La storia della genovese Phase Motion Control potrebbe essere l’esempio più calzante per spiegare quanto la lentezza e la macchinosità della burocrazia blocchino troppo spesso lo sviluppo alle imprese.

Fondata nel 1994 da un gruppo di dirigenti usciti da Philips, Phase, leader tecnologico nella produzione di elettronica di alta potenza e di speciali prodotti meccatronici, ha da diversi anni un forte bisogno di spazi per ampliare la propria produzione. Se per l’apertura del nuovo insediamento in Cina, a Cixi, nel 2008, è bastato lo stretto necessario (40 giorni per ottenere le autorizzazioni, pochi anni per realizzare il sito dove lavorano oggi centinaia di persone), a Genova è tutto più complicato. Nello stesso 2008 l’azienda della val Bisagno (sede in via Adamoli)  ha acquistato un terreno edificabile nel quartiere di Molassana (oltre 7 milioni di euro di investimento): un’area che, in base al progetto di Phase, sarebbe stata riqualificata per poter diventare un nuovo centro direzionale dove concentrare tutte le produzioni e le lavorazioni. Ma da tempo è tutto fermo: «Si trattava di un progetto interessante, che avrebbe contribuito anche a bonificare e riqualificare l’area – ha spiegato Marco Venturini, ad di Phase Motion Control, in occasione dell’ultima assemblea pubblica di Confindustria Genova – ma poi è tutto naufragato. Troppe autorità, troppe competenze, e nel frattempo il tempo passa. Il problema è che ora questa iniziativa è diventata marginale tra le nostre priorità: sono passati otto anni, c’è stata la crisi, la città è decaduta rispetto al 2008 e le fabbriche sono vuote».

Due anni fa si apre una nuova possibilità: la Regione avanza la proposta Piaggio. «Nel 2014 vediamo lo spiraglio di un insediamento a Sestri Ponente, nelle aree Piaggio, in vista della chiusura dello stabilimento produttivo – dice Venturini – Ci siamo proposti subito per lo sfruttamento di questi spazi, ma tra la lentezza e le indecisioni di azienda e Autorità portuale ci siamo trascinati la questione per due anni. Siamo riusciti a ottenere dall’Authority una concessione semestrale delle aree (fino a giugno 2017, ndr), ma non possiamo pensare di decidere durante ogni cda quanto budget investire su Sestri Ponente, senza avere risposte e tempi certi: rischiamo di perdere tutto».

Attualmente Phase dà lavoro a una novantina di persone. Con il nuovo stabilimento gli impiegati crescerebbero di almeno 200 unità (ma potrebbero essere anche 300).

Il cuore di Phase, forse l’ultima azienda nel settore dell’elettronica a capitale interamente italiano e, nello specifico, genovese, è la ricerca e lo sviluppo continuo di nuove tecnologie. Le aree di business in cui si è sviluppata negli anni sono azionamenti brushless (motori che, essendo “senza spazzole”, non hanno bisogno di contatti elettrici striscianti (spazzole) per funzionare), servomotori, macchine elettriche speciali, convertitori elettronici di potenza e per energia fotovoltaica, generatori per eolica e mareale e, in generale, motorizzazioni speciali ad alte prestazioni. Tra cui quelle per i più grandi telescopi al mondo per l’Esa (European space agency), tra il Cile e le Canarie. Ma anche i motori degli ascensori che un colosso come Otis impiega nei più alti grattacieli.

Elemento chiave dell’attività di Phase è il saper sviluppare sempre qualcosa di nuovo: con tre o quattro nuovi motori ogni mese, l’azienda riesce a rigenerarsi con continuità, gettando nuove opportunità di richieste, e quindi di business, con i clienti. E conta anche la diversificazione, soprattutto in questo settore: dagli ascensori direct drive alle funivie in presa diretta, dai motori per avionica a quelli per la robotica avanzata, per arrivare al controlli di grandi telescopi.

Oltre alla sede genovese e a quella cinese, Phase (circa 52 milioni di euro di fatturato e 300 mila euro di risultato netto, dati 2014) dispone anche di un ufficio a Chicago, per il reparto ricerca e sviluppo, e di un sito a Lione, nel quale offre assistenza al cliente e sviluppo delle applicazioni.

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