Pesto classico e pesto rosso, salsa di noci e di nocciole, e ancora funghi secchi e sottoli. A Santa Margherita Ligure, nonostante la crisi abbia lasciato ancora forti strascichi di instabilità per il futuro dell’azienda, l’azienda alimentare Perla continua a lavorare con tenacia, resistendo alle difficoltà economiche e a chi li voleva portare via dalla storica sede.

Fondata nel 1981 dalla famiglia Benazzi, di recente Perla non ha di certo vissuto i suoi anni migliori: la crisi li ha costretti a ridurre il personale, passato dalle 18 alle 15 persone, e le ore di lavoro (da otto a sei). Il fatturato, che solitamente si aggira o supera i 2 milioni di euro, ha chiuso nel 2015 a 1,9 milioni. Ma dalle parole di Laura Benazzi, export manager, trapela la voglia di resistere, ma soprattutto di crescere e di rinnovarsi: «Produciamo duemila chili di pesto al giorno, il nostro core business che sviluppiamo in diverse varianti. Nel 2005 abbiamo creato la versione biologica, che ora stiamo migliorando anche con un nuovo packaging, e crediamo molto nel nostro pesto Portofino, a lunga conservazione ma non pastorizzato. Quest’anno inoltre stiamo lavorando anche su una nuova versione vegana, per acquisire nuove fette di un mercato che ha sempre più richieste».

La qualità è la prima caratteristica che deve possedere la materia prima: «Per il nostro pesto utilizziamo solo basilico genovese Dop, olio extravergine ligure e pinoli italiani – spiega Benazzi – ma anche per le altre salse e per i sottoli utilizziamo ingredienti italiani, mentre i funghi porcini secchi sono europei». E poi ancora pomodori secchi, peperoncini, verdure grigliate, olive, capperi, olio. La lavorazione avviene nello stabilimento di Santa Margherita Ligure, un’area di duemila metri quadrati.

Il mercato interno rappresenta la stragrande maggioranza del business dell’azienda, ma è anche quello che ha sofferto maggiormente. «Il dettaglio ha registrato i cali più forti – commenta Benazzi – soprattutto perché con la crisi molti negozi hanno chiuso. Regge bene invece la gdo, attraverso cui vendiamo i nostri prodotti in tutta Italia». Al contrario, nonostante le esportazioni pesino per circa il 20% sui ricavi aziendali, i Paesi stranieri sono quelli con cui Perla lavora con più “vivacità”: «All’estero il prodotto made in Italy è sempre apprezzato e molto richiesto – racconta – e non ci sono problemi nel rispettare i termini di pagamento, come invece purtroppo avviene in Italia. Cerchiamo di crescere ancora su questi mercati e di monitorare quelli più interessanti per il nostro business, quattro su tutti: Giappone, Arabia Saudita, Australia e Canada».

Non a caso Perla sarà lo stand numero 8 al padiglione 8 di Cibus, il salone internazionale dell’alimentazione che si svolgerà a Parma dal 8 al 12 maggio: «Da oltre 25 anni questo è un evento fondamentale per noi, non solo per farci conoscere meglio all’estero e per sviluppare nuovi legami commerciali con importatori stranieri – commenta l’export manager – ma anche per avviare relazioni con i grossisti e i ristoratori italiani e conoscere clienti già acquisiti». Insomma, public relations, oltre al business.

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