«Abbiamo ottimi rapporti con Regione e Comune, ma il marketing territoriale che si fa in Liguria è ancora troppo rivolto al turismo e poco al “fare impresa”. Giusto attrarre turisti, ma dobbiamo lavorare per attrarre anche investimenti industriali». È quanto afferma Enrico Botte, presidente dei Giovani imprenditori di Confindustria Genova, durante il convegno #Liguria2021 che si è svolto oggi a Palazzo della Borsa, a Genova. Una mattinata per fare il punto sulla digitalizzazione delle imprese liguri, volano per il loro sviluppo ma anche sfida nel processo di trasformazione, e su quello che la regione può offrire in termini di investimenti sul territorio.

Presenti all’incontro organizzato da Regione Liguria, Liguria Digitale, Confindustria Genova e Camera di commercio di Genova, alcuni tra i principali esponenti dell’impresa ligure, media e piccola, ma anche di grandi realtà tecnologiche e industriali, provenienti anche da fuori regione.

Un punto che ha messo d’accordo tutti i relatori delle tavole rotonde, la necessità di scelte e strategie condivise da parte dell’insieme degli attori coinvolti, pubblici e privati, in modo da proporre agli investitori una pacchetto concreto che dimostri effettivamente quanto la Liguria possa essere attrattiva. Argomento sottolineato in particolare dal presidente di Confindustria Genova, Giuseppe Zampini.

Nonostante la Liguria negli ultimi anni abbia investito poco sull’It, c’è chi ha comunque capito che in questa regione c’è del potenziale: «La Liguria dimostra di avere un grande potenziale in termini di information technology – commenta Agostino Santoni, presidente Assinform, l’associazione italiana per l’It, aderente a Confindustria, e amministratore delegato di Cisco Italia – E, dall’altra parte, le aziende di Assinform sono sicuramente interessate a fare business in questa regione. Una regione che, attraverso Liguria Digitale, è stata la prima a venire da noi e presentarci un percorso di trasformazione digitale che includesse anche la nostra realtà. Noi diamo la piena disponibilità, ma non lasciateci in panchina: burocrazie, appalti, lungaggini sono quelle cose che ammazzano l’evoluzione dell’information technology».

Le piccole e medie imprese che fanno della tecnologia il proprio business sono oltre 500 nel territorio genovese. Ma secondo Mario Orlando, presidente di Dixet, il loro sviluppo è inevitabilmente legato alla presenza delle grandi realtà industriali, dalla cui esperienza spesso nascono nuove startup: «Se vogliamo che le Pmi rimangano sul territorio e crescano, attirando nuovi investimenti, occorre che prima di tutto gli stakeholder puntino a mantenere le grandi imprese sul territorio, perché queste sono il volano delle pmi. Anni fa c’era una forte volontà politica di rimanere a Genova. Ora invece bisogna spiegare agli azionisti di maggioranza l’importanza di non licenziare personale e mantenere la sede sul territorio».

Ma cosa può effettivamente interessare agli investitori tanto da convincerli a scommettere su Genova e la Liguria? Alcuni di quelli presenti al convegno hanno le idee chiare. Per Alessandro Giglio, ceo di Giglio Group, network televisivo internazionale, «la vera sfida è quella di trasformare le piccole imprese, anche quelle artigiane, in vere e proprie aziende globali, attraverso la trasformazione digitale». Per il Gruppo Giglio «un territorio è attrattivo se le imprese sono “online”», spiega.

Altri investitori punterebbero invece sulla logistica: «Il sistema che stiamo sviluppando potrebbe trovare proprio a Genova il primo territorio da cui partire – descrive Claudio Bassoli, vicepresidente di Hewlett-Packard Italiana – Si tratta di un sistema che ha l’obiettivo di digitalizzare porti, interporti e ferrovie, per diminuire così il periodo che intercorre tra quando le merci entrano in città a quando arrivano al consumatore finale. Questo lasso di tempo, attualmente, è di circa 18 giorni. Noi vorremmo portarlo a tre. Si tratta di un sistema che ha un’ingente capacità di investimento, circa 60 milioni di euro complessivi».

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