Le rassicurazioni di Draghi sul fatto che un’interruzione improvvisa del piano acquisto di titoli da parte della Bce «non è contemplata», il recedere delle tensioni sulla sterlina (dopo aver toccato l’11 novembre un massimo d’anno a 0,91182 contro euro, la sterlina ha interrotto la sua dinamica di deprezzamento, portandosi all’attuale 0,8899), i buoni risultati sul fronte degli utili societari, la resistenza dell’Iraq al taglio della produzione di greggio concertato dall’Ocse. Tutti elementi che hanno alimentato una settimana di ulteriori rialzi per i principali listini azionari, associata a una dinamica discendente dei rendimenti dei tassi americani e tedeschi.

Lo scorso 20 ottobre si è tenuta la conferenza Bce: in linea con le aspettative degli esperti, l’istituto di Francoforte ha lasciato tassi e ampiezza del programma di acquisto di titoli invariati. Gli operatori hanno interpretato il discorso di Draghi nella direzione di un prolungamento dell’impostazione ultra accomodante della politica monetaria. Di conseguenza, l’euro si è indebolito ulteriormente, toccando un minimo sui sei mesi contro dollaro, il rendimento del decennale tedesco è sceso a -0,012, e i mercati azionari dell’area dell’euro hanno esteso il proprio movimento rialzista. I mercati azionari emergenti hanno esteso il loro rally, agevolati da una discesa dei tassi internazionali, della volatilità implicita e dai buoni risultati degli utili societari. In particolare, tra le ragioni addotte per dar conto del rialzo dell’Hang Seng, la stampa specializzata ha citato le scommesse di alcuni operatori su un piano di stimolo fiscale all’economia. Secondo questa interpretazione, l’indebolimento dello yuan offshore non desterebbe (almeno nel breve termine) particolare preoccupazione, ma rifletterebbe principalmente una esplicita volontà delle autorità di politica economica di contrastare la forza del dollaro e il forte calo delle esportazioni visto di recente.

Gli Stati Uniti: il rimbalzo dell’indicatore di tendenza del Conference Board, dei prezzi al consumo (effettivo: 1,5%; prec.: 1,1%), la dinamica crescente dei costi del lavoro, e le indicazioni del Beige Book continuano a suggerire una accelerazione dell’attività economica, nel terzo e quarto trimestre dell’anno. Nella stagione degli utili, delle 119 società dello S&P 500 che hanno diffuso i propri risultati societari, circa l’80% ha riportato dati superiori alle attese degli analisti (dati Bloomberg).

Nell’area Euro, si segnala una robusta crescita (e superiore alle attese) messa a segno a ottobre dagli indicatori Pmi compositi per l’area dell’euro. Le statistiche segnalano una accelerazione del tasso di crescita sia a livello di manifattura, sia a livello di servizi. Miglior performer la Germania, trascinata al rialzo da un risveglio dell’attività industriale Meno convincenti, in aggregato, le indicazioni del sondaggio condotto dalla Bce sulla dinamica degli standard di erogazione del credito tra le banche dell’Eurozona, le cui deboli indicazioni giustificherebbero un ampliamento del piano di acquisti di tioli, a dicembre.

In Cina i dati di contabilità nazionale hanno fondamentalmente confermato le aspettative: il Pil ha messo a segno, nel terzo trimestre, una crescita del 6,7%. L’accelerazione delle vendite al dettaglio, dell’11,5% di M2, degli investimenti e dei nuovi prestiti in yuan hanno confermato i recenti segnali di tenuta della congiuntura interna.

Tra i principali market mover della settimana, la testimonianza di Carney in parlamento: l’incertezza sulla durata residua del suo mandato di governatore della Banca di Inghilterra potrebbe aggiungere ulteriore elementi di volatilità su sterlina e titoli governativi inglesi. Prevista anche la diffusione della prima stima di Pil inglese per il terzo trimestre (consensus mediano Bloomberg: 2,1%; prec: 2,1%). Da tenere presente anche il discorso di Draghi a Berlino a tema “Stabilità, equity e politica monetaria”. In settimana prevista anche la prima stima del Pil Usa per il terzo trimestre dell’anno: la maggior parte degli analisti si aspetta una accelerazione della crescita dall’1,4% al 2,5%. In area Euro, attesi i dati su M3 e fiducia di consumatori e imprese. Importante anche la pubblicazione dei dati Ifo per la Germania, che dovrebbero confermare i segnali di ripresa di momentum evidenziati dagli ultimi indicatori.

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