«Il caso Iplom può ripetersi ovunque, anche direttamente in mare, è un campanello di allarme che ci avverte che incidenti simili possono succedere in qualunque momento in tutta l’Italia: il Paese è pieno di impianti vecchi e, proprio mentre l’indagine giudiziaria si sta svolgendo a Genova, viene da chiedersi quanti controlli siano in corso per verificare le condizioni degli impianti a rischio in altre località». È quanto si legge in A&B web Edition, il giornale della Federazione degli Ordini degli Ingegneri della Liguria.

«Gli ingegneri – si legge in A&B – colgono l’occasione per ribadire ancora una volta che bisogna cambiare innanzitutto mentalità e favorire l’approccio ingegneristico prestazionale (legato alla professionalità dei progettisti che si assumono la responsabilità di ottenere il risultato anche colmando eventuali vuoti normativi) rispetto all’approccio meramente prescrittivo (che si limita alla mera osservanza delle norme per “essere apposto” e salvare sé stessi dalle responsabilità più che salvaguardare la vita e l’ambiente). Il tutto avendo la consapevolezza che, comunque, il “rischio zero” non esiste e nulla può essere “messo in sicurezza” in termini assoluti».

Secondo gli ingegneri «è bene che le procedure e le norme che riguardano la sicurezza di questi impianti vengano concordate con enti locali e cittadini, ipotizzando scenari di incidente (e/o guasto) realistici e attendibili, una volta definita la soglia di rischio definita come accettabile. Occorre stabilire la vita massima di tutti gli elementi edilizi e impiantistici rilevanti nella valutazione dei rischi e imprimerla con chiarezza: questo renderebbe più facili i controlli e non solo. I 640 mila professionisti iscritti agli Ordini tecnici in Italia, che partecipano ex lege alle attività di protezione civile, diventino “sentinelle” dei luoghi in cui operano, segnalando tempestivamente ai gestori degli impianti e, all’occorrenza, alle autorità preposte, tutte le eventuali anomalie in cui si imbattono operando sul territorio».

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