Non è un prodotto e non è un software ma un nuovo processo di lavoro che richiede una nuova mentalità in chi progetta e costruisce edifici. È Bim, Building information modeling. Prescritto dall’Ue per le gare pubbliche, Bim in Italia è ancora poco conosciuto e applicato. Ha però trovato un habitat propizio alla sua crescita nello studio Archimede di Genova, di cui è titolare Donatella Mascia, ingegnere, docente di Costruzioni navali a Ingegneria e figlia di uno dei principali progettisti della sopraelevata genovese, l’ingegnere Luciano Mascia.

Erede della carica innovativa dell’ingegner Luciano, lo studio Archimede nel Bim ha creduto da subito, ha acquisito esperienza nel suo utilizzo e ora lo applica per l’ospedale Galliera, per il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e per la Regione Liguria. E per diffondere la conoscenza di questa nuova tecnologia ha ingaggiato tre giovani, Giorgia Passalacqua, Silvia Piombo e Luca Oddi. Tre giovani con buone prospettive di lavoro, nello studio Archimede o sul mercato, perché Bim è il futuro, per quanto in Italia ancora agli albori.

«Il 18 aprile 2014 – ricorda Michele Troilo, già docente a Ingegneria e direttore tecnico dello studio – l’Ue ha emesso una direttiva che prevede l’introduzione del Bim negli appalti. In Italia la norma è stata recepita due anni dopo, quando stavano per scadere i termini prescritti, il 18 aprile 2016, e in modo vago. La nostra versione non contiene vocaboli in grado di evocare con chiarezza l’acronimo, anche se una lettura sostanziale indica l’identità di contenuto. Il risultato è stato il caos nelle gare e quindi un crollo verticale degli appalti pubblici. Ma al Bim dovremo arrivare anche noi, lo raccomanda una norma Ue e, tra l’altro, non utilizzarlo ci tagliafuori dalle gare europee».

Questa nuova tecnologia può essere definita come un processo integrato che si basa su dati e informazioni condivise e coordinate, dalla progettazione dell’edificio alla sua realizzazione, fino alla sua ristrutturazione, manutenzione e gestione. E alla demolizione. Bim permette un realizzazione integrata della commessa prima impossibile. Richiede un certo lavoro preliminare ma poi consente di comunicare tra colleghi e partner, messi in grado di produrre e utilizzare dati interoperabili. Già dalle prime fasi, per gli oggetti progettati, come muri, porte, finestre, sono presenti tutte quelle informazioni che serviranno anche in seguito per gestire il progetto.

Soprattutto Bim richiede una mentalità, un modo di lavorare diverso, collaborativo che coinvolge tutti coloro che lavorano al progetto. «In effetti – commenta Troilo – è proprio la mentalità che deve cambiare, tanto in chi lavora negli enti pubblici quanto tra imprenditori, ingegneri, architetti, progettisti. Ma non soltanto per l’avvento del Bim, e non soltanto nell’edilizia. Stiamo vivendo un momento magico, di transizione violenta, di “disruption”. Una fase che premia intelligenza e capacità di adeguarsi. Chi non non si adatta resta tagliato fuori».

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