La scorsa settimana l’attenzione del mondo si è focalizzata sulla vittoria, inattesa, di Donald Trump nella corsa alla Casa Bianca, e si sono sviluppate una serie di dinamiche. Tra i movimenti di maggiore rilievo, il principale è probabilmente quello, marcatamente rialzista, dei tassi a lunga scadenza dei governativi americani. Larga parte delle divise emergenti ha perso terreno nei confronti del dollaro. Tra le valute più penalizzate, il peso messicano, il rand, il real brasiliano e la lira turca. A livello settoriale, le performance più brillanti sono state conseguite dai finanziari, che tendono a beneficiare di un ambiente di tassi crescenti e dal settore healthcare, particolarmente penalizzato, di recente, anche in ragione dalle politiche economiche prospettate dalla Clinton in campagna elettorale.

I fattori esplicativi: in primis, la reazione degli operatori alla vittoria di Trump. Le dinamiche descritte si spiegano, almeno in parte, considerando i punti cardine del suo programma elettorale, basato in buona sostanza su tassi più elevati, istituzione di barriere commerciali, regole più rigide sull’immigrazione. La (sorprendente) resilienza dei mercati azionari delle economie avanzate, in particolare, trova una sua spiegazione, in base agli schemi interpretativi degli esperti, nei seguenti fattori: effetti connessi all’evoluzione del ciclo economico globale (i principali dati pubblicati la scorsa settimana continuano a supportare un quadro di moderata accelerazione economica per gli Usa, di modesta ripresa per l’area dell’euro e di atterraggio morbido dell’attività economica in Cina); segnali complessivamente positivi dalla dinamica degli utili societari (circa il 76% delle 454 società dello S&P 500 che ha diffuso i propri dati societari ha sorpreso al rialzo le aspettative degli analisti); stagionalità favorevole per l’equity economie avanzate.

Implicazioni di asset allocation: i risultati dell’analisi congiunturale degli esperti suggeriscono di mantenere, nel medio termine, un assetto complessivo di portafoglio caratterizzato da un approccio costruttivo sui risky asset e una duration medio bassa. Diverse considerazioni suggeriscono che, dato il nostro scenario macroeconomico base, il vigore di rialzo dei tassi osservato di recente sia destinato ad attenuarsi. Infatti, il fortissimo rialzo dei rendimenti del decennale Usa e Ue ha prodotto un rilevante innalzamento delle rispettive curve dei tassi. Il differenziale tasso a lunga tasso a breve per queste due macro regioni, un indicatore della convenienza ad assumersi rischio di tasso, è ora superiore alla propria media storica di lungo termine.

Per quanto marcata, la correzione dell’azionario emergenti ha semplicemente contribuito a riportare il rendimento a sei mesi di questa asset class su valori più prossimi ai suoi rendimenti medi di lungo periodo. Quindi, sebbene la correzione possa proseguire nel breve periodo, Il movimento non fornisce, a ora, campanelli d’allarme di medio termine significativi.

Tra i principali market mover della settimana, il discorso di Draghi a Francoforte (18 novembre). Negli Usa, i dati sulla produzione industriale, tasso di utilizzazione degli impianti e tasso di crescita dei prezzi al consumo attesi in accelerazione. L’indicatore di tendenza del Conference Board dovrebbe segnalare che l’economia americana sta continuando a percorrere un sentiero di crescita Economica. Per quello che riguarda l’area Euro: indice Zew sulle aspettative per Germania ed Eurozona. Dati di ottobre sui prezzi al consumo, che dovrebbero registrare una accelerazione tendenziale.

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