L’effetto post Trump continua a rendere il mercato obbligazionario decisamente volatile, i treasury sono stati bersagliati da forti vendite, la volatilità mensile del decennale statunitense è passata dal 4,5% di inizio novembre a poco sotto l’8%.

Le dichiarazioni di Yellen vedono la Banca Centrale Statunitense pronta al rialzo dei Fed Funds nel prossimo meeting di dicembre, anche se questa notizia era già ampiamente scontata dal mercato, ha contribuito attivamente ad apportare ancora volatilità. Da questo panorama non ne hanno tratto beneficio le obbligazioni emergenti che da sempre sono fortemente condizionate negativamente da un tasso di interesse sul dollaro statunitense in crescita.

A cascata, tutti i principali mercati obbligazionari sono stati penalizzati, in Eurolandia abbiamo assistito a vendite generalizzate su tutti i Paesi, partendo dai core per poi giungere ai periferici, sui quali l’effetto negativo è stato maggiore. I Btp, sono stati penalizzati maggiormente a causa dell’imminente voto referendario atteso per inizio dicembre e dell’incertezza sui futuri aumenti di capitale bancari ai quali probabilmente assisteremo nel prossimo anno.

Una nota positiva sui governativi arriva dalla Grecia: i titoli decennali hanno guadagnato terreno portandosi sul decennale a ridosso del 7%, speculando su rumor di mercato, che vedrebbero sempre più vicino un accordo sulla ristrutturazione del debito ellenico. L’azionario è rimasto sostanzialmente stabile senza grossissimi scossoni, al suo interno però si è assistito a forti incrementi per il settore tecnologico e Oil & Energy, mentre il settore bancario è stato tra i peggiori. Questo riposizionamento a livello globale ha visto un costante apprezzamento del dollaro nei confronti dell’euro, ma si è anche assistito alla chiusura di molte posizioni aperte qualche tempo fa, dove si è deciso di prendere profitto, per esempio la sterlina si è riportata abbondantemente sotto quota 0.90 (a 0.86 per la precisione).

Il petrolio una volta stabilizzatosi in area 45 dollari per barile sembrerebbe tentare un rimbalzo per riportarsi a ridosso di 50, speculando sulle insistenti voci che vedrebbero imminente un accordo sulla stabilizzazione della produzione sui livelli attuali. L’oro continua a essere venduto a livello globale, soprattutto a causa del super dollaro: tenendo in considerazione l’apprezzamento del dollaro contro euro, la settimana scorsa il metallo prezioso risulterebbe essere pressoché invariato.

Questa settimana c’è attesa per le minutes del Fomc, in uscita venerdì, anche se a dire la verità quello che ci si aspettava è già stato anticipato da Yellen nell’intervento della settimana passata. In Eurolandia si attendono i dati Pmi, oltre a quello aggregato anche quello dei principali stati membri; in Germania anche le prime stime del Pil relative al 3Q.

Tra gli appuntamenti, quello del rappresentante della Ecb, Praet, che parlerà a Vienna a un forum organizzato dalla Banca Centrale Austriaca.

Sul mercato si continuerà a focalizzare l’attenzione sul tasso fisso, ci sono importanti soglie da continuare a monitorare quali il 2.5% sul decennale USA, lo 0.30 sul Bund decennale Tedesco, mentre per quanto riguarda il Btp, i 200 bps continuano a essere un target per coloro che hanno scommesso sull’allargamento della forbice Btp-Bund. Nel prossimo futuro sarà interessante vedere il comportamento delle principali banche centrali, capiremo se Draghi e Kuroda, influenzati dalla Yellen, cominceranno a rendere meno espansive le proprie politiche monetarie, alla luce della nuova era della Fed, che dal 2017 incomincerà a essere addirittura restrittiva.

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