Immaginate di vedere il pilota compiere l’operazione di salita sulla nave (nella foto) di notte o in momenti di forte vento e mare molto mosso. In occasione del Festival Zones Portuaires, in corso a Genova dall’11 al 18 settembre, con un’iniziativa anche il 9 (qui il programma), si potrà vedere da vicino anche il lavoro dei piloti del porto di Genova. Liguria Business Journal lo ha fatto in anteprima, salendo su una delle sei imbarcazioni con cui il corpo piloti raggiunge le navi per prenderne il comando e ormeggiarle in banchina.

La nostra guida è John Gatti, capo pilota del porto di Genova. Nel lungo video potete ascoltare il racconto di come lavorano i piloti: sono 24 per 25 km di area portuale. Per entrare serve una formazione molto specifica, si parte dall’istituto nautico ovviamente, ma poi occorre sostenere un esame. Si diventa così “allievo pilota”, ma prima di entrare definitivamente bisogna fare un anno di rodaggio, salendo sulle navi per fare pratica (circa 1500 manovre) e superare un altro esame di conoscenza del porto.

I compiti sono delicati: controllare traffico in entrata o uscita. «Il pilota raggiunge la nave, sale sul posto di comando e la porta in banchina – spiega Gatti – le pilotine hanno delle scalette, chiamate griselle che servono al pilota per salire sulla nave attraverso la biscaglina, una scala di corda, questa operazione capita di farla anche in giornate con 4-5 metri di onda, un momento non esente da incidenti». (Nel video ne sono raccontati alcuni)

La differenza rispetto al lavoro del comandante sta nel tipo di problemi da gestire: durante il viaggio si pensa alla rotta, alla salvaguardia del carico, ci sono spazi ampi, larghi, difficoltà di altro tipo, una volta arrivati all’imboccatura del porto entrano in gioco gli esperti, che hanno studiato tutti gli strumenti di manovra, il vento, la corrente. «È un mestiere fatto di conoscenza, di esperienza, più si manovra più si diventa bravi – sottolinea Gatti – e alcune manovre non sono subito per tutti. Inoltre ci aggiorniamo costantemente, studiando tutte le navi, ognuna ha la propria specificità. Quelle più grosse le abbiamo provate prima sui simulatori, siamo andati anche ad Amburgo per vederle in azione, non parliamo della Concordia, che abbiamo spostato l’altro giorno nel bacino di definitiva demolizione dello scafo. In ogni caso siamo in costante contatto con la Capitaneria di porto, con cui ci confrontiamo giornalmente».

Capitaneria di porto che controlla anche i turni (si comincia alle 4.30 del mattino, il servizio è garantito 24 ore su 24 e 365 giorni all’anno, a seconda della grandezza della nave escono in mare 2, 3 anche 4 piloti). «Siamo un monopolio, una delle ultime vere corporazioni – dice Gatti – perché si tratta di un servizio di sicurezza, metterlo in concorrenza ne farebbe diminuire la qualità».

Le tariffe di pilotaggio sono decise dal ministero e dagli enti interessati (qui il tariffario). I costi sono comunque alti: una pilotina nuova come quella che ci ha ospitato è costata 600 mila euro, mentre per quanto riguarda il rifornimento di carburante la quota è di circa 25 mila litri al mese. Inoltre occorre considerare manutenzione, dipendenti telefonisti, cucina, pulizie, amministrazione.

Sono tre le sedi dei piloti nel porto di Genova: Voltri, Multedo e ponte Colombo (provvisoria in attesa della nuova struttura progettata da Renzo Piano dopo il crollo della torre nell’incidente del 7 maggio 2013).

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