Flessibilità, attitudine a individuare le opportunità di lavoro ma soprattutto a crearle, cercando di capire che cosa chiede il mercato e che cosa si è in grado di offrire. E poi, naturalmente, conoscenza dell’inglese, dell’informatica, dei fondamentali economico-finanziari. Sono gli attrezzi che un giovane, oggi, deve portare nella propria cassetta per forzare le porte del mondo del lavoro. Mondo tanto desiderato ma, per molti, misterioso e ostile. E incompreso.

I consigli vengono da una persona che il mondo del lavoro ligure, e non soltanto ligure, lo conosce a fondo da una quarantina d’anni. Aldo Cinco, classe 1950, è entrato in Praxi subito dopo l’università. La società, tra le aziende italiane leader nel campo della consulenza organizzativa, si articola in quattro divisioni, Organizzazione, Informatica, Valutazione e Perizie, Risorse Umane. Cinco si è occupato di risorse umane, iniziando da impiegato fino a diventare coordinatore nazionale della divisione e responsabile della sede Praxi di Genova.

Aldo Cinco
Aldo Cinco

Collaborando ai principali progetti di sviluppo della Liguria, Cinco ha vissuto la profonda trasformazione della fisionomia economica della regione, ha visto da vicino il “tramonto degli dei”, cioè il declino della presenza della grande industria pubblica, il cambio delle strategie di business con conseguente riposizionamento sui mercati anche internazionali di imprese liguri, l’acquisizione di realtà imprenditoriali storiche da parte di gruppi internazionali, le fusioni, le delocalizzazioni, la digitalizzazione e la fioritura di piccole e medie imprese hi tech, la terziarizzazione, il passaggio dal manifatturiero ai servizi. Oggi è consulente in Praxi e al tradizionale ruolo di “cacciatore di teste” ha affiancato, prevalentemente come libero professionista, quello di “consulente di carriera”.

«In questa fase della vita – spiega – sento il bisogno di mettere al servizio delle persone quanto ho imparato sul campo lavorando per le imprese. Del resto il filo rosso del mio percorso professionale è proprio l’interesse per la persona. Aiuto dirigenti che a causa di fusioni, semplificazioni, mutamenti ai vertici, cercano nuova collocazione».

E a chi è in cerca della prima occupazione che consigli si possono dare? Quali indirizzi di studio sono da raccomandare?

«Meglio non parlare di indirizzi di studi, facoltà, ecc… Il mondo sta cambiando troppo velocemente per dare consigli del genere oggi a chi si affaccerà sul mercato del lavoro tra sei, sette anni. Quando ero ragazzo, uno studente del liceo poteva, che so, decidere di iscriversi a Medicina, con la ragionevole certezza di esercitare un domani una professione socialmente apprezzata e ben retribuita. Oggi può succedere che un giovane si laurea in Medicina, sceglie una specializzazione promettente e quando ha terminato gli studi scopre che se vuole lavorare nel campo in cui si è specializzato deve andare in Germania. Questo, naturalmente, vale in tanti altri ambiti».

Che fare, allora? «Un ragazzo cerchi pure di capire quali discipline promettono un futuro e si confanno alle sue attitudini. Ma soprattutto deve essere pronto ad adattarsi alle richieste del mercato, acquisire la mentalità adatta alle dinamiche in corso. Per prima cosa deve capire se può trovare gratificazione anche in un lavoro non dipendente. Vale a dire, se è disposto non solo a cercare le opportunità di lavoro ma a crearle. Senza questa disponibilità molte porte rimangono chiuse. Bisogna formarsi una cultura del rischio e diventare imprenditori di se stessi. Il lavoro, in larga misura, oggi non è più solo dipendente e non è solo nel manifatturiero».

«Poi, la disponibilità è essenziale ma non basta. Se affrontiamo il mercato dobbiamo intuire che cosa vuole. Dobbiamo capire il mondo. Se facciamo un giro nel centro storico vediamo, purtroppo, molte saracinesche abbassate. Negozi e botteghe artigiane che hanno chiuso. Ma scopriamo anche nuove attività che prima non esistevano, yogurterie, hamburgherie, cover store, cioè esercizi che vendono soltanto custodie per telefonini, negozi dove trovi le sigarette elettroniche, centri nail art per decorare le unghie, e altro. C’è chi ha capito, chi ha intravisto un segmento del mercato, in quel segmento ha investito e ha avuto successo. In poche parole, bisogna non solo diventare imprenditori di se stessi ma anche il proprio ufficio marketing. Gli attrezzi di base per aprire le porte del mercato del lavoro sono questi. E, naturalmente, sono necessari non soltanto ai giovani ma anche a chi, più avanti negli anni,  il lavoro ce l’ha già e intende progredire nella carriera oppure a chi vuole o deve cambiare occupazione. Bisogna anche aggiungere la disponibilità a trasferirsi, il lavoro va individuato dove si trova, la conoscenza delle lingue straniere, almeno dell’inglese, e dell’informatica. Chi cerca lavoro, chi si propone al mondo deve sapere comunicare. Quindi, deve utilizzare i social media, avere un sito o un blog. Infine – conclude Cinco – per intraprendere un’attività bisogna possedere almeno le nozioni fondamentali in materia economica, finanziaria, fiscale, sapere impostare un piano finanziario. Ci si può rivolgere a consulenti ma bisogna essere in grado di dialogare con loro».

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