d’ ingresso ed uscita della città. O che ne migliorassero la mobilità interna.

L’ultima grande opera del tipo è stata la “Sopraelevata”. Un’opera sostanzialmente rapidissima, per i tempi di realizzazione italiani, un investimento economico importante per l’epoca, ma soprattutto una costruzione utile per tutti e che ha sconvolto l’immagine della città.

Era un’altra Genova. E oggi? Dopo decenni di studi, rinvii, inizi, stop e ripartenze, alle spalle di Genova ci sono due grandi opere di fatto o teoricamente in corso. Stradali e ferroviarie. La Gronda e il Terzo Valico. Due storie. Lunghe e tormentate.

In Olanda in dieci anni si è progettato, costruito e messo in opera, e poi rivisto e rinnovato in corsa, il Randstad, un’area di sviluppo comune, con oltre 7 milioni di abitanti, adagiata tra Amsterdam, Rotterdam, Utrecht. Si è partiti dalle infrastrutture per mettere a fattor comune produzione, sviluppo e ricchezza. Niente di semplice, chiaro, anche lì la gente difende il campanile e guarda al proprio particolare. Ma alla fine si è deciso di porre in opera e sfruttare pienamente, senza piagnistei, nuove strutture e infrastrutture, soprattutto pubbliche. Per far “parlare” Rotterdam e Amsterdam si sono costruiti collegamenti tra Rotterdam, il maggior porto del Paese – e d’ Europa – con Amsterdam Schipol, uno dei principali aeroporti del mondo. Evitando sprechi e duplicazioni. Un esempio di praticità per il bene comune, il benessere generale, senza egoismi.

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