Pescherecci fermi in banchina per tutta la giornata di domani per uno stato di agitazione nella filiera ittica. Uno sciopero indetto, su tutto il territorio nazionale, dall’Associazione Marinerie d’Italia e d’Europa.

In Liguria è prevista un’adesione massiccia da parte dei lavoratori delle flotte di pesca professionale, che si daranno appuntamento alle 11 a Genova in piazza De Ferrari. A mezzogiorno una delegazione di una decina di persone, perlopiù armatori e comandanti dei pescherecci – con loro l’avvocato torinese Carola Matta in rappresentanza dell’associazione – sarà ricevuta in Regione dall’assessore alla Pesca Stefano Mai. Il secondo appuntamento è invece previsto a Roma per martedì 28 febbraio.

La protesta dei pescatori, estesa a tutti gli operatori della filiera, è il risultato delle ultime novità contenute nella legge 154/2016 che inasprisce, in particolare, il regime sanzionatorio. In un dettagliato documento (Scarica qui il documento) si rileva come la normativa europea lasci spazio di manovra ai Paesi membri, aprendo la via in Italia a un sistema considerato “sproporzionato, ingiusto e oltremodo sanzionatorio”. Misure che raddoppiano per il tonno rosso, pesce spada e tutta una serie di altre varietà inserite di recente. Si citano anche gravi penalità per le catture accidentali, a fronte di normative sempre più stringenti sulle reti da pesca. E poi le difficoltà burocratiche (e ancora, sanzioni da migliaia di euro) sulla tenuta dei registri di cattura E-log Book, dove “ogni omissione e/o errore è passibile di applicazione di sanzione amministrativa e assegnazione di punti alla Licenza di Pesca e al Comandante del peschereccio”. Su questo aspetto, i pescatori denunciano un regime di penalità basato su licenze da 90 punti, esauriti i quali il permesso viene revocato, l’armatore perde il valore dell’investimento e gli equipaggi restano senza lavoro.

Infine “la decisione dell’Inps di non effettuare il pagamento della cassa integrazione guadagni in deroga agli armatori, se imbarcati sul peschereccio di proprietà della società di cui sono soci e dei proprietari unici imbarcati tra il personale del peschereccio di loro proprietà. I mancati pagamenti riguardano la annualità 2015 e 2016, le cui istanze sono state regolarmente già presentate. L’unica differenza tra il proprietario o il socio armatore imbarcato e i restanti marittimi – rileva l’Associazione – è data dalla contribuzione per la per la disoccupazione”. Una misura peraltro giustificata dal necessario rispetto del periodo annuale di fermo pesca obbligatorio.

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