I buoni dati sui consumi americani hanno rafforzato le attese degli operatori su una progressiva normalizzazione della politica monetaria della Fed, portando a un rialzo dei rendimenti del decennale Usa, della volatilità implicita sullo S&P 500 e a una tendenza al rafforzamento del dollaro, sceso sotto a 1,10 contro euro.

Gli esperti evidenziano comunque le seguenti dinamiche, che ricordano come il contesto di fondo sia ancora caratterizzato da diversi rischi latenti: tensioni ancora evidenti sull’Inghilterra, dopo le recenti dichiarazioni di Theresa May, che ha annunciato che l’iter di uscita dall’Unione Europea inizierà entro il prossimo marzo. Il timore di una possibile “hard Brexit” ha quindi alimentato un ulteriore deprezzamento della sterlina (ora a 0,90475 contro euro), e un rapido rialzo del rendimento del decennale inglese, che sconta un aumento del premio al rischio Paese. In secondo luogo, incertezza sull’esito del referendum italiano: Moody’s ha evidenziato che una vittoria del no potrebbe accrescere l’incertezza e la volatilità, nonché alimentare i rischi connessi all’aumento di capitale di Monte Paschi. Inoltre, lo yuan ha esteso la sua dinamica di deprezzamento contro dollaro (pari a circa l’1,05%, dal 30 settembre), a seguito di interventi mirati della sua banca centrale. Il rafforzamento del dollaro ha generato una dinamica di deprezzamento della maggior parte delle valute emergenti. In particolare, secondo gli esperti, da sottolineare le pressioni all’indebolimento che hanno subito la lira turca e il rand sudafricano, due economie particolarmente vulnerabili a un rialzo dei tassi americani.

Negli Stati Uniti, in accelerazione dello 0,6% le vendite al dettaglio. Sulla tenuta prospettica dei consumi, va però ricordato che il dato preliminare di ottobre dell’indicatore di sentiment dell’università del Michigan è risultato meno brillante di quanto atteso mediamente dagli analisti.

Nell’area Euro, l’importante sondaggio dell’istituto di ricerca Zew ha evidenziato che, tra gli esperti di mercati finanziari dell’eurozona, sono migliorate le aspettative di crescita economica per l’area nel suo complesso. In Cina i dati sulla bilancia commerciale hanno evidenziato, per il mese di settembre, una dinamica piuttosto fiacca sia delle esportazioni (in contrazione del 10%, su base annua) che delle importazioni ( scese dell’1,9%).

Tra i principali market mover della settimana, il terzo dibattito presidenziale, in programma oggi. Trump, sceso a ottobre nei sondaggi dal 45% al 42% di preferenze (da fonte Bloomberg), sarà costretto a rincorrere Clinton nel rush finale per la presidenza.

Cosa guardano gli esperti questa settimana: negli Usa, dopo essersi contratta nel mese di agosto, la produzione industriale tornerà a crescere, come suggerito dalla recente accelerazione dell’Ism manifatturiero. Il tasso di inflazione continuerà ad accelerare gradualmente, dall’attuale 1,1%. Il super indice del Conference Board, che sintetizza la dinamica di una serie di variabili storicamente anticipatrici della dinamica futura dell’attività economica, riprenderà a crescere, dopo la contrazione di agosto. Nell’area Euro, la Bce manterrà invariati i tassi di riferimento e il valore obiettivo mensile del suo programma di acquisto di titoli (ora pari a 80 miliardi di euro). Non ci si aspettano novità di rilievo da questa riunione, che risulterà probabilmente interlocutoria, sebbene i recenti segnali di miglioramento congiunturali potrebbero spingere Draghi a preparare gradualmente gli operatori a future manovre di tapering. In Cina nuovi prestiti in yuan, M2, e dati relativi all’interscambio commerciale con l’estero (importazioni/esportazioni).

Ci si aspettano ulteriori segnali di forza dalle variabili monetarie e dai mercati del credito, e una buona tenuta delle importazioni. Più incerta la dinamica delle esportazioni, data la situazione ancora debole della congiuntura globale.

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