Buone notizie per le imprese liguri e italiane, ma anche per i centri di ricerca o le università, in primis l’Iit. Cassa depositi e prestiti spinge l’acceleratore sul venture capital, ovvero l’apporto di capitale di rischio da parte di un investitore per finanziare l’avvio o la crescita di un’attività in settori ad elevato potenziale di sviluppo.

Lo ha annunciato l’a.d. e direttore generale di Cdp Fabio Gallia, a margine della lectio magistralis al Dipartimento di Economia dell’Università di Genova nell’ambito degli “Incontri di Economia e finanza Agostino Passadore”.

L’Istituto è l’unico in Italia a poter lavorare sul lungo periodo, visto che l’arco temporale delle banche ormai si è ridotto a 3 anni e sta evolvendo il proprio ruolo: «Ci siamo dati una missione – spiega – promuovere lo sviluppo del sistema economico e industriale italiano, non solo infrastrutturale, ma non pestando i piedi dove il mercato esiste, ma dove il mercato non arriva a causa di determinate regole, dove c’è il cosiddetto fallimento del mercato, purché ci sia un progetto, un’idea che sia fattibile e che serva al Paese». Il vantaggio è che Cdp non ha l’assillo della reddittività come una qualsiasi spa.

Il finanziamento delle attività avviene tramite il risparmio postale con garanzia dello Stato e l’emissione di titoli obbligazionari, ma Cdp si sta trasformando appunto «compiendo il salto oltre l’ostacolo per dare la spinta all’economia», dal momento che nel 2015 è stato riconosciuto come ente di promozione, elabora anche alcune proposte come per esempio l’ipotesi concreta di un piano carceri, costruendo nuovi complessi e riqualificando quelli vecchi, mettendoli a disposizione per la comunità: «Le alte percentuali di recidiva sono causate anche dalla scarsa possibilità di riabilitazione dei condannati – evidenzia Gallia – perché non ci sono gli spazi per poter imparare un mestiere per esempio, all’estero abbiamo vere e proprie aziende carcerarie, dovremmo prendere spunto. Anche in questo caso avremmo degli investitori pronti, ma la decisione finale spetta ad altri».

L’Italia è la seconda manifattura d’Europa, ma il livello di investimenti sul venture capital è pari a quello della Grecia, il sistema ha sempre dipeso in modo eccessivo dal prestito bancario. «Cerchiamo di aprire la pista e poi portare altri investitori, anche con capitali esteri interessati ai progetti italiani che riguardino per esempio energie rinnovabili e infrastrutture – aggiunge Gallia – e posso assicurare che ce ne sono tanti. Non mancano i soldi ma i progetti, progetti ben fatti».

L’Italia in questi anni ha accumulato un ulteriore gap infrastrutturale: dai 189 miliardi stimati nel 2007 a 232 e ha un’altra peculiarità in negativo: pochissime imprese quotate in ambito manifatturiero. Cdp è diventata dunque l’unica possibilità, visti i vincoli del patto di stabilità per le pubbliche amministrazioni, di investimenti importanti.

Le imprese italiane hanno un basso livello di innovazione e un alto indebitamento rispetto alle corrispondenti estere. L’obiettivo di Cdp è di accompagnare le aziende dalla nascita al turnaround, risanando quelle in difficoltà: «Con 50 milioni di euro siamo il più grande operatore di venture capital in Italia, vuol dire che questa opzione è ancora tutta da sviluppare nel nostro Paese – dichiara Gallia – gli angel capital e gli acceleratori ci sono, ma per chi ha bisogno di 10 o 15 milioni per esempio non ci sono opzioni. Abbiamo in mente di investire 200 milioni nella ricerca e nell’Università, 100 milioni nostri e 100 milioni del Fei, il Fondo europeo degli Investimenti, stiamo avviando dialoghi anche con aziende internazionali». Cassa depositi e prestiti ha un fondo anche per le Pmi: è recente la cifra di 150 milioni di euro di linea di credito accordata dalla Banca di Sviluppo del Consiglio d’Europa.

Tra le priorità del piano industriale anche l’internazionalizzazione delle imprese, con un punto di accesso unico (Sace, che recentemente ha approvato il conferimento da parte di Cdp della partecipazione in Simest, pari al 76% delle azioni per rafforzare e sostenere ulteriormente con 63 miliardi le imprese italiane che esportano e investono all’estero), ma anche il Real estate, con la valorizzazione degli immobili della P.A., la rivalutazione degli immobili del gruppo Cdp, interventi di social housing e operazioni legate al turismo con la valorizzazione delle strutture.

L’aspirazione è arrivare a 160 miliardi di risorse del gruppo a supporto del Paese e a circa 105 miliardi di ulteriori risorse a livello di sistema «ma forse sottostimiamo l’impatto che può avere un investimento del genere», specifica Gallia.

 

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