Un’approvazione d’urgenza quella del bilancio di previsione 2017 da parte della giunta del Comune di Genova. Trascorso il termine di legge del 31 marzo, oggi è stata convocata una giunta straordinaria per evitare un intervento della prefettura, che ha un margine di tolleranza di qualche giorno. Lunedì sarebbero scattati provvedimenti.

Il bilancio è stato approvato calcolando una Tari del 6,89%, come da votazione del consiglio comunale.  Ora dovrà essere approvato entro il 27 aprile. Inevitabile dunque la ripresentazione, parallelamente al bilancio, della delibera di aggregazione Amiu-Iren, visto che la Tari al 18% è un’ipotesi non più percorribile (salvo una possibilità che spiegheremo più avanti) e un contributo del Comune per salvare Amiu metterebbe in serio pericolo l’equilibrio di bilancio dell’ente e che il sindaco Marco Doria ha definito un’opzione «irresponsabile», visto che con la soluzione dell’aggregazione, dice «non incideremmo nella carne viva di nessuno».

Ancora una volta viene ribadito che l’aggregazione, piaccia o meno, è l’unico modo per tutelare lavoratori, azienda e gravare il meno possibile sulle tasche dei cittadini. Perché nel caso Amiu non ottenga ossigeno da parte dell’investitore (Iren garantiva 25 milioni di liquidità pressoché immediata, visto che è in grado di farsi prestare denaro dalle banche), si rivarrebbe sul Comune per ottenere i soldi dovuti per sostenere gli extra costi di smaltimento rifiuti fuori Regione.

Per ora, confessano l’assessore al Bilancio Franco Miceli e Marco Doria, non c’è un piano B, anche perché i due dicono di non volersi assumere la responsabilità politica di tagliare i servizi ai cittadini, né di aumentare la Tari del 18%. Senza la delibera di aggregazione il bilancio sarebbe stravolto, «uno scenario distruttivo per chiunque arriverà a governare il Comune», sottolinea Doria.

Lo squilibrio sarebbe di minimo 38 milioni. Una cifra su cui anche i consiglieri di opposizione dovrebbero riflettere, visto che potrebbero ritrovarsi a governare con un problema non da poco.

Venendo al bilancio, alcune voci che normalmente sono usate in un secondo momento sono state già allocate: usato tutto l’avanzo vincolato disponibile (4 milioni) e gli oneri di urbanizzazione (4,5 milioni) per la spesa corrente. Il plafond disponibile per le direzioni dei vari settori (cioè la somma delle entrate meno le spese obbligatorie) è di 102 milioni: «A differenza dell’anno scorso in cui erano 80,2 – puntualizza Miceli – la macchina comunale potrà così operare in tranquillità».

La scelta politica è stata di destinare maggiori risorse per i servizi sociali (il plafond sarà di 39 milioni, l’anno scorso era meno di trenta) e per la scuola (28,9 anziché 26 milioni).

Tagli del 15% per il contributo ad Aster, Amt (e anche per altri contratti di servizio), con l’impegno di cercare soluzioni per reperire altre risorse com’è accaduto l’anno scorso.

Restano invariate le aliquote Imu, per cui il Comune ipotizza di incassare 183 milioni, mentre alla Tari la stima è di 134,5 milioni e dalla Tasi 700 mila euro (insieme costituiscono la Iuc, Imposta unica comunale).

Entrando nel dettaglio dei numeri, il fondo di solidarietà comunale ha avuto un taglio di 7,4 milioni per il 2017, mentre dal 2011 al 2017 sono ben 172 milioni in meno le risorse disponibili. Cala ancora la spesa per il personale (-4,9 milioni rispetto al 2016 e ben -51,3 milioni rispetto al 2011, in totale il costo è di 211 milioni per 5.232 dipendenti), quella per i fitti passivi (-72 mila euro) e quella della quota interessi dei prestiti (-1,6 milioni). In calo il debito residuo: dal miliardo e 180 milioni del 2016, si passa al miliardo e 159 milioni del 2017.

Per il 2017 sono stati previsti 160 milioni di investimenti, grazie a fondi provenienti da alienazioni (6,8 milioni), contributi pubblici e privati (58,2 milioni), avanzo di amministrazione (34,2), altre entrate (5,1), indebitamento (61 milioni).

In questi 20 giorni si potranno comunque pensare emendamenti per correggere il testo della delibera.

Senza aggregazione per il Comune diventerebbe complicato fare l’anticipazione di cassa originariamente prevista in circa 13 milioni e, senza l’apporto di Iren, di 38 milioni (tra l’altro senza aver ancora riscosso l’Imu): «La legge ci vieta di fare soccorsi finanziari volti semplicemente a recuperare le perdite senza prospettive di investimenti», dice Miceli.

In caso arrivasse il nuovo no all’ingresso di Iren in Amiu, sarà la futura amministrazione a decidere di recuperare risorse attraverso la Tari: entro il 31 luglio occorre fare una verifica degli equilibri di bilancio e, in caso il “castello” non stesse in piedi, si potrà fare una modifica della Tari.

 

 

 

 

 

 

 

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