La Regione Liguria la scorsa settimana ha lanciato un avviso di selezione per un consulente nell’ambito della prevenzione sismica con l’obiettivo di definire le aree del territorio regionale interessate dalla presenza di faglie attive e capaci (Fac) su cui applicare le relative linee guida per la gestione del territorio (scarica qui il bando).

Un segnale di apertura secondo la Federazione ligure dell’Ordine degli Ingegneri, che aveva denunciato da tempo la differenza di classificazione di zone sismiche confrontando le mappe della Regione Liguria e dell’Ingv (Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia). In questo articolo abbiamo estrapolato le tabelle presenti nel mensile degli Ordini (scaricabile qui).

L’anomalia ligure

Sono 70 i Comuni liguri che rientrano nel limbo della zona 3s ossia nell’area di sismicità tra media e bassa, in cui possono comunque verificarsi terremoti piuttosto forti. La stragrande maggioranza sono in provincia di Imperia, sette in quella di Savona e sei nello spezzino.
La classificazione è contenuta nell’ultima delibera regionale legata a questo tema: la variazione alle norme tecniche per le costruzioni, che ha proprio in allegato l’aggiornamento della classificazione sismica del territorio regionale (n.1362/2010).

Tutto il territorio italiano è diviso in 4 zone: dalla più pericolosa (zona 1, in cui possono verificarsi fortissimi terremoti), alla 2 appunto, per concludere con la zona 3 (forti terremoti ma rari) e la 4 (in cui i terremoti sono rari). A ciascuna zona, inoltre, viene attribuito un valore dell’azione sismica utile per la progettazione, espresso in termini di accelerazione massima su roccia. Le province di Genova e Savona sono divise tra zona di classe sismica 3 e 4. «Differenze – precisa Paolo Caruana, presidente della Federazione degli Ordini degli Ingegneri della Liguria – che sono solo burocratiche, perché il progettista si basa sull’accelerazione e non sulle divisioni in zone sismiche, tuttavia è proprio la burocrazia a rallentare alcune pratiche».
La 3s è superiore alla zona 3 dove non è necessaria l’autorizzazione sismica, ma inferiore alla 2, dove invece questa autorizzazione è necessaria e da qui iniziano le complicazioni. Il superamento del limite dell’accelerazione delle zone 3s rientra nello scarto di 0,025g concesso dalla normativa nazionale.

I 35 Comuni “che non tornano”

La Federazione degli Ordini degli ingegneri della Liguria lo scorso febbraio lanciava un appello a cambiare la normativa regionale: secondo i professionisti in 35 Comuni liguri oggi si costruisce o si effettuano ristrutturazioni di fabbricati chiedendo obbligatoriamente un’autorizzazione sismica che è inutile. Oppure si eseguono gli stessi lavori in zone a elevato rischio sismico senza il previsto iter autorizzativo.
La legge regionale 50 del 2012 ha allegato un elenco di Comuni classificati in parziale contrasto con i criteri dettati dalle nuove norme tecniche di costruzione (Ntc, decreto ministeriale del 14 gennaio 2008) entrate in vigore nel 2009.
In pratica, secondo queste norme, per ogni costruzione ci si deve riferire a un’accelerazione di riferimento “propria” individuata sulla base delle coordinate geografiche dell’area di progetto e in funzione della vita nominale dell’opera. Un valore di pericolosità di base, dunque, definito per ogni punto del territorio nazionale, di 5 km di lato, indipendentemente dai confini amministrativi comunali. Così non si progetta più con i quattro valori della precedente normativa, ma secondo valore specifico per ogni area del territorio.
La classificazione sismica (zona sismica di appartenenza del comune) rimane utile solo per la gestione della pianificazione e per il controllo del territorio da parte degli enti.
Sulla base dei calcoli sull’accelerazione, le province maggiormente interessate dall’anomalia amministrativa sono quelle di Imperia e La Spezia.

La Spezia e Imperia, l’elenco dei Comuni

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Sono stati attribuiti impropriamente ad alcuni Comuni gli obblighi amministrativi della zona 2.
Nello spezzino l’anomalia comprende Arcola, Bolano, Brugnato, Calice al Cornoviglio, Castelnuovo Magra, Ortonovo, Rocchetta Vara, Santo Stefano Di Magra, Sarzana, Vezzano Ligure e Zignago. Nell’imperiese per esempio alcuni Comuni tra loro confinanti e facenti parte dello stesso territorio come Badalucco, Montalto Ligure, Molini di Triora, Triora, che partendo dal mare costituiscono la Valle Argentina, presentano delle accelerazioni pressoché identiche, sono categorizzati in zona 3S, ma solo due (Badalucco e Montalto Ligure) sono soggetti ad esame preventivo.
Ancora: Imperia, Chiusavecchia, Chiusanico, Pontedassio e Pieve di Teco, che si susseguono lungo la Valle Impero, hanno accelerazioni simili, ma vengono suddivise tra zona 3S e zona 3 (Pieve di Teco) e solo perImperia si richiede l’autorizzazione sismica preventiva (si noti che fra quelli citati è il Comune con ag minore).

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Nella tabella qui accanto, in azzurro i Comuni in cui per ristrutturazioni o costruzioni viene imposta la richiesta di un’autorizzazione sismica che secondo la mappatura Ingv 2009 nazionale non è necessaria. In rosso quelli in cui invece secondo la Regione non bisogna far approvare la documentazione sismica e invece la normativa nazionale la impone.
«Dopo lo studio di consulenza sulle faglie – auspica Caruana – ci attendiamo una rivisitazione delle classificazioni, anche perché da Roma era arrivato l’input di abolire la 3s».
In ballo c’era anche una questione più tecnica: la definizione dei cosiddetti interventi minori che possono essere o meno assoggettati a un’autorizzazione sismica e anche in questo caso la Regione ha mostrato apertura: «Già a marzo – spiega Caruana – abbiamo partecipato a una riunione tecnica indetta da Adriano Musitelli, direttore del dipartimento Territorio e presto ci sarà una delibera di giunta regionale che dovrebbe fare chiarezza».

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