Da sempre mercato di sbocco per le imprese italiane e liguri, il Nord Africa e il Medio Oriente stanno attraversando problemi di instabilità politica e un’escalation di terrorismo. L’attenzione però va tenuta alta, perché le potenzialità di sviluppo sono molte. Proprio per questo l’Istituto di Economia Internazionale della Camera di Commercio di Genova (la cui rivista ora è anche online) ha organizzato un convegno per analizzare la situazione a tutto tondo: “Mediterraneo: dal Nordafrica al Medio Oriente – Influenze politiche ed economiche”.

Tra gli ospiti anche esponenti accademici di rilievo nazionale e internazionale, che hanno anche analizzato i problemi provocati dal sedicente stato islamico, sfatando qualche convinzione e andando alle radici della questione.

«La crisi nel Mediterraneo ha reso molto difficile per le imprese genovesi operare in mercati che sono il loro sbocco naturale – dice Massimo Giacchetta, vicepresidente della Camera di Commercio – per esempio un trasportatore ha avuto a lungo 200 semirimorchi bloccati in Libia, ma non poter comunicare con i nostri dirimpettai può essere drammatico per le nostre pmi. Non bisogna pensare solo al settore energetico, ma alla ricostruzione di alcuni Paesi a 360 gradi. Occorre trovare una soluzione politica per ritrovare la stabilità, mentre noi dobbiamo anche pensare a come supportare le imprese una volta che i problemi saranno risolti».

«Il Medio Oriente – spiega Fawaz A. Gerges, professore di Politiche del Medio Oriente e relazioni Internazionali alla London School of Economics – è un’area geografica ricca di risorse naturali in cui vivono 300 milioni di persone che, invece di essere una delle più floride del mondo, è oggi un vero e proprio fallimento dello sviluppo. L’Is non ha fatto altro che riempire il vuoto politico, istituzionale ed economico che si è creato a causa del processo di “crisi organica” in atto da anni. La soluzione non potrà che venire da una paziente, e necessariamente lunga, ricostruzione della base produttiva, con la creazione di 10 milioni di posti di lavoro. Per questa ricostruzione non occorrono soldi, occorre leadership».

Andrea Plebani, ricercatore all’Ispi (Istituto Studi di Politica Internazionale) e docente dell’Università Cattolica Sacro Cuore, sottolinea che «l’obiettivo dell’Is non è l’Europa, ma il Medio Oriente, e il suo motto è “rimanere ed espandersi”. L’espansione si è verificata dopo che gli Stati Uniti hanno abbandonato l’Iraq, la zona non era stabile e il sedicente Stato islamico ne ha approfittato. Quello che spesso non si capisce è che, spesso è presentato come un moloch indistruttibile, in realtà ha molteplici debolezze che si possono sfruttare».

Pejman Abdolmohammadi, dell’Università di Genova e ora anche visiting researcher alla London School of Economics, ha presentato le nuove prospettive politiche ed economiche che si aprono con la riapertura all’Iran: «Si tratta di una “democrazia controllata” in cui i pasdaran controllano il 60-70% dell’economia e sono indispensabili per avviare relazioni economiche internazionali. Una volta compreso questo vincolo, per le nostre imprese si aprono enormi opportunità perché l’Italia è fra i favoriti nello scacchiere internazionale».

Liguria Business Journal ha dedicato al tema del rischio in Nord Africa, un articolo proprio recentemente, di cui riproponiamo qui il link.

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